Attenti alla disinformazione: ecco cinque ragioni per vaccinare i bambini

Scienza
Controversy over childhood vaccines may make it too easy to embrace what appear to be new vaccine benefits.

L’Oms ha lanciato l’allarme nel nostro paese: scende sotto il 95% il numero dei bambini vaccinati

Lo abbiamo visto per le scie chimiche, gli alimenti e i conservanti nei prodotti cosmetici: le teorie complottiste stanno invadendo i social network. Una notizia, diffusa di solito da siti poco credibili, viene condivisa spesso senza approfondire il tema e verificarne la veridicità. E in un attimo, una bufala si trasforma in verità e si diffonde come un’epidemia. Ora, se anche il tema dei vaccini diventa tema da social network, il danno può essere veramente grave.

La teoria del medico inglese, Andrew Jeremy Wakefield, secondo la quale il vaccino trivalente (quello contro morbillo, parotite e rosolia) poteva causare l’autismo nei bambini è del 1998, circola ancora oggi in Italia e nonostante lo studio sia stato smentito dalla comunità scientifica e il medico espulso dall’ordine dei medici inglese, c’è ancora qualche sito internet che cavalca questa teoria per diffondere la bufala, puntando sulle paure dei genitori e sulla disinformazione in materia, per fare più clic e quindi soldi. Ironico come anche nel caso di Wakefield sia stato il denaro a indurre il medico a condurre la ricerca in modo irregolare, anche modificando dei dati, per provare la sua teoria: un’inchiesta giornalistica, infatti, ha poi provato che il medico inglese era stato pagato da un avvocato che portava avanti delle cause contro le ditte farmaceutiche e aveva bisogno di uno studio scientifico sul legame tra vaccini e autismo. La truffa gli costò l’espulsione dall’ordine dei medici.

In Italia la teoria sembra essere tornata in auge negli ultimi anni, diffusa soprattutto su Internet da siti non scientifici.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato l’allarme. In Italia, rileva l’Oms, la percentuale dei bambini vaccinati continua a scendere e per la prima volta arriva sotto il 95%, cioè sotto il valore minimo indicato nel piano di prevenzione. L’organizzazione ha bacchettato il nostro paese che, quasi venti anni dopo l’uscita dell’articolo di Wakefield e della smentita da parte della scienza, continua evidentemente ad abbracciare la teoria, addirittura con casi arrivati in tribunale, tutti terminati con una sentenza chiara: non esiste alcuna prova scientifica del legame tra autismo e vaccino trivalente.

C’è chi ha portato teorie simili anche in Parlamento: la deputata M5S Emanuela Corda, in una proposta di legge sui vaccini per il personale della pubblica amministrazione presentata nel febbraio 2014, fa riferimento a “recenti studi” (non citati nel testo dalla parlamentare) che proverebbero “collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie”. Nessuna prova della comunità scientifica, nessuno studio citato, dunque un allarme generico. Un’abitudine, quella di affrontare i temi legati alla salute e in particolare ai vaccini senza portare alcuna evidenza scientifica, che è grave quanto lo studio di Wakefield.

Il primo problema è la diffusione della paura; secondo quanto rilevato di recente dall’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, il 33% dei genitori ritiene che i vaccini siano più pericolosi delle malattie che prevengono.

E senza soffermarci ad analizzare le spese che la cittadinanza sarebbe costretta ad affrontare nel caso di un’epidemia di morbillo o rosolia, provocata dalla mancata vaccinazione dei bambini, la scelta dei genitori di non vaccinare il proprio figlio può mettere a rischio non solo il singolo bambino.

Perché vaccinare il proprio figlio?

– Perché anche se una malattia è considerata ormai debellata, può comunque tornare a diffondersi;

– perché la mancata vaccinazione non riguarda soltanto il singolo bambino ma produce effetti su tutta la comunità;

– perché ci sono dei soggetti più a rischio degli altri: i neonati che non sono ancora stati vaccinati e le persone con deficit del sistema immunitario a causa di altre patologie o di terapie concomitanti;

– perché i bambini non vaccinati possono prendere le malattie da persone che sul momento non manifestano sintomi;

– perché una malattia, ad esempio il morbillo, si può manifestare anche in forma grave tanto da richiedere il ricovero.

 

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