Atene si salva ma attenti al muro di Berlino. Ecco perché

Grecia
Greek Prime Minister Alexis Tsipras speaks with the media after a meeting of eurozone heads of state at the EU Council building in Brussels on Monday, July 13, 2015.  A summit of eurozone leaders reached a tentative agreement with Greece on Monday for a bailout program that includes "serious reforms" and aid, removing an immediate threat that Greece could collapse financially and leave the euro. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

L’Eurogruppo concede gli aiuti al paese ellenico. Lagarde: “Passo molto importante”. Ma la crisi è tutt’altro che risolta

 

È lecito chiedersi che fine abbia fatto l’etica del capitalismo con il sì dell’Eurogruppo sul terzo salvataggio della Grecia in cinque anni. Dietro le ritrosie della Germania sullo staccare o meno un nuovo super assegno ad Atene, facendo finta che un pacchetto di misure fatte di nuove tasse, tagli alla spesa e privatizzazioni possa sulla carta assicurare ai partner europei il ritorno dei loro soldi, c’è in fondo un sano scetticismo hegeliano: c’è da fidarsi?

Non è stato così finora per 313 miliardi di euro di debiti, è difficile che lo possa essere oggi senza un vero taglio del debito medesimo e una revisione generale delle norme europee che impediscono una ripresa robusta nel vecchio continente.

Un paese avviato alla recessione che di fatto viene tenuto in vita con le iniezioni di liquidità della Banca centrale europea, i prestiti ponte e appunto una nuova maxi-emissione di prestiti per 86 miliardi di euro (più 25 almeno per gli istituti di credito) pur di restare nell’euro, non può che avere un movimento ribassista sui listini borsistici e suscitare molte perplessità sulle sue reali capacità di risollevarsi.

Il problema vero è che la Grexit potrebbe essere stata solo rimandata, se non ci saranno le condizioni per far ripartire l’economia ellenica.

Alla fine l’opzione Schauble su una uscita temporanea di Atene dalla moneta unica, drammaticamente messa sul tavolo nell’Eurosummit di metà luglio subito dopo il referendum greco, non è ancora da escludere. Nel Consiglio direttivo della Bce, di cui fa parte anche il falco Presidente della Bundesbank Jens Weidmann, regna il consenso per quanto riguarda una questione fondamentale: la politica monetaria da sola non è in grado di superare la crisi, e non può creare crescita economica come per magia.

L’Eurotower, vero dominus della lunga querelle greca, può dunque sicuramente spargere l’humus favorevole alla crescita grazie ai bassi interessi e alla riduzione degli spread, può fare guadagnare tempo, ma è la politica economica che alla fine deve coltivare il terreno sul quale crescerà il germoglio della politica monetaria. ‘’La Banca centrale europea e le sue consorelle non sono gli unici giocatori in campo’’, ama ripetere proprio Weidmann, anche se per necessità e per assenza delle diplomazie comunitarie, spesso Francoforte si è assunta giustamente il ruolo di arbitro. Altrimenti, dal 2012, non si sa come si sarebbe potuta arrestare la crisi dei debiti sovrani.

Questo assunto di massima va letto in controluce proprio oggi, nel momento in cui regna una calma relativa sui mercati (salvo le fiammate dovute alla febbre svalutativa cinese e ad alcuni brutti dati congiunturali dell’Eurozona) e si festeggia lo scampato pericolo della perdita di uno dei vagoni dell’Ue.

Vanno infatti tenute in massima considerazione le prese di posizione dell’istituto centrale tedesco su due snodi cruciali: il Quantitative Easing e il salva-Grecia. Se è evidente da tempo che la Germania è scettica sul piano di riacquisto dei titoli di stato lanciato a marzo da Mario Draghi, è bene fissarsi nella memoria un altro elemento che tratteggia la filosofia della Bundesbank. ‘’Quando gli stati possono contare sul fatto che l’Eurosistema limita l’onere dei loro interessi comprando titoli di stato, ciò rischia di aumentare ulteriormente l’incentivo all’indebitamento degli stati, che poi non devono più farsi carico da soli della responsabilità per le conseguenze di una politica finanziaria ed economica fallimentare’’, ha recentemente rilevato il Portavoce della Buba in visita di lavoro a Roma

Proprio la crisi dell’euro ha però messo in evidenza quello che succede quando si viola il principio della responsabilità individuale per un tempo prolungato: i bilanci nazionali finiscono fuori controllo e la competitività dell’economia ne risente.

L’acquisto di titolo di Stato, nell’ottica tedesca, prima attraverso il programma Omt e poi con il QE, può dunque scoraggiare le riforme in alcuni paesi europei, perché tali acquisti tendenzialmente possono contribuire a ridurre i costi di finanziamento degli stati che si limiteranno a curare solo ‘’i sintomi’’ e non le cause dei problemi.

Ma, come detto, è sulla possibile Grexit che bisogna stare oltremodo attenti. L’uscita dalla moneta unica della repubblica ellenica non è scongiurata. Sempre per la Bundesbank, il governo Tsipras si è rifiutato di approntare riforme per stimolare la crescita su responsabilità propria, e con la sua politica ha invece ”peggiorato drasticamente la situazione economica della Grecia spingendo le imprese alla rovina e le persone nella povertà’’.

Si badi bene, è una posizione confutabile, ma è la ‘’posizione’’ di una delle più importanti e autorevoli banche centrali dell’Unione, da cui non si può prescindere. Le trattative tra la quadriga (Bce, Fmi, Esm e Ue) e Atene per il programma supplementare di aiuti da 86 miliardi di euro, che in questo momento sembrano ben instradate dopo il si’ agostano dei paesi europei, sono comunque appese ad un filo esile di rispetto dei Trattati.

Sempre secondo Weidmann, i contribuenti italiani o tedeschi probabilmente non si potranno aspettare che la Grecia paghi degli interessi adeguati sui crediti concessi e che li estingua nei prossimi anni. Gli interessi saranno così presumibilmente dilazionati e il rimborso spalmato su svariati decenni. Difficile dargli torto: lo sanno tutti, ma nascondono la testa nella sabbia, da Jean-Claude Juncker a Francois Hollande. Come peraltro sono consapevoli che il programma di aiuti prospettato rischia di violare i principi di base dell’Unione Monetaria, in quanto il finto prestito potrebbe nascondere sotto la semplice veste di aiuti finanziari temporanei un mero trasferimento di denaro.

Se i debiti, come i Patti, vanno rispettati, nel momento in cui le diplomazie comunitarie vanno in vacanza non si possono dimenticare le ragioni dei creditori di Berlino. Perché torneranno d’attualità il prossimo autunno, quando si dovrà decidere come e se tagliare l’enorme debito che strangola i greci. Così come non va rimosso un altro dato di fatto. Nell’ottica della cancelliera Merkel, fresca ricandidata per le elezioni del 2017, il cammino dell’Europa non potrà che essere uno solo: ancora compiti a casa per i grandi paesi e fuori dalla moneta unica chi non rispetta i suoi impegni e ripudia il debito pubblico facendosi scudo della Bce e dell’Ue. Siamo stati tutti avvisati.

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