Auguri Buddy Holly, il ragazzo della porta accanto che inventò il rock’n’roll

Musica
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Nato il 7 settembre del 1936, in meno di 4 anni, dal 1956 al 1959, rivoluzionò suono ed estetica del rock’n’roll. Che grazie a lui diventò un genere “maturo”

80 anni fa nasceva Buddy Holly. Visse solo 22 anni, ma seppe espandere il lessico del rock’n’roll fino a dargli la sua forma definitiva, quella che costituirà l’ossatura sonora dell’intero genere per i successivi 60 anni. A fine anni ’50, influenzato da Elivis Presley, di cui porta alle estreme conseguenze tutti i presupposti formali, Buddy Holly fonde folk, blues, gospel e rockabilly, mischiandoli a un impeto vitalistico tipicamente adolescenziale: da ribellione primordiale, il rock’n’roll comincia a diventare il linguaggio più adatto ed esprimere le istanze universali del “giovane”, parola che inquadra allo stesso tempo una categoria ontologica e una commerciale. Paradossalmente, nel momento della sua massima esplosione il rock comincia la sua marcia verso la “canonizzazione”, diventando progressivamente un canale fertile attraverso il quale far confluire il flusso dei desideri giovanili verso un sistema di bisogni e attitudini spesso creati ad hoc: una sorta di inconsapevole e redditizio “ostaggio” della mentalità capitalista.

Tra gli innumerevoli meriti di Buddy Holly c’è quello di aver codificato un certo vocalismo bianco che tende all’onomatopea, e che diventerà marchio di fabbrica negli anni a venire; così come l’aver dato la stura al classico assetto 2 chitarre, basso, batteria, che contraddistinguerà il rock di ogni tempo. Ma anche il concetto di autorialità – il musicista scriveva da solo i suoi brani – e quello di band intesa come organismo che eccede il singolo, sono portati culturali che derivano dall’esperienza del rocker statunitense. Buddy Holly, conosciuto dai più con il suo nome d’arte (quello vero era Charles Hardin Holly) fu soprattutto il leader di un gruppo, i Crickets, e di fatto condusse due vere e proprie carriere parallele: quella da frontman di un ‘ensambe’ e quella da solista, per assecondare le convenzioni dell’industria discografica dell’epoca improntante sull’individuo singolo.

Oltre agli aspetti artistici, anche il lato estetico di Buddy Holly sancì una definitiva rottura con la tradizione. Lontano anni luce dall’immagine selvaggia e sensuale di altri rocker (basti pensare a Elvis), il look di Holly, con la sua aria mesta da individuo della porta accanto, gli occhiali dalla montatura vistosa (fu il primo bianco con gli occhiali del rock) e l’aria da bravo ragazzo, rimanda a una sorta di antidivo antelitteram. Celebrato più volte dalla cultura Nerd anni 80, i suoi testi, che tratteggiano il mondo dell’adolescente con tinte di gentile introspezione e sotterraneo ottimismo, rappresentano il definitivo emergere di una sorta di visione individualistica e autoriferita della realtà, sancendo l’innegabile cifra di contemporaneità che ne informa l’essenza. Anche per questo fu eletto a nume tutelare da molti artisti a seguire, dai Beatles ai Rolling Stones; da Bob Dylan a Bruce Springsteen; e non ultimo Elvis Costello: il quale, anche fisicamente, ne incarna una moderna evoluzione.

La sua prematura scomparsa, avvenuta il 3 febbraio del 1959 a causa di un incidente aereo nel quale persero la vita anche Ritchie Valens e The Big Bopper, non impedì alla sua casa discografica, la Coral Records, di sfornare album a nome del cantante per i dieci anni successivi. Grazie al recupero di registrazioni casalinghe e provini fatti in casa, alcuni brani vennero lavorati e completati attraverso delle sovraincisioni, alimentando il mercato discografico che ruotava intorno all’artista; suo malgrado, anche sotto l’aspetto del lucro dell’industria discografica sulla morte prematura delle rockstar, Buddy Holly fu un indiscusso pioniere.

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