Atlas: manca poco al debutto dei robot nella nostra società

Tecnologia
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Spopolano sul web le immagini del nuovo androide della Boston Dynamics, società legata a Google. E l’opinione pubblica si prepara all’avvento dei robot

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L’ultimo prototipo del robot Atlas, la cui prima versione fu presentata l’11 luglio 2013 dalla Boston Dynamics

Quelli che fino a poco tempo fa apparivano come scenari squisitamente letterari o cinematografici sembrano improvvisamente materializzarsi. Un futuro dominato da robot umanoidi non è più una prospettiva legata esclusivamente alla fantascienza, ma un approdo molto più reale di quello che si possa immaginare. O almeno questo vogliono lasciarci intendere gli ingegneri della Boston Dynamics, società di proprietà di Google specializzata nella robotica.

La loro ultima creatura, Atlas, è un androide che si destreggia agevolmente in ogni tipo di situazione, cammina su qualsiasi superficie, apre le porte, sposta gli oggetti e reagisce agli stimoli. Pesante 82 chilogrammi, per un altezza di 1,75 metri, la sua intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, dev’essere per il momento coadiuvata con altri “segnali”: spesso codici da applicare direttamente sugli oggetti con i quali il prototipo si trova a interagire. Ma, al netto delle migliorie da apportare, Altas sembra aver scatenato un acceso dibattito, sul web e non solo, per i radicali cambiamenti che l’arrivo dei robot potrebbe determinare nella nostra società.

Se una parte dell’opinione pubblica vede in queste macchine lo spauracchio dell’utilizzo militare o di un’ulteriore meccanizzazione dei processi lavorativi, con conseguente aumento della disoccupazione, dall’altra c’è chi si aspetta da queste tecnologie un apporto quasi taumaturgico, con grandi progressi in molti campi di applicazione, a partire dalla medicina.

Altre considerazioni intorno ad Atlas risvegliano problematiche di carattere filosofico, riaccendendo annose questioni riguardo alla differenza uomo/macchina, alla possibilità di programmare un androide in grado di pensare e di avere una propria coscienza. E la causa di tutto questo è, in parte, l’impatto che questo filmato, che vi proponiamo, ha avuto sull’opinione pubblica; in queste immagini si vede il robot Atlas interagire con l’ambiente e con un essere umano che lo mette in difficoltà: e anche se si tratta di una macchina è difficile trattenere un moto di empatia nel vedere l’androide accasciarsi a terra e rialzarsi.

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