Ariecco il Terzo polo

Politica
6 - Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi (C) con gli alleati Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini per la prima volta porta in piazza i sostenitori del polo nel novembre 1996 contro la finanziaria del governo Prodi.  ANSA / ALESSANDRO BIANCHI

Chi saranno i protagonisti della nuova (se ci sarà) stagione del centrismo italiano

Sembrava un sogno già svanito. Una breve primavera, compresa tra il gelido inverno bipolarista della Seconda Repubblica e la rovente estate dello scontro tra forze democratiche e populiste. In quel passaggio, quando il centrodestra era ormai dissolto e il centrosinistra non si dimostrava in grado di dar vita a una nuova stagione, lo sbocciare del governo Monti – complice Giorgio Napolitano – aveva acceso le speranze di chi contava di poter realizzare finalmente l’obiettivo di una vita politica, o anche solo di concretizzare un recente colpo di fulmine. Il Terzo polo.

Ci pensarono gli elettori a far svanire quello che si rivelò un fuoco fatuo. Il boom del Movimento Cinquestelle, e, poco dopo, l’ascesa di Matteo Renzi alla guida del Pd diedero subito vita a una nuova fase, che sembrava mettere fine alle speranze dei ‘terzisti’.

Nessuno, solo pochi mesi fa, avrebbe immaginato che l’ultima chance per loro sarebbe venuta da Silvio Berlusconi. La mossa a sorpresa nella Capitale, con la rottura a destra con l’asse lepenista Meloni-Salvini, ha riportato immediatamente al centro del dibattito il tema di una coalizione centrista distinta non più da due poli, ma da tre: Pd, destra fascio-leghista e grillini. Vecchi e nuovi protagonisti hanno ritrovato spazio sui giornali, altri si muovono dietro le quinte, altri ancora si erano già posizionati per tempo in attesa del momento buono, che sembra essere arrivato.

Ecco allora dieci volti da tenere d’occhio per capire se questa potrà essere, davvero, la volta buona.

Marchini-punta-a-Palazzo-Chigi-sono-io-lanti-Matteo-Renzi1Alfio Marchini. Inutile dire che gran parte del successo dell’iniziativa dipende da lui. L’ambizione c’è, il sex appeal pure. Per i voti bisogna aspettare qualche settimana e si vedrà. Arrivare al ballottaggio sarebbe un gran risultato, ma anche un piazzamento dignitoso al terzo posto – comunque davanti a Giorgia Meloni – basterebbe a lanciarlo sulla scena nazionale come il simbolo della superiorità del polo moderato rispetto alle forze nero-verdi. Dopo una vita trascorsa a surfare tra sinistra e destra, Arfio – come lo chiamano a Roma – potrà lanciarsi come leader del nuovo grande (si fa per dire) centro. Ma la competizione è accesa.

Il presidente della Commissione esteri del Senato Casini, durante un forum all'ANSA, Roma, 17 marzo 2016. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Pier Ferdinando Casini. Lui c’entra, sempre. Ormai abbiamo perso il conto delle volte in cui ha sciolto la sua Udc per dare vita alla “costituente del grande centro”, insieme a cespugli vari. Poi non se n’è mai fatto niente. Ora ha provato subito a mettere il cappello sull’operazione: “I moderati non si possono più nascondere – ha fatto scolpire sulle colonne della Stampa -. Con la scelta di Berlusconi a Roma c’è la possibilità di far pesare la differenza abissale che esiste tra moderazione e populismo”. Riconosce che si tratta di “un cammino pieno di incognite”, ma di fronte a “un’emergenza che riguarda i nostri figli e il futuro dell’Italia” lui non si tirerà indietro: “Io il mio percorso l’ho fatto, non vivo né di rimpianti né di rivalse. Per cui posso impegnarmi perché tra tutti i moderati si riallacci un filo”. Pierfurby resta in agguato.

gianni letta Fi: Berlusconi a palazzo GrazioliGianni Letta. Ancora una volta, c’è lui dietro il cambio di passo dell’ex Cavaliere. Come in ogni grande occasione, il grand commis del berlusconismo ha riportato Silvio sulla retta via, abbandonando estremismi e volontà bellicose per riaccomodarsi su posizioni più moderate. Ad aiutarlo in questo compito, questa volta come altre, c’è Fedele Confalonieri: ma se Fidel guarda soprattutto agli interessi aziendali, Letta ha una visione più propriamente politica. Per la sua candidatura al Quirinale, vecchio pallino di Berlusconi, ormai sembra essere troppo tardi, ma finché ci sarà Silvio, al suo fianco non mancherà mai anche Gianni nel ruolo di grande tessitore.

