Arriva la banca dati del Dna

Sicurezza
20060518 ROMA-SEDE DEL RAGGRUPPAMENTO INVESTIGATIVO SCIENTIFICO . 
I CARABINIERI DEI RIS , UN LAVORO SEMPRE SOTTO LA LENTE DELLA ‘’GIUSTIZIA’’.
Dall’America all’Italia: si accendono anche da noi le polemiche sui programmi antiterrorismo. I carabinieri del Ris di Parma avrebbero costruito nei propri laboratori una vera e propria banca dati in cui sono state conservate le informazioni genetiche di diverse migliaia di persone. E questo nonostante in Italia non sia stata ancora approvata una legge che permetta questo tipo di attivita’. A lanciare le accuse nei confronti degli uomini comandati dal colonnello Garofano, un’avvocato di Bolzano Francesco Conra. Eppure senza il lavoro prezioso degli uomini delle investigazioni scientifiche tanti casi  italiani sarebbero rimasti irrisolti. Nella foto: dalla saliva si può ricavare il DNA
Foto Alessandro Di Meo/Ansa

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano: “È un passo in avanti sulla sicurezza che ha pochi precedenti in Europa”

L’annuncio arriva direttamente dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, al termine del Consiglio dei ministri di stamane. Abbiamo approvato il regolamento sulla banca dati del Dna. Si tratta di uno strumento di formidabile potenza dal punto di vista informatico” spiega Alfano.

“Insieme al ministro Andrea Orlando – aggiunge – abbiamo realizzato un passo in avanti che ha pochi precedenti in Europa e che consentirà l’archiviazione di dati, dal punto di vista scientifico e del Dna, che saranno importantissimi sia nella lotta al terrorismo che nella lotta criminalità organizzata e nel contrasto all’immigrazione irregolare”.

Sarà uno strumento per la lotta al crimine che potrà avere importanti applicazioni nell’attività di contrasto al terrorismo e che si aggiunge a una serie di dispositivi, anche investigativi, a disposizione delle forze dell’ordine. Per implementare la banca dati, si potrà prelevare il Dna di autori o presunti autori di reati non colposi, condannati in via definitiva, arrestati in flagranza di reato o sottoposti a fermo, in custodia cautelare o ai domiciliari; 40 anni il termine massimo per cancellare il profilo del Dna e 20 quello per distruggere il relativo campione biologico.

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