“La pacchia è finita”: licenziamenti accelerati per i furbetti del cartellino

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Il fermo immagine tratto da un video diffuso il 22 ottobre 2015 dalla Guardia di Finanza mostra un assenteista del Comune di Sanremo mentre timbra il cartellino.  ANSA/ GUARDIA DI FINANZA   +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il Consiglio dei ministri dà il via libera al decreto per il “licenziamento cattivo ma giusto” per chi timbra e se ne va. Ridotto anche il numero dei comparti statali, semplificata la conferenza dei servizi, introdotta la ‘Scia unica’

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che introduce il “licenziamento cattivo ma giusto” per i cosiddetti furbetti del cartellino. “Chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene – ha spiegato Matteo Renzi in conferenza stampa, affiancato dal ministro Marianna Madia – vede finalmente finita la pacchia. Non c’è una lunga trafila. Ora prendi e vai a casa”. In linea di massima, chi è scoperto a truffare in questo modo la pubblica amministrazione viene sospeso entro 48 ore e licenziato entro 30 giorni. Il procedimento disciplinare, corretto dopo i passaggi parlamentari, vede quindi tappe fisse e precise così da garantire il diritto alla difesa, da una parte, e dall’altra assicurare la solidità giuridica del nuovo impianto, mettendolo al riparo da annullamenti e ricorsi. Il licenziamento è previsto anche per il dirigente “che si gira dall’altra parte”, ha chiarito Madia.

Inoltre è stata ratificata l’intesa che riduce da 11 a 4 i comparti degli statali, un passaggio importante nel percorso che porterà al rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, fermi ormai da più di sei anni. Solo dopo la ratifica dell’accordo, infatti, si potrà riaprire il tavolo per i rinnovi salariali. Allo studio del ministero ci sarebbe un meccanismo attraverso cui dare di più a chi ha di meno, magari senza ricorrere a linee nette ma secondo criteri di proporzionalità e gradualità, che comunque andrebbero ad accorciare la forbice degli stipendi tra statali. Il rinnovo, come ha ricordato Renzi, è per il governo “un obbligo, come stabilito dalla Corte costituzionale, ma anche un impegno”. Anche se – ha precisato – “i tempi non saranno semplicissimi”.

Tra le altre novità, la semplificazione della conferenza dei servizi, grazie alla quale “lo Stato parlerà più chiaro e in tempi più certi”, e la cosiddetta ‘Scia unica’, la Segnalazione certificata di inizio attività, che “rappresenta una nuova stagione di diritti – ha detto Madia – per cambiare davvero il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione. La complessità della gestione dei rapporti con l’amministrazione non è più in capo al cittadino o all’impresa ma in capo all’amministrazione. Con questa norma chiariamo quali regole seguire per fare determinate cose”.

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