Aspettando Grasso, maggioranza e minoranza Pd si marcano a vista

Riforme
Il presidente del Senato Pietro Grasso consulta il regolamento dell'aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Tra i dem, il clima sembra essere più sereno. Prima di riaprire una trattativa sugli emendamenti, però, si aspetta la direzione di lunedì e soprattutto la decisione del presidente del Senato sull’articolo 2

Gli occhi di tutti restano puntati su Pietro Grasso. La sua decisione sull’ammissione o meno degli emendamenti all’intero articolo 2, piuttosto che solo al comma non ancora approvato in doppia lettura conforme da Camera e Senato, segnerà il destino della trattativa tra maggioranza e minoranza del Pd, della riforma costituzionale e – forse – anche dell’intera legislatura.

Ancora oggi, Matteo Renzi è tornato sul tema in una conferenza stampa (video): “Si può cambiare opinione rispetto a una doppia lettura conforme, cioè quando Camera e Senato dicono la stessa cosa – ha spiegato il premier – soltanto se si è tutti d’accordo. Mai è accaduto che si sia fatta una modifica senza questo elemento”. Il pressing sul presidente del Senato è evidente ma, indipendentemente da quanto avviene intorno a lui, Grasso sembrerebbe comunque orientato a respingere gli emendamenti sulla parte dell’articolo 2 già approvato in entrambi i rami del parlamento. Questi, almeno, sono i rumors che circolano nei corridoi di palazzo Madama, anche se lo stesso Grasso ha sempre detto che avrebbe espresso la propria opinione solo in aula, all’ultimo momento utile. Momento che potrebbe arrivare non prima di martedì 29 settembre, se sarà confermata l’enorme mole di emendamenti già presentata in commissione, soprattutto dalla Lega.

Stando così le cose, la minoranza dem rimane in standby. Ripresenterà certamente i propri emendamenti per introdurre l’elezione diretta dei senatori e, nel frattempo, attende di capire quali segnali arriveranno dal governo e dalla maggioranza del Pd. L’irrigidimento di martedì scorso, con l’abbandono del tavolo di lavoro presieduto dal ministro Boschi da parte di Doris Lo Moro, è stato solo un passaggio che oggi viene ormai ritenuto superato. E l’atteggiamento costruttivo di questi giorni, con il voto compatto sia sulle variazioni nel calendario dei lavori, ieri, sia sulle pregiudiziali di costituzionalità, oggi, lasciano pensare a un clima che si rasserena. “Siamo pronti a tornare a parlare con il governo – spiega a Unità.tv un autorevole rappresentante della minoranza dem – ma adesso mi sembra abbastanza inutile, aspettiamo prima di sapere che decisione prenderà Grasso”.

Nel frattempo, ci sarà lunedì la direzione del partito e mercoledì la scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti. Renzi ha lasciato aperta la possibilità che si arrivi a un voto sulla sua relazione all’interno del parlamentino dem, cosa che la minoranza vorrebbe evitare. Il premier, comunque, non ha alcuna intenzione di chiudere a un’intesa: il suo interesse rimane quello di portare a votare la riforma tutto il Pd, o almeno di limitare al minimo il numero dei dissidenti.

Per questo, all’interno della maggioranza dem si starebbe lavorando a un emendamento per introdurre la scelta dei senatori attraverso un ‘listino’ collegato all’elezione dei consigli regionali. Un emendamento, questo, che rappresenta una mano tesa alla minoranza, in quanto non andrebbe a intaccare la parte già approvata in doppia lettura dell’articolo 2, ma si innesterebbe in un altro punto della riforma e sarebbe quindi approvabile, indipendentemente dalla decisione di Grasso. L’ipotesi principale rimane quella dell’articolo 35, ma si ipotizza anche l’introduzione nel comma 5 dell’articolo 2, l’unico modificato dalla Camera e quindi emendabile in ogni caso. Quest’ultima possibilità sarebbe tecnicamente più complicata, “ma se c’è la volontà politica, si fa tutto”, spiegano i dem di palazzo Madama.

In ogni caso, governo e maggioranza ostentano sicurezza sulla possibilità che la riforma arrivi comunque in porto. Il pallottoliere è in continuo aggiornamento, ma il mantra rimane lo stesso: “I numeri ci sono”. Oggi i verdiniani di Ala hanno confermato ufficialmente il loro sì al ddl Boschi, prospettando perfino un futuro ingresso in maggioranza, che al momento non appare comunque all’ordine del giorno. Dentro Forza Italia, inoltre, viene dato per certo o quasi che alcuni senatori non saranno presenti nei momenti più delicati del voto (abbassando così la soglia necessaria da superare per l’approvazione della riforma) e alcuni sarebbero perfino pronti a traghettare direttamente dentro Ala.

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