Alfano, senza soluzione Libia ancora tragedieAngelino Alfano. Sono maturi i tempi per ricucire lo strappo tra l’ex delfino e il leader che l’ha portato da Agrigento al governo direttamente e senza passare dal Via? Se a livello nazionale i due si trovano su fronti opposti (Angelino con Renzi, Silvio all’opposizione), già alle prossime amministrative FI e Ncd combatteranno fianco a fianco sfide importanti come Roma e Milano. Per non parlare delle manovre già in corso in Sicilia, patria di Alfano e un tempo granaio di voti forzisti. Adesso tutto sta a vedere chi farà il primo passo, chi prenderà il telefono per chiamare l’altro e chiedere “ci vediamo?”. Berlusconi non ammetterà mai che lui aveva torto e Alfano ragione, ma questo Angelino non lo pretende. Come non pretende di essere lui a guidare in prima persona il nuovo corso. È sempre stato un numero due, questo gli basta e avanza.

verdini SI VOTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA, RENZI ALLA PROVA DEL SENATODenis Verdini. Lui lo ha sempre saputo. Non si passano fianco a fianco tanti anni così come hanno fatto loro, se non ci si conosce nel profondo dell’animo. “Silvio, cosa hai a che fare tu con Salvini?”. Ora che anche Berlusconi (forse) lo ha capito, lui è lì pronto a riaccoglierlo a braccia aperte. Senza rimpianti né risentimenti. Per fare cosa? Su questo le distanze probabilmente rimangono. Verdini crede che Renzi sia l’unico punto di riferimento possibile in questo quadro politico. Berlusconi non si farà convincere facilmente a tornare a Canossa, pardon, al Nazareno. Quello che conta, però, è che la ruota gira per tutti e – quando sarà il momento – almeno la pensione potranno godersela insieme.

Raffaele Fitto durante la conferenza stampa per annunciare la nascita dell'associazione "Conservatori e Riformisti", Roma, 19 maggio 2015.  ANSA / LUIGI MISTRULLI

Raffaele Fitto. Il delfino numero due, l’uomo che è riuscito a imporre all’attenzione della politica italiana un partito che è tutto un ossimoro, “Conservatori e riformisti”, ora potrà rivendicare di essere un moderato radicale, un berlusconiano antiberlusconista, un centrista di destra. Difficilmente però potrà pretendere più di tanto. Se la riconciliazione complessiva ci sarà davvero, bisognerà tornare a sgomitare per avere un posto in prima fila e lui non parte certo favorito: in ogni mossa, è sempre arrivato un minuto dopo Alfano, dalla rottura con Berlusconi fino all’appoggio a Marchini. E spesso nessuno si è accorto che ci fosse pure lui. Una comparsa protagonista.

Gianfranco Fini durante la presentazione del libro di Giani Alemanno, 'Verita' Capitale. Caste e Segreti di Roma', Roma, 28 aprile 2016.    ANSA/ETTORE FERRARI

Gianfranco Fini. Non siamo ancora al “che fai, mi riprendi?”. L’ex leader di An, scottato dalla sfortunata avventura di Futuro e libertà, non si sbilancia: “Prima di dare per scontato che quello che è accaduto a Roma sia l’anticamera di uno scenario nazionale bisogna andare molto cauti”. Certo è che gli va dato atto di essere stato il primo a sancire lo strappo dalla destra populista (allora era quella berlusconiana) per spostarsi verso il centro, con un triplo salto mortale rispetto alle sue origini missine. Oggi è impegnato nella campagna per il No al referendum costituzionale e, da politico esperto qual è, pone un tema che sarà probabilmente cruciale per determinare la nascita o meno del Terzo polo: “A ottobre una parte del mondo moderato come Alfano voterà in modo radicalmente diverso rispetto a FI e Lega”. Cosa succederà allora?

Milano: programma Passera, più vigili e 25.000 posti lavoroCorrado Passera. Fermi tutti, qui siamo di fronte al genio puro. Nessuno ha osato calcolare quanto l’ex ministro abbia speso per una campagna elettorale a tambur battente che lo ha condotto prima ad essere accreditato nella corsa a sindaco di Milano intorno al 6% nei sondaggi e poi a ritirarsi mestamente per convergere sul candidato del centrodestra. La pazza idea di vedere tutta la coalizione puntare su di lui non è mai passata per la mente dei maggiorenti forzisti, né tanto meno leghisti. Ora potrebbe avere un nuovo contenitore all’interno del quale ricercare quella fortuna politica che non lo ha mai baciato. Un suggerimento, però: occhio al portafogli.

Flavio Tosi, ex esponente della Lega, durante la presentazione di 'Fare', il suo movimento politico, Roma, 21 luglio 2015. ANSA/CLAUDIO PERI

Flavio Tosi. C’è chi al centro c’è sempre stato, chi viene da FI, chi dal Msi. Lui è l’unico ad aver detto di no al nuovo corso leghista di Salvini e ad aver avuto il coraggio di andarsene, mentre altri (vedi Maroni) mugugnano nell’ombra (Bossi lo fa anche alla luce del sole, ma ormai conta poco). Già alle regionali dello scorso anno ricevette il sostegno di Ncd e Udc e ha sempre mantenuto un buon rapporto anche con Berlusconi, al quale alla vigilia della sofferta decisione in favore di Marchini suggerì di “sparigliare e tornare leader del centrodestra proponendo lui il ticket Marchini-Bertolaso”. Suggerimento accolto.

 

Leader of centre-right party "Forza Italia" and former Italian Prime Minister, Silvio Berlusconi, during the Raiuno Tv program "Porta a porta", conducted by journalist Bruno Vespa, in Rome, Italy, 26 May 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Silvio Berlusconi. Una sola domanda: ma lui, esattamente, che c’entra con il centro? Ah, ecco. È testimone di nozze di Gianfranco Rotondi…

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