Arcigay: “L’omotransfobia uccide. C’è ancora molto da fare”

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Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Il segretario di Arcigay, Gabriele Piazzoni illustra i dati sugli episodi di intolleranza avvenuti nell’ultimo anno

Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
L’evento, ideato dall’attivista francese Louis-Georges Tin nel 2004, viene celebrato in questo giorno in memoria della decisione dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali il 17 maggio del 1990.
L’obiettivo è quello di promuovere la lotta alle manifestazioni di omofobia che colpiscono ancora oggi la comunità Lgbti.

Secondo il report stilato da Arcigay sono 104 episodi di omotransfobia riportati dai media. Il report si basa sul monitoraggio delle fonti giornalistiche e riporta perciò solo avvenimenti segnalati sui mass media nel periodo tra il 17 maggio 2015 ed oggi in Italia.

Il numero degli eventi intercettati perciò, secondo l’associazione, rappresenta solo la punta dell’iceberg del fenomeno. “Di Omofobia e transfobia in Italia si muore ancora – dice il segretario di Arcigay, Gabriele Piazzoni – lo testimoniano i due omicidi e i due suicidi che compaiono nel rapporto, assieme a tutti gli altri sommersi, invisibili. Non solo: le persone lgbt sono socialmente fragili, esposjte a pericoli peculiari della loro condizione. Le persone omosessuali e transessuali sono bersagli privilegiati di rapine, pestaggi, stupri. Inoltre, gay e lesbiche quando non visibili diventano bersagli di ricatti ed estorsioni. E, come le persone trans, sono di frequente fatte oggetto di derisione, di insulti, di limitazioni alle liberta’ personali, di discriminazioni, di bullismo a scuola, di mobbing sul lavoro”.

Non esiste, poi, un identikit dell’omofobo: “nel nostro report ci sono omofobi appartenenti alla classe dirigente, politici, funzionari pubblici, commercianti, studenti, padri e madri di famiglia. Sono italiani o stranieri. E soprattutto sono giovani o vecchi. L’Omofobia, insomma, non ha età, ruolo sociale, provenienza geografica, estrazione economica o culturale. E’ ovunque e colpisce le persone lgbt indistintamente, da sole, in coppia o in gruppo, nei luoghi affollati e in quelli isolati, di notte o in pieno sole” spiega.

Per Arcigay servono leggi. “La prima è quella contro l’omotransfobia, che da decenni chiediamo, in vigore in tantissimi Paesi d’Europa e del mondo e che giace immobile da oltre 300 giorni alla Commissione Giustizia del Senato. Ma servono anche azioni culturali e di welfare, per sgretolare il pregiudizio e sostenere le persone fatte bersaglio dei crimini e delle parole d’odio. Non solo a Roma, quindi, ma in tutti i luoghi istituzionali va aperta una discussione seria e concreta sulle azioni che è necessario mettere in campo. Questo e’ l’auspicio che rinnoviamo in occasione della Giornata Internazionale e che consegniamo alle istituzioni assieme al pensiero per tutte le vittime. Anche per loro dobbiamo trasformare l’Italia in un Paese migliore”, conclude Piazzoni.

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