Anonymous contro il Ku Klux Klan: pubblicati i nomi vicini al movimento razzista

Esteri
epa04363201 A handful of protestors gather outside the White House for an event, organized by the activist group Anonymous, called 'National Day of Rage' over the police shooting of Michael Brown in Ferguson, Missouri in Washington DC, USA, 21 August 2014. The group planned simultaneous demonstrations in 37 American cities.  EPA/JIM LO SCALZO

L’organizzazione anonima reagisce così alle minacce dirette ai manifestanti di Ferguson

C’è un mondo sommerso che si rifugia negli angoli remoti di internet per ritrovarsi, comunicare e creare una comunità. Così accade che un movimento estremista come il Ku Klux Klan, che dopo gli anni 50 del secolo scorso si era frammentato in micro organizzazioni scollegate tra loro e apparentemente sempre più deboli, ritrovasse la forza per una rinascita.
Succede grazie a internet, succede grazie ai social network. Strumenti che creano enormi opportunità, ma anche enormi pericoli. Dalla disinformazione capace di scatenare psicosi incontrollate (vedi il fenomeno dei vaccini) fino alla diffusione di idee che sembravano destinate all’estinzione.

L’america di Barack Obama sta vivendo in questi anni questa strana contraddizione. Da una parte il Paese capace di soprendere il mondo e voltare pagina rapidamente eleggendo alla Casa Bianca il primo presidente nero, dall’altra lo stesso Paese che si fa assalire da rigurgiti razzisti mentre si divide in strada tra chi sostiene la polizia che ha ucciso a colpi di pistola un ragazzo afroamericano disarmato e chi, invece, difende e “perdona” il gesto delle forze dell’ordine.

Rigurgiti che hanno portato Anonymous, l’organizzazione di attivisti hacker, a reagire alla minaccia mossa dai suprematisti di ricorrere alla “forza letale” contro quanti sono scesi in strada per protestare contro la mancata incriminazione del poliziotto bianco che uccise il giovane Michael Brown a Ferguson, in Missouri.
Una lunga lista di nomi di affiliati e simpatizzanti del KKK sono stati diffusi online, insieme ad una serie di dati collegati. Più o meno sensibili. “Una forma di resistenza” contro la violenza razziale, spiega Anonymous. Una resistenza che questa volta non ha fatto ricorso a complicati escamotage informatici ma ha sfruttato un lungo lavoro di ricerca e catalogazione di pagine, link, like dove utenti, spesso nascosti dietro un nickname, inneggiano al razzismo. Qui trovate la lista.

Il documento diffuso da Anonymous è solo l’ultimo atto di un’operazione più grande che proprio dai fatti di Ferguson prende avvio e che è stata soprannominata “Hoodoff” (giù i cappucci). Un esplicito riferimento al copricapo bianco che identifica il movimento razzista sin dai suoi albori.

 

(nella foto una protesta organizzata in seguito ai fatti di Ferguson davanti alla Casa Bianca)

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