Atac allo sfascio ma la giunta M5S dà 55 milioni ai privati

M5S
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In campagna elettorale Raggi accusava il centrosinistra di voler privatizzare il trasporto a Roma

Si allungano sospetti di grandi manovre su Atac, la municipalizzata del trasporto pubblico della Capitale rimasta senza management dopo l’addio polemico di Marco Rettighieri. Una pessima notizia nella settimana in cui oltre ai turisti, mai andati via, ai cittadini – in ginocchio per le lunghe attese – torneranno sui mezzi anche gli studenti. Il trasporto pubblico dovrà girare a regime per garantire il servizio. Ma in questi giorni su 1200 mezzi almeno 300 in un solo giorno sono dovuti tornare ai depositi e altrettanti hanno dovuto affrontare interventi in strada. Se non cambia qualcosa in fretta, il rischio del collasso proprio nei giorni della riapertura delle scuole è quasi scontato. Un disservizio che potrebbe costare caro in termini di consenso per la sindaca Raggi. Molto più di dimissioni, indagini e caselle vuote.

Ma veniamo alle grandi manovre su Atac. «Il sospetto – spiega una fonte alta e molto addentro le faccende della municipalizzata dei trasporti – di un tentativo di privatizzazione da parte di Roma Tpl è più che fondato in considerazione del poderoso trasferimento di danari alla società privata Tpl e all’assenza di un trasferimento seppur inferiore di danari alla stessa Atac». Occorre fissare alcuni punti. Atac ha un rosso di bilancio storico superiore al miliardo. Ma, spiega la fonte, «basterebbero 320 milioni per renderla autonoma e farla vivere bene». Otto anni fa è stato deciso, per alleviare le spese e migliorare il servizio, di affidare 28 milioni di km l’anno ad una società privata, la Roma Tpl, che cura soprattutto le linee periferiche. Da allora sono stati trasferiti alla società 800 milioni. Per un servizio che lascia molto a desiderare. Roma Tpl è un Consorzio di cui Antonio Pompili è presidente, Giuseppe Vinella amministratore delegato, Marco Cialone direttore generale.

Si tratta di nomi importanti e pesanti nel giro di avvocati e professionisti della Capitale tra dizionalmente legati alla destra e al centro cattolico. Ieri La Stampaha anticipato una notizia che alimenta i dubbi. Si scopre, infatti, che il Comune di Roma a fine luglio ha anticipato a Roma Tpl il trimestre di servizio, 55 milioni sottratti al bilancio capitolino con due determinazioni dirigenziali il 27 luglio. In genere viene pagato mese per mese e dopo la necessaria certificazione. Invece l’amministrazio – ne e la giunta hannodeciso di pagare in anticipo tre mesi. In un colpo solo. Tutto questo a fronte della richiesta disperata da parte del management Atac di avere «mezzi nuovi» e «i 18 milioni indispensabili per la manutenzione dei mezzi, bus e metro».

Peggio: il sindaco Raggi aveva annunciato poco dopo il suo insediamento a palazzo Senatorio che i 18 milioni erano stati trasferiti. Rettighieri, nella famosa lettera in cui annunciava le sue dimissioni, spiegava che uno dei motivi era proprio il mancato trasferimento di quei danari. «Nonostante gli annunci, non sono mai arrivati» scrisse. Ora, si può immaginare la sorpresa nell’apprendere che il Campidoglio ha trasferito in queste stesse settimane molti più danari, 55 milioni, ai privati anzichè alla boccheggiante Atac. Lo staff dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo smentisce categoricamente progetti di privatizzazione.

E precisa. «I 18 milioni per la manutenzione della Metro A sono nella disponibilità di Atac dal mese di agosto». Rettighieri sostiene il contrario. Per quello che riguarda Tpl, 15 milioni sono «la liquidazione dell’80% del servizio svolto tra maggio e giugno». Dunque, nessuno anticipo, anzi, il dovuto. Da notare solo il tempismo rispetto ai tempi medi della pubblica amministrazione. Per quello che riguarda la tranche pari a 40 milioni, «si tratta di un impegno di spesa per il periodo luglio-ottobre 2016». I soldi sono già disponibili e saranno pagati quando saranno emesse le fatture. Decisamente un’ecce – z i o n e. In una recente intervista Pompili spiegava che «il Comune paga con grande irregolarità e la società Tpl, fornitrice di un servizio, è in grave crisi finanziaria perchè si è dovuta indebitare con le banche».

I 55 milioni sono serviti a tenere buone le banche? O sono l’antipasto di un progressivo piano di di privatizzazione? In campagna elettorale Virginia Raggi ha sempre smentito con forza questa ipotesi. Anzi, quello, semmai, sarebbe stato il piano del centrosinistra. Di certo un grosso ostacolo sarebbero i sindacati. E qui occorre aprire un’altra parentesi. Atac è nelle mani di ben 10 sigle sindacali più altre due in attesa di riconoscimento tra cui “C ambiamento”s chierata a corpo morto con i 5 Stelle. La cronaca della Capitale è ricca di giornate nero nel trasporto pubblico per colpa magari di un paio di sigle con un numero imprecisato di iscritti. Una jungla che Rettighieri avrebbe voluto ridurre in modo drastico. Ma che forse altri hanno invece già gar a n t i to.

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