Via libera alla riforma Rai: ecco cosa prevede in 10 punti

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La scultura del cavallo morente nella sede Rai di viale Mazzini. Roma 13 marzo 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Le importanti novità introdotte dalla riforma

La riforma della Rai diventa legge con l’ok definitivo del Senato che conferma il testo licenziato dalla Camera. Una riforma che introduce importanti novità in materia di governance della Rai: viene istituita la figura dell’Amministratore delegato, anche se in un primo momento e nella fase transitoria, sarà il Direttore generale ad avere ampi poteri, tanto da essere stato definito il ‘Super Dg’. Il canone Rai si pagherà in 10 rate e, nel 2016, il primo bollettino arriverà a luglio. Il Cda sarà più snello e non verrà più eletto dalla commissione di Vigilanza. E ancora, il ddl reca una norma sulla trasparenza dei compensi dei dirigenti, ma solo se superano il tetto dei 200mila euro. Vediamo i punti più importanti della riforma.

CANONE RAI IN 10 RATE. IN 2016 SI PAGA DA LUGLIO – La prima modifica, apportata al Senato, prevede di far pagare il canone Rai in 10 rate mensili, una al mese da gennaio a ottobre. Per quanto riguarda il 2016, “avuto riguardo ai tempi tecnici necessari all’adeguamento dei sistemi di fatturazione”, le rate scadute “all’atto di entrata in vigore” della legge di Stabilità “sono cumulativamente addebitate nella prima fattura successiva al 1° luglio 2016″.

AMMINISTRATORE DELEGATO – L’Ad è nominato dal Cda su proposta dell’assemblea dei soci, e quindi dal Ministero dell’Economia, e resta in carica per tre anni. Ma può essere revocato dallo stesso consiglio di amministrazione. L’Ad può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del Cda che, se ha la maggioranza dei due terzi diventa vincolante.

PRESIDENTE DI GARANZIA – Viene introdotta la figura del presidente di garanzia. Il presidente viene nominato dal Cda tra i suoi membri, ma deve anche ottenere il parere favorevole della commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE – Diminuisce il numero dei componenti del Cda, che passano da nove a sette, quattro dei quali vengono eletti dal Parlamento, due sono nominati dal governo e uno viene designato dall’assemblea dei dipendenti. Vengono inoltre previsti requisiti di onorabilità per i consiglieri, per i quali è previsto un tetto alle retribuzioni.

DIRETTORE GENERALE – Le nuove norme sul Cda si applicheranno solo a partire dal primo rinnovo. Fino a quel momento, e nella prima fase transitoria, sarà il Direttore Generale ad avere maggori poteri

TRASPARENZA CONTRATTI SOPRA 200MILA EURO – Saranno resi pubblici gli stipendi dei “soggetti, diversi dai titolari di contratti di natura artistica, che ricevano un trattamento economico annuo omnicomprensivo a carico della società pari o superiore a 200mila euro”.

CONTRATTO DI SERVIZIO – Passano da tre a cinque gli anni di durata dei contratti nazionali per lo svolgimento del servizio pubblico. Acquista un potere maggiore il governo, che prima di ogni rinnovo dei contratti deve indicare gli indirizzi.

CONSULTAZIONE PUBBLICA – Il ministero dello Sviluppo economico, in vista dell’affidamento della concessione del servizio pubblico (che scade nel maggio 2016), avvia una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio medesimo, garantendo la più ampia partecipazione.

NO DENUNCIA CESSAZIONE – Dall’entrata in vigore della manovra non sarà più esercitabile “la facoltà di presentare la denunzia di cessazione dell’abbonamento radiotelevisivo per suggellamento”. Il suggellamento consiste nel rendere inutilizzabili, generalmente mediante chiusura in appositi involucri, gli apparecchi televisivi detenuti dal titolare e dagli appartenenti al suo nucleo familiare presso qualsiasi luogo di loro residenza o dimora.

DELEGA PER IL RIASSETTO NORMATIVO – Il ddl affida al governo la delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo per la modifica del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, seguendo alcuni criteri direttivi.

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