Appendino, Boschi e la verità sul Parco della Salute di Torino (altro che ricatto…)

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Il piano che la candidata grillina dice di condividere non è quello attuale ma quello del 2011, cosa che ha fatto infuriare anche il chirurgo di fama mondiale Mauro Salizzoni

Sale l’attesa in vista del voto di domenica 19 giugno che dovrà stabilire chi sarà, tra Piero Fassino e Chiara Appendino, il sindaco di Torino per i prossimi cinque anni. In queste ore sta facendo molto discutere lo scambio di accuse (sotto forma di botta e risposta su Twitter) tra la candidata del M5S e la ministra delle Riforme Maria Elena Boschi. In sostanza l’esponente dem viene accusata di “ricatto politico” nel momento in cui, intervistata da Maria Latella a SkyTg24, ha affermato che “se la Appendino vince le elezioni, Torino perde i 250 milioni di euro già stanziati per il Parco della Salute“.

Detta così, in effetti, sembra che la ministra leghi il finanziamento al colore della Giunta che amministrerà il capoluogo piemontese nei prossimi anni. E la candidata grillina non si lascia scappare l’occasione, scatenandosi su Twitter e accusando la Boschi di “ricatto”. Qui lo scambio al vetriolo:

Chi ha ragione e chi ha torto, quindi? Se andiamo al di là dei 140 caratteri di Twitter e facciamo un passo indietro, è facile capire di chi sia stato il passo indietro, se così si può chiamare. Quando la Boschi dice che “se la Appendino vincerà le elezioni, Torino rinuncerà ai 250 milioni stanziati per il Parco della Salute”, in effetti, non fa altro che riportare le parole pronunciate in più sedi (l’ultima al confronto con Fassino tenutosi a SkyTg24 lo scorso 10 giugno, guarda il video), in cui la candidata del M5S ha ribadito a gran voce che “il progetto del Parco della Salute così com’è non ci piace e vorremmo ripartire dal masterplan del 2011“. Insomma, il piano che la Appendino dice su Twitter di sostenere non è quello attuale (che ha già ottenuto il via libera dopo gli studi di fattibilità e quindi anche il finanziamento da parte del governo) ma quello ‘elaborato’ dalla precedente giunta regionale guidata dal leghista Roberto Cota. E’ chiaro dunque che se il Comune di Torino si mettesse di traverso rispetto al piano più recente, già approvato, rinuncerebbe automaticamente al finanziamento del governo.

La bislacca idea della Appendino (che parla impropriamente di un piano low cost riferendosi al masterplan del 2011 il cui costo era stato stimato intorno ai 775 milioni) ha fatto infuriare, tra gli altri, il chirurgo di fama mondiale, luminare dei trapianti, Mauro Salizzoni che si è detto allibito: “E’ una follia. Non credo di dire una stupidaggine se dico che dietro questa idea di riportare il vecchio progetto alle Molinette c’è ancora Claudio Zanon, ex- direttore della sanità con il governatore leghista, conosco i miei polli. Cota prendeva ordini dalla Lombardia e la Lombardia non ha alcun interesse che si realizzi un grande polo sanitario a Torino perché li hanno Humanitas e tutti gli altri privati”.

 

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