Auguri Lars Von Trier, il regista danese compie 60 anni

Cinema
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È uno dei registi più influenti della nostra epoca. Ecco 5 aneddoti che mettono in luce la sua geniale follia

Schermata 04-2457509 alle 14.25.49Forte di una filmografia controversa e disturbante, ma inattaccabile, Lars Von Trier compie oggi 60 anni. Amato oppure odiato visceralmente, guardato storto dall’establishment ma indiscutibilmente accettato come uno dei registi più importanti della nostra epoca, il genio danese non è sicuramente un artista conciliante.
Talmente incoerente da imporre un decalogo di regole stilistiche, sulle quale fondare un intero movimento cinematografico (il Dogma 95), per poi violarlo dopo appena un film; sprezzante al punto tale da rilasciare dichiarazioni controverse sul nazismo e la misoginia; autoproclamatosi il miglior film maker vivente in spregio ai propri colleghi: Von Trier è abituato a scandalizzare. Ma il versante meramente scandalistico è solo un corollario del più grande e autentico scandalo che il regista riesce a mettere magistralmente in scena: quello della condizione umana. Erede, in questo, di uno dei suoi connazionali più grandi di sempre, quel Soren Kierkegaard che sullo scandalo e il paradosso della condizione umana, in relazione alla fede, ha costruito la prima filosofia esistenzialista. E i personaggi di Von Trier sono costantemente imbrigliati in paradossi: nell’impossibilità di trovare criteri universali sui quali fondare le proprie scelte, nell’indecidibilità della morale (Dogville), nel costante scacco della dimensione del sacro (Antichrist) che in un certo senso è il convitato di pietra di molti suoi film. Alcune delle sue pellicole migliori riescono addirittura a tenere insieme tutte queste tematiche, con uno sguardo che spesso le indaga tramite geniali metalinguaggi: come nel caso de Il Grande Capo o Epidemic.
Nato da genitori che lo hanno cresciuto senza regole, e venuto a sapere sul letto di morte della madre di non aver mai conosciuto il suo vero padre, probabilmente la psiche del regista ha reagito radicalizzando alcune psicosi latenti: famose sono la sua ipocondria, l’atavico rifiuto di volare in aeroplano e i baratri di depressioni conditi da una vecchia dipendenza da alcol e droghe. Ma oltre a queste sue “manie” molto conosciute, ci sono degli aneddoti meno noti ma altrettanto rivelatori dell’indole del genio danese. Eccone cinque:

1) Lars è cresciuto tra campi nudisti e ha fondato la prima casa di produzione per film hard dedicata alle donne


Dopo parecchie estati passate nei campi nudisti con i suoi genitori (probabilmente una prassi abbastanza usuale nelle famiglie danesi di fine anni ’70), Lars ha fondato una casa cinematografica, Zentropa (pensata per diffondere il verbo del Dogma95), che ha preso parte alla produzione di una serie di film porno pensati esclusivamente per il pubblico femminile.

2)Dogville è uno dei film preferiti di Anders Brevik


Sulla sua pagina Facebook Anders Breivik, il pluriassassino norvegese, ha incluso Dogville nella classifica dei suoi film preferiti: “In effetti il massacro di Brevik sembra l’esatta replica di una scena del mio film – ha dichiarato Von Trier. – chiaramente se avessi saputo che la mia pellicola avrebbe causato 76 vittime non avrei mai girato il film”.

3) È un cavaliere     

Per l’esattezza cavaliere di Danimarca, titolo conferitogli nel gennaio del 1997. Inoltre, a dispetto della sua nomea, ha vinto nel 2004, al festival di Berlino, il premio dell’UNICEF’ “Cinema for Peace Award’. Il riconoscimento gli è stato assegnato con la motivazione che quasi tutti i suoi film trattano temi inerenti alla misericordia e all’etica.                                                                        

4) Von Trier non guarda film


“Da quando ho iniziato a farne non riesco più a guardare quelli degli altri: la cosa peggiore che mi possa capitare è che mi piacciano” ha dichiarato il regista. Ma questa regola ha subìto un’eccezione: “Ho visto Matrix. Un film eccezionale ma non è una cosa che potrei fare io: non so girare scene in slow motion” ha chiosato Von Trier al riguardo (dicendo una mezza verità , perché i suoi film non sono immuni da scene al rallenty)

5) Bjork stava impazzendo per colpa sua


Non è un mistero che all’epoca di Dancer in the Dark, il confronto tra Von Trier e la protagonista della pellicola, la cantante Bjork, fu molto duro. La musicista dichiarò che il regista era misogino e nutriva una recondita invidia nei confronti del genere femminile; quello che forse in pochi sanno è che la faida tra i due fu talmente aspra da portare Bjork quasi sull’orlo della follia. Si racconta che, come atto di protesta verso il suo tirannico mentore, un giorno l’islandese tagliuzzò con delle forbici un abito di scena che avrebbe dovuto indossare, per poi ingoiarne dei brandelli…

 

 

 

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