Aspettando Gotor (seconda puntata)

Pd
Aula del Senato durante la discussione sulle riforme Costituzionali, Roma, 17 settembre 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Prevedibile che dopo l’apertura ci fosse una frenata. Si vedrà in Direzione

 

Estragon: Dove andiamo?

Vldimir: Non lontano.

Estragon: No, no, andiamocene lontano di qui! 

Vladimir: Non si può.

Estragin: Perché?

Vladimir: Bisogna tornare domani.

Estragon: A far che?

Vladimir: Ad aspettare Godot.

(Samuel Beckett, Aspettando Godot)

 

Era prevedibile, e sarà così fino alla fine della partita sul Senato, che ad un passo dell’intesa seguisse una frenata. Lo avevamo scritto nella prima puntata di Aspettando Gotor a proposito della sapienza tattica di Bersani.

Il quale ieri ha irrigidito la sua posizione reclamando – e dal suo punto di vista la cosa ha senso – il massimo della nitidezza nella formulazione dell’emendamento “unitario” sulla nomina dei nuovi senatori. Un po’ è tattica, un po’ sostanza, molto è immagine.

Perché è comprensibile che la sinistra del Pd, dopo aver bollato il ddl Boschi (e l’Italicum) come uno svilimento della democrazia italiana, ora che si accinge al compromesso deve ricalibrare la posizione e non abbassare la guardia subito, al primo round. Consiglieremmo però sommessamente di non ascoltare i latrati che salgono dalla Rete dove già si urla al tradimento del popolo.

L’indizio più preoccupante tuttavia è un altro. È laddove Bersani allude a un riequilibrio numerico fra deputati e senatori. Ma non si era d’accordo su 100 senatori? Cos’è cambiato? Allora ci fate, come si dice a Roma.

La Direzione del Pd può essere l’occasione di un chiarimento serio. Aspettiamo dunque di sentire Bersani e i suoi. Aspettiamo Gotor.

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