Ankara sotto attacco: 3 attentati in 5 mesi. L’ultimo fa 37 morti e 71 feriti

Terrorismo
Firefighters try to help people after an explosion in Ankara, Turkey, 13 March 2016. The exploison which happened near a crowded bus station caused a yet unclear number of casualties and many people were reported to have suffered injuries, according to local media.  ANSA/STR

Un attacco suicida destinato a fare una strage, visto che lì si trovavano decine di persone in attesa di mezzi pubblici e minibus

Ancora un‘autobomba nel cuore della capitale turca Ankara. A meno di un mese da quello vicino al quartier generale dell’esercito, un nuovo attacco colpisce la centralissima zona di Kizilay. I morti, ha detto il ministro della Salute, Mehmet Muezzinoglu, sono 37, inclusi i due kamikaze. I feriti sono 71, ancora in ospedale.

Nel frattempo la polizia turca ha arrestato vicino al confine con la Siria quattro persone sospettate di avere un legame con l’attentato. Come riporta l’agenzia Anadolu, la polizia ha agito dopo aver scoperto che l’auto usata per l’attentato era stata acquistata a Sanliurfa, nel sud-est, a pochi chilometri dal confine. I quattro arrestati saranno portati ad Ankara per gli interrogatori. In mattinata, il governatore della provincia nord-occidentale di Eskisehir, Gungoz Azmi Tuna, aveva annunciato l’arresto di altre 14 persone sospettate di terrorismo, 12 nella sua provincia e due a Istanbul. Tuna aveva precisando che non c’è un collegamento certo tra gli arrestati e l’attentato e che “si stanno cercando eventuali legami”.

Poco dopo le 18.30 di ieri, nell’ora di punta del traffico domenicale, un’auto carica di esplosivo si è schiantata contro un autobus nei pressi di una fermata, dove si trovavano diversi altri veicoli, alcuni dei quali hanno preso fuoco. Un attacco suicida destinato a fare una strage, visto che lì si trovavano decine di persone in attesa di mezzi pubblici e minibus. Tra i feriti ci sono anche sette poliziotti.

L’esplosione è avvenuta tra il parco Guven, molto frequentato, e il boulevard Ataturk, arteria centrale del traffico della capitale turca. A poca distanza, i ministeri della Giustizia e dell’Istruzione e gli uffici del primo ministro Ahmet Davutoglu.La zona è stata evacuata poco dopo nel timore di una seconda esplosione. Solo due giorni fa, l’ambasciata americana ad Ankara aveva inviato un messaggio di allerta ai suoi cittadini.

L’autobomba di Ankara aveva come obiettivo “l’integrità e l’unità del Paese”. Lo ha detto ha il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. “Non ridurrà la nostra determinazione nella lotta contro il terrore, ma ci renderà ancora più determinati”, ha aggiunto in un comunicato apparso sul sito web della presidenza turca. Secondo Erdogan la Turchia è sotto attacco negli ultimi mesi “a causa dell’instabilità nella regione”.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha rinviato la visita in programma domani in Giordania per seguire gli sviluppi dell’attentato e ha informato dei cambiamenti il premier giordano Abdullah Ensour il quale ha condannato l’attacco ed espresso il sostegno della Giordania alla Turchia nella sua lotta al terrorismo. “Siamo tutti dalla stessa parte nei confronti di questi atti criminali che violano i principi di base”, ha detto Ensour, che ha anche fatto le sue condoglianze al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Anche il re giordano Abdullah II aveva inviato le sue condoglianze a Erdogan condannano l’attacco.

Un nuovo attacco al cuore della capitale turca che ancora una volta mette a nudo la fragilità di un Paese che pare sotto assedio. Solo ad Ankara, è il terzo attentato suicida con decine di morti in 5 mesi. Le modalità di quest’ultima azione ricordano da vicino quelle dell’autobomba del 17 febbraio, che aveva causato 29 morti, prendendo di mira mezzi militari, nma questa volta l’obiettivo sono stati i civili.

Il paese è impegnato in conflitti su diversi fronti, dentro e fuori i suoi confini. Nel sud-est del Paese, le operazioni contro il Pkk hanno causato in questi mesi centinaia di morti, con decine di coprifuochi in vigore per mesi nei centri urbani. Il fronte siriano, con le infiltrazioni dell’Isis, rappresenta l’altra grande spina nel fianco del governo di Ankara, pur accusato da più parti di aver collaborato con i jihadisti.

La Nato ha condannato l’attentato e ha ribadito la solidarietà dell’Allenza Atlantica alla Turchia e la sua determinazione nel risolvere la lotta contro il terrorismo. “Condanno fermamente l’attentato nei pressi di una fermata del bus ad Ankara”, ha commentato in un comunicato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, sottolineando come non ci può essere alcuna giustificazione per “l’efferato atto di violenza”. Stolteberg ha ribadito che “tutti gli alleati stanno dalla parte della Turchia con grande solidarietà e risoluti nella propria determinazione a combattere il terrorismo in tutte le sue forme”-

 

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