Attentato a Roma? Il messaggio su WhatsApp è una bufala da fermare

Terrorismo
Il logo di WhatsApp, Roma, 18 marzo 2013. ANSA/WEB ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Ecco l’audio del falso avvertimento diventato virale, in cui una madre avverte la figlia: “L’Isis vuole colpire i giovani”. La polizia: solo complottismo. E Renzi apre la caccia ai colpevoli”

L’avvertimento è stato rilanciato stamattina da Matteo Renzi: “In queste ore – ha spiegato il presidente del consiglio in conferenza stampa – gira un messaggio vocale su WhatsApp di una madre allarmata che parla alla figlia e le dice di stare attenta perché la situazione è peggiore di quella che le istituzioni fanno conoscere. Ho chiesto agli inquirenti di capire chi e come ha diffuso questo messaggio. Per me è procurato allarme”.

A cosa si riferisce il premier? Si tratta di un messaggio vocale che sta rimbalzando da giovedì di telefonino in telefonino attraverso uno dei servizi di messaggistica istantanea più utilizzati. Nell’audio (ascoltalo qui) si sente una donna che avverte la propria figlia del pericolo di un attentato imminente a Roma, spiegando che a riferirglielo sarebbe stata “la mamma di Anastasia, che lavora al ministero dell’Interno”. In particolare, nel mirino dell’Isis secondo queste false informazioni sarebbero i giovani e i luoghi della movida, con il finto invito rivolto alla figlia di tenersi lontana dal centro.

 

A smentire l’autenticità di quelle formazioni è stata la stessa Polizia di Stato, attraverso i propri account Una vita da social e Agente Lisa: “L’idea per cui una persona che genericamente ‘lavora al ministero’ possa essere a conoscenza di informazioni riservate e potenzialmente pericolose e che possa decidere di diffonderle a tappeto usando WhatsApp è piuttosto ingenua: e in generale fa riferimento a un certo tipo di pensiero complottista molto diffuso online“. È evidente che “ci sono consistenti ragioni per stare attenti” ma ovviamente “questo messaggio di WhatsApp non si può considerare tra queste”.

Renzi ha provato a dare visibilità a questa smentita delle forze dell’ordine, che avevano avuto finora scarsa eco sui media, non riuscendo così a fermare la diffusione virale del messaggio audio. “Se vi capita di ricevere questo messaggio audio, cancellatelo – avverte la polizia – bisogna stare attenti, sì ma senza vivere nel terrore”. Anche perché quello di procurato allarme è un reato perseguito dalla legge e la polizia postale è già al lavoro per capire come sia nata questa bufala e punire i responsabili.

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