Angela Merkel fra tre fuochi, riuscirà a superare anche questa crisi?

Germania
epa05523604 German Chancellor Angela Merkel listens to Chinese President Xi Jinping speech during the opening ceremony of the G20 Leaders Summit in Hangzhou on September 4,  EPA/NICOLAS ASFOURI

Le elezioni nel Meclemburgo-Pomerania certificano il fatto che l’emergenza migranti ha cambiato la geografia politica tedesca. Ora per la Cancelliera è il momento delle decisioni pesanti

Per la prima volta nella sua lunga carriera, Angela Merkel si trova in un oggettivo momento di difficoltà politica. Il voto regionale nel land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore lo ha definitivamente certificato, se ancora ve ne fosse stato bisogno. Per la prima volta il giovane partito anti-immigrazione Alternative für Deutschland, nato nel 2013, supera la Cdu, il partito della Cancelliera, in un’elezione non decisiva ma sicuramente significativa dal punto di vista politico.

Stiamo parlando di uno dei länder meno popolosi di tutta la Germania, con soli un milione e trecentomila aventi diritto al voto. La regione più a nord di quella che fu la Ddr, un posto ancora oggi pieno di contraddizioni. La crisi dopo la riunificazione, la lenta rinascita, un’economia in crescita legata soprattutto all’hitech e ai centri di ricerca di biotecnologia che hanno preso il posto, in città come Rostock, la più popolosa ma non la capitale, della vecchia vocazione industriale basata in gran parte sui cantieri navali.

Un land incline agli eccessi: qui alle scorse elezioni ultrasinistra e ultradestra ottennero risultati clamorosi e i neonazi della Ndp entrarono in Parlamento, dopo aver conquistato le tribune dello stadio dell’Hansa Rostock. Un land che, al tempo stesso, è stato il precursore in materia di grosse koalition tra socialisti e democristiani, quella che poi sarebbe diventata un’alleanza stabile di governo a livello federale. Un land, infine, che ospita il collegio elettorale della ragazza dell’Est, quell’Angela Merkel che da undici anni governa, incontrastata, la locomotiva economica dell’Europa.

Proprio da qui arriva un messaggio chiarissimo alla Cancelliera. Un messaggio tutto incentrato su una questione e una sola: non l’economia che rapportata alla maggior parte degli altri paesi europei continua ad andare a gonfie vele, ma la gestione dell’emergenza profughi. Come avevamo già avuto occasione di scrivere, infatti, quella dei migranti è una variabile che sta riscrivendo la geografia politica tedesca. Per la prima volta, infatti, dal secondo dopoguerra, esiste una forza a destra del blocco cristiano-democratico, che si sta ritagliando uno spazio stabile nello scacchiere politico.

E’ l’AfD di Frauke Petry, partito nato solo tre anni fa, xenofobo, anti-immigrazione e anti-euro. La “colonna” tedesca dell’alleanza populista mondiale, una via di mezzo tra la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle, per intenderci. Guidata dalla faccia pulita della giovane leader, la formazione di estrema destra ha fagocitato il consenso popolare, erodendo voti dappertutto. Dalle elezioni del Meclemburgo-Pomerania escono vincitori i socialisti della Spd (che però perdono più di cinque punti dalle scorse elezioni, attestandosi intorno al 30%), seguiti proprio dall’AfD al 21,5% e dalla Cdu, ferma a poco più del 19%.

Un risultato che non cambierà gli equilibri di governo della regione, che dovrebbe confermare il governo di grande coalizione, ma che è il peggior risultato dei cristiano-democratici dai tempi un’elezione in Assia nel 1950 e un’altra nel 1994. Un messaggio ad Angela Merkel e alla sua politica di apertura verso i migranti, in un primo momento così ben accolta dal popolo tedesco, e poi, anche a causa dei fatti di sangue susseguitisi negli ultimi mesi, almeno in parte rigettata. Un successo per la propaganda del movimento anti-immigrati, soprattutto se pensiamo che in questo land del nord, di migranti ne sono arrivati in quota irrisoria se pensiamo al resto del Paese, solo tra 10 e 20mila persone.

Per la Cancelliera, risultano ora decisive le elezioni per il rinnovo del Senato dello Stato di Berlino che si terranno tra quindici giorni. Anche qui il partito della Merkel non parte favorito ma dovrebbe comunque riuscire a superare la formazione di Frauke Petry. Anche qui, però, dovrò fare i conti con un sentimento di sfiducia nei suoi confronti, tanto che il candidato della Spd, favorito per la vittoria, ha già detto di puntare ad un’alleanza di governo rosso-verde insieme ai Verdi e alla Linke piuttosto che alla riedizione in scala locale del governo di coalizione nazionale.

Queste prove elettorali, insieme alle scelte che metterà in campo nei prossimi mesi, risulteranno decisive per capire quale sarà il futuro politico di Angela Merkel. Ora le minacce arrivano da destra (AfD), da sinistra (alleanza rosso-verde) e non solo: dentro il suo stesso partito c’è chi si dice già pronto a presentare il conto del fallimento della politica del “ce la faremo” e a tentare la scalata ad un regno che fino a pochi mesi sembrava inarrivabile. Spetterà a lei, ancora una volta, decidere cosa fare, se cedere alle pressioni politico-popolari o continuare a fare ciò che fin dall’inizio ha ritenuto essere la giusta via da percorrere. Da questa scelta dipenderà la sua candidatura alle elezioni federali del settembre 2017. Da questa scelta dipenderà il futuro della Germania e dell’Europa.

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