Applausi, selfie e pure qualche insulto per gli attori di Gomorra

Televisione
Giffoni - Gomorra

Al Giffoni Film Festival è il giorno dedicato alla serie tv di Sky. Cristina Donadio: “Incredibile, hanno accusato il mio personaggio di istigare alla violenza”

Gomorra e il suo pubblico. A Giffoni sfilano sul blue carpet Ciro l’Immortale (Marco D’Amore) , Genny Savastano (Salvatore Esposito), Scianel (Cristina Donadio), Malamore (Fabio De Caro), Patrizia (Cristiana Dell’Anna), Salvatore Conte (Francesco Palvetti), i volti principali della seconda stagione della celebre serie-tv tratta dal romanzo-saggio di Roberto Saviano.

Per gli attori applausi e richieste di selfie da parte dei giovani e giovanissimi giurati del Giffoni Film Festival, ma per i loro personaggi ci scappano anche insulti e imprecazioni, alla maniera di quelli che piovono addosso a “’o malamente” di qualsiasi sceneggiato. L’immedesimazione tra interpreti e personaggi è conseguenza della strada scelta da sceneggiatori e registi per esaltare in modo realistico, crudo, privo di ogni colorato romanticismo, luoghi e soggetti senza futuro, ma spesso anche senza presente, della periferia di Napoli. La rappresentazione del male viene confusa con il male stesso. Forse, ha ragione Roberto Saviano nel sostenere che “quando racconti il male diventi il male”.

Francesco Palvetti non ci sta e rimanda al mittente le polemiche: “I ragazzi hanno saputo riconoscere la nostra onestà nel rappresentare una realtà che va oltre la serie”. “Gomorra esiste perché c’è la camorra, non il contrario”, gli fa eco Cristina Donadio, consumata attrice di tutti i generi del palcoscenico: “Sono molto orgogliosa del personaggio di Scianel perché ci ho messa tutta me stessa e, soprattutto, l’ho riempita con i miei 40 anni di teatro”. Eppure, proprio la Donadio è stata al centro di una delle polemiche più fustigatorie per Gomorra a causa delle scena in cui , strepitosa, si abbandona a un canto di passione impugnando un fallo artificiale per microfono. “Mi hanno accusato di istigare alla violenza per quella scena – ha ricordato la Donadio -. È incredibile a che punto possa arrivare il puritanesimo a tanto al chilo. Scianel è protagonista di scene davvero violente, come l’eliminazione del suo autista, o quando dà fuoco a un giovane rapinatore. Invece, mi rinfacciano di aver cantato impugnando un fallo. Come se al giorno d’oggi una donna non possa tenere in casa gli oggetti che più gli fanno piacere per fare quello che cavolo le pare”.

E proprio sulle polemiche seguite alla tanto discussa scena in cui Malamore uccide a sangue freddo la figlia di Ciro Di Marzio, l’attore Fabio De Caro ha ricevuto dalla platea le scuse di una mamma per le aggressioni subite sui social. “Quell’uno per cento che mi ha minacciato sui social ha dei problemi – ha replicato De Caro -. Per quelli, però, ci vuole solamente un bravo medico. Probabilmente, Gomorra è una serie più adatta per l’estero che per l’Italia. Altrove, le serie americane con i loro carichi di violenza hanno reso il pubblico straniero più preparato. Da noi, invece, la casalinga non è preparata e la gente quando ritorna a casa per rilassarsi dopo una giornata di lavoro cerca messaggi positivi: cerca il medico buono, il prete buono, il politico buono, che nella realtà, però non si trovano”.

Salvatore Esposito, come del resto Marco D’Amore, sebbene sia riconoscente al successo e alla popolarità che gli è arrivata dalla serie di Sky Atlantic, non ha smarrito il suo senso critico nei confronti di Gomorra e del suo personaggio che lo ha spinto ad esprimersi toccando vette incredibili, degne di un grande attore americano, quale l’immenso Philip Seymour Hoffman . “Gomorra è una cassa di risonanza molto comoda – ha osservato l’interprete di Genny -. È stata utilizzata anche dai politici che ne hanno approfittato in campagna elettorale spifferando che hanno negato alle riprese del serial permessi che non erano mai stati richiesti. Le telecamere di Gomorra sono impietose, dietro le nostre facce ci sono gli ambienti e le scenografie. Se il sindaco di Afragola ha detto no alle riprese alle Salicelle è stato perché sa che fanno schifo e che, poi, dovrebbe dare spiegazioni. La vera domanda è come sia possibile che quello che raccontiamo avvenga a due chilometri di distanza da una metropoli europea. Che cosa c’è davvero dietro quel degrado? Forse, un potere più pulito, in giacca e cravatta, che fa più paura delle pistole. Nessuno dice che Gomorra è un indotto importante: giriamo per nove mesi di fila, con investimenti fino a 18 milioni di euro, che portano lavoro. Ma questo non fa notizia: fa notizia il vibratore di Scianel”.

Tornando ai personaggi, alla loro crudezza, all’inferno maledetto cui sono condannati in vita, all’eliminazione e all’immondezzaio che è sempre in agguato per ciascuno di essi, chiedo a Marco D’Amore se la linea vincente con cui è stato scelto di rappresentarli non abbia influito anche sul loro modo di essere attori, trasformandoli, in parte, in coautori della serie: “Certamente, il nostro contributo sul set di Gomorra va oltre il classico rapporto tra regista e attore – commenta D’Amore -. Il nostro contatto col personaggio è assiduo, quasi ossessivo e ciascuno, sentiti sceneggiatori e registi, infonde in esso tutto quello che ha imparato e ogni alito di emozione. E la chiave scelta per rappresentare il personaggio non è finalizzata solamente a una scena ma influenza tutte le parti della serie in cui è presente”. Palvetti aggiunge che il pubblico apprezza soprattutto l’onestà e la passione dell’attore nel rappresentare il suo personaggio: “Fra di noi non c’è nessun personaggio positivo – af – ferma l’attore -. Un uomo che uccide la moglie o che uccide un bambino è un uomo già morto”. “È Giffoni l’alternativa al male – esulta Cristiana Dell’Anna -. Ciò che frega le persone che vivono in contesti disagiati è il fatto di non avere scelta. Ma ciò che fate qui è una grande alternativa. Non lasciatela scappare”.

Vedi anche

Altri articoli