Ankara, lacrime e protesta dopo la strage

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I manifestanti hanno protestato anche contro il governo di Erdogan, considerato il vero responsabile della strage

Il giorno dopo la strage di Ankara,il più grave della storia recente turca, la Turchia è scesa ieri in piazza per ricordare le vittime e protestare contro Erdogan. L’ultimo bilancio parla di 128 morti e oltre 500 feriti. Secondo il governo le vittime invece sarebbero 95 vittime.

Una differenza quella della conta dei morti che è la prima prova dello scontro fra governo e opposizione.

Il primo novembre sarà il giorno delle elezioni anticipate: l’Hdp è il principale oggetto del contendere: è la sua presenza in parlamento, la prima volta di un partito curdo che sbarca nel parlamento nazionale, che ha strappato all’Akp di Erdogan la tanto ambita maggioranza assoluta, inducendo il presidente a sciogliere il parlamento e a ricorrere al voto anticipato.

Secondo l’Hdp, dunque, le due bombe di Ankara, scoppiate nel mezzo di una manifestazione per la pace nel Kurdistan sarebbero parte della campagna di intimidazione, condotta dal braccio violento e segreto del governo ufficiale.

Per il governo di Ankara, invece, i due ordigni sarebbero stati azionati da terroristi suicidi.  Al momento manca ancora una rivendicazione dell’attentato, anche se le prime indicazioni nell’inchiesta fanno pensare che dietro ci sia l’Is e le indagini si stanno proprio focalizzando sul gruppo estremistico

 

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