Ape social con 30 anni di contributi. Gelo della Cgil

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Arrivano i «paletti» per l’anticipo pensionistico agevolato per i disoccupati e le fasce deboli. La contribuzione sale a 36 anni per chi fa lavori «gravosi», tra cui anche maestre e edili. Per i sindacati vincoli troppo rigidi

Gelo sulle pensioni tra governo e Cgil mentre la Cisl chiede di continuare a trattare per venire incontro alle richieste dei sindacati, e la Uil confida nel Parlamento se il testo della manovra non dovesse mutare rispetto a quello presentato ieri.

Il tavolo tecnico che doveva definire i criteri di accesso all’Ap e social (l’anticipo pensionistico di 3 anni e 7 mesi – ovvero uscita a 63 anni d’età – a carico dello Stato) si chiude con una novità negativa per i rappresentanti dei lavoratori. Anzi, due. Il governo ha deciso che potranno accedere all’intervento agevolato coloro i quali avranno maturato una pensione fino a 1.350 euro lordi al mese e svolgono attività «gravose» o «faticose»: infermieri di sala operatoria, edili, maestre d’infanzia, macchinisti e autisti di mezzi pesanti, (le categorie che venivano richieste dal sindacato) che abbiano maturato 36 anni di contributi.

L’intervento riguarderà anche categorie di lavoratori in condizioni di maggior bisogno, come i disoccupati che hanno finito gli ammortizzatori sociali, lavoratori in gravi condizioni di salute e con parenti di primo grado conviventi con disabilità grave: in tal caso la condizione è che abbiano versato 30 anni di contributi. Se un lavoratore delle categorie individuate matura una pensione superiore a 1.350 euro lordi potrà pagare il delta (150 euro) come Ape volontaria, quindi con un rateo ventennale.

Questi i punti su cui si è determinato un solco profondo con i sindacati, che invece si dichiarano soddisfatti sugli altri punti della manovra sulla previdenza. Dura la Cgil. «Se penso alle donne che hanno grande discontinuità contributiva, se penso al Mezzogiorno, vuol dire aver inventato all’ultimo giro dei criteri per escludere le persone», dichiara a caldo Susanna Camusso.

«Sull’Ape agevolata il governo ha cambiato le carte in tavola», afferma poi una nota della delegazione Cgil presente all’in – contro, in cui si spiega che l’esecutivo «propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto». Si respira aria di irritazione a Corso d’Italia. Camusso denuncia che il governo non ha fornito testi dell’artico – lato, e si riserva di decidere come continuare la battaglia.

«Quello che faremo – continua la leader cgiellina – è insistere, perché così non va bene. Non è vero che ci sono le risorse che ci avevano raccontato e soprattutto si introduce un ulteriore discriminazione in un sistema pensionistico che ne ha già troppe». Per Anna Maria Furlan (Cisl) «il lavoro con il governo sta andando avanti. La discussione è aperta, andremo avanti col nostro lavoro, un bel pezzo è già stato fatto». Domenico Proietti (Uil) parla di criticità su cui continuare a lavorare. Gradazioni diverse, dunque, ma dalle categorie c’è una preoccupazione comune. Gli di Cgil, Cisl e Uil, ad esempio, dicono subito che 30 anni di contributi sono troppi. Mentre scriviamo comunque, le diplomazie sono al lavoro per cercare di limare un testo più vicino possibile alle richieste.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ricorda che il governo «sapeva di dover tenere in equilibrio una serie di elementi, il primo dei quali è la dotazione economica che vale sei miliardi, e quindi decidere e valutare insieme platee e categorie e anni di versamento. Continuiamo a lavorare su queste materie». Insomma, è chiarto che i vincoli economici non consentono di tirare troppo la coperta. Di qui la necessità di creare una griglia rigida per le misure a carico dello Stato. Le risorse che saranno stanziate per il pacchetto pensioni ammonteranno a circa 1,5-1,6 miliardi per il 2017, ma queste cifre contengono tutte le norme (precoci, usuranti, quattordicesima, cumulo gratuito, no tax area). Complessivamente saranno 6 miliardi nel triennio.

Le tre forme di Ape (social, aziendale per gli stati di crii, e volontaria) partirà dal primo maggio del 2017. L’Ape volontaria è esente da imposte ed è erogata ogni mese per 12 mensilità. Il prestito sarà restituito in 20 anni con una rata sulla pensione del 4,5%-4,6% per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia. L’Ape aziendale sarà possibile con un accordo tra impresa e sindacati, e prevede un contributo dei datori di lavoro, che verseranno all’Inps una contribuzione correlata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto di lavoro.

Positive le novità sugli altri fronti. L’esecutivo ha infatti chiarito ai sindacati che potranno andare in pensione i lavoratori precoci (chi hanno versato contributi prima dei 19 anni) con 41 anni di contributi, rientranti nelle categorie di maggior bisogno (disoccupati di lunga durata, lavori gravosi, disabili o con parenti di primo grado con disabilità grave). Saranno quindi eliminate in via strutturale le penalizzazioni previste dalla legge Fornero nei casi di anticipo prima dei 62 anni. Per i già pensionati si prevede di estendere per olre un milione di unità la platea di chi percepisce la 14esima mensilità (oggi riservata a 2,1 milioni di persone), e si aumenta del 30% l’impor – to di chi già ce l’ha. Con le nuove norme il beneficio andrà ai trattamenti fino a mille euro al mese (oggi 750). Si raggiunge poi la piena equiparazione della no tax area con i lavoratori dipendenti a 8.125 euro. Inoltre si potranno cumulare gratuitamente i contributi di diverse gestioni pensionistiche. Quanto agli usuranti, è confermata l’intenzione di rendere più semplice (e anticipata) l’uscita dal lavoro.

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