Arriva il sì dell’Europa, il piano per la banda ultralarga può partire

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Per la Commissione Ue, l’intervento pubblico non rientra tra gli aiuti di Stato ma “aiuterà l’Italia a dotarsi delle infrastrutture necessarie”. Interessati 7300 comuni italiani su 8mila

Via libera da Bruxelles al piano nazionale italiano per la realizzazione della banda ultralarga. La Commissione europea ha stabilito che è in linea con le norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato. Un investimento totalmente pubblico del valore di circa 4 miliardi di euro per cablare le cosiddette “aree bianche”, ovvero quelle dove gli operatori privati non vogliono investire perché poco o per niente remunerative dal punto di vista commerciale e che per tale motivo rischiano di essere tagliate fuori da internet ad alta velocità.

Il sì della Commissione si basa sul rispetto delle norme europee volte ad escludere situazioni di monopolio pubblico o di restrizione della libera concorrenza. L’intervento dello Stato, infatti, non deve sostituire totalmente quello privato e l’infrastruttura dovrà essere accessibile ai prestatori di servizi senza nessun tipo di discriminazione. Due condizioni, sottolinea la Commissione, “per offrire prezzi e qualità migliori ai consumatori e alle imprese”.

“Il piano per la banda larga ad alta velocità – ha dichiarato Margrethe Vestager, commissaria responsabile della Politica della concorrenza – porterà internet più veloce a consumatori e imprese. Aiuterà il Paese a dotarsi delle infrastrutture necessarie, contribuendo così alla creazione di un mercato unico digitale connesso nell’Ue. Grazie ad una buona cooperazione con l’Italia, abbiamo potuto completare l’esame del nuovo piano con grande rapidità”.

Dopo una serie di incontri e lunghe trattative con i privati, che avevano fatto cadere il piano in una fase di stallo, il governo italiano ha pensato negli ultimi mesi di imprimere un’accelerazione proponendo l’intervento diretto dello Stato che, a questo punto, aveva bisogno del lasciapassare Ue.

L’obiettivo è quello di costruire una rete nazionale di telecomunicazioni in grado di raggiungere una copertura dell’85% della popolazione e di portare la banda larga ad alta velocità a tutti gli edifici pubblici, in particolare a scuole ed ospedali con una connettività di almeno 100Mbps. Un traguardo che consentirebbe al nostro Paese di essere in linea con gli obiettivi del mercato unico digitale.

Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli ha ringraziato il commissario Vestager “per la collaborazione, l’apprezzamento e il via libera al Piano banda ultralarga dell’Italia. Dopo vent’anni il Paese tornerà ad avere una rete pubblica nelle aree bianche”.

Il rappresentante del governo italiano critica l’atteggiamento dei privati. A suo parere è un errore pensare che le “aree bianche” siano poco interessanti dal punto di vista economico, “non stiamo parlando di un’Italia residuale”. Dati alla mano, spiega Giacomelli, si tratta di “7300 comuni italiani su 8mila e 13 milioni di cittadini. Per capirci più del 70 per cento delle imprese lombarde si trova in aree a fallimento di mercato. L’Istat ha parlato di benefici in termini di produttività dal 7 al 23 per cento a seconda delle regioni e dei settori”.

E richiamando i principi di equità e uniformità ha affermato che “l’infrastruttura pubblica deve garantire investimenti adeguati e un’effettiva parità di condizioni ai privati perché possano offrire in concorrenza i propri servizi sulla rete e, soprattutto, deve assicurare stessi potenziali livelli di connettività a tutti gli italiani, a quelli delle città e a quelli delle campagne, al Nord come al Sud, ai giovani e ai più vecchi. Evitare, insomma, un’Italia che viaggia su internet a due velocità”.

Incassato l’ok della Commissione si potrà, finalmente, partire con la fase attuativa e quindi con la pubblicazione dei bandi. Le imprese che se li aggiudicheranno avranno il compito di realizzare le infrastrutture e gestire, in qualità di concessionari, per i prossimi 20 anni la rete, che rimane di proprietà dello Stato. Il Piano sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, termine ultime entro il quale dovranno terminare i lavori.

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