Al via l’Ape social. Ed è subito boom di richieste

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È partito lo strumento che permetterà a qualche decina di migliaia di lavoratori di anticipare la pensione

Parte con sprint la corsa all’Ape social. L’Inps comunica che sono “già oltre 300″ le domande presentate, a partire “dalle primissime ore di questa mattina”.

Si tratta del primo step dell’anticipo pensionistico (la cosiddetta Ape), una delle novità della legge di Bilancio di quest’anno pensata dal precedente governo, che consente ai 63enni un’uscita anticipata fino a 43 mesi prima del termine normale di pensionamento. Una misura in grado di stemperare le rigidità della riforma Fornero, senza scontentare al tempo stesso l’Europa.

Il primo passo riguarda le categorie disagiate (appunto, l’Ape social), una misura di welfare il cui costo per uscire anticipatamente è a carico dello Stato. Coprirà i soggetti che sono in difficoltà (quest’anno stimati in circa 60mila), ovvero i disoccupati, gli invalidi o lavoratori con parenti di primo grado con gravi disabilità, ma anche chi svolge un lavoro pesante come maestre d’asilo, infermieri di sala operatoria, edili, macchinisti e autisti di mezzi pesanti.

I requisiti per l’Ape social

Il requisito fondamentale per accedere a questa indennità ponte è rappresentato dai 63 anni di età con una contribuzione minima di 30 anni, per chi è disoccupato, oppure assiste un “parente diretto” portatore di handicap grave, oppure se lo stesso lavoratore ha un’invalidità civile pari o superiore al 74%. Il requisito contributivo sale, invece, a 36 anni per i cosiddetti lavoratori “gravosi social” (che devono essere svolti per almeno 6 anni), ovvero coloro che rientrano nelle 11 categorie comprese nell’elenco allegato al decreto (dagli operai edili alle maestre d’asilo).

L’accesso al beneficio è inoltre subordinato alla cessazione di qualunque attività lavorativa anche autonoma.

L’indennità non spetta ai titolari di pensione diretta ed è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa dipendente o parasubordinata soltanto nel caso in cui i relativi redditi non superino gli 8.000 euro annui e con lo svolgimento di attività di lavoro autonomo nel limite di reddito di 4.800 euro annui.

Ape volontaria e aziendale

Per quanto riguarda le altre categorie di lavoratori, è prevista l’Ape volontaria, ossia il prepensionamento che avviene tramite la sottoscrizione di un prestito ponte che sarà rimborsato su base ventennale ed il cui costo ricadrà sul futuro pensionato, seppur “calmierato” dalle agevolazioni di legge (come ad esempio il tasso convenzionato o la possibilità di portare in detrazione gli interessi passivi dalla dichiarazione dei redditi). C’è poi l’Ape aziendale, uno strumento a cui potranno ricorrere le imprese con l’esigenza di rinnovare i propri organici. In questo caso il meccanismo di funzionamento complessivo resta lo stesso, ma sarà il datore di lavoro a farsi carico dei costi di uscita per conto del lavoratore.

Entrambe le tipologie, per essere operative, hanno bisogno dell’approdo in Gazzetta Ufficiale del decreto presidenziale del Consiglio dei ministri, ma sopratutto necessitano delle firme di Abi e Ania sulle convenzioni che fisseranno gli oneri complessivi del finanziamento. Inizialmente l’indice sintetico di costo, ovvero il tasso annuo effettivo globale (Taeg), sarà attorno al 3,2%.

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