Amministrazione pubblica e società di marketing privata

M5S
Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
03-12-2014 
Politica
Campidoglio. Conferenza stampa del Movimento 5 Stelle sugli arresti al Comune di Roma
Nella foto Virginia Raggi

Photo Fabio Cimaglia / LaPresse
03-12-2014
Politic
Press Conference of the Movement 5 Stars on the arrests to the City of Rome
In the photo Virginia Raggi

Nello staff mancano i romani, cioè gli assessori e la squadra che, in caso di vittoria, dovrebbero accompagnare la Raggi nella sua avventura capitolina

La notizia è di ieri, e ha suscitato ilarità pari allo sconcerto: la Raggi, in caso di elezione a sindaco, “sulle questioni giuridicamente complesse” non si affiderà né alla giunta né tantomeno al Consiglio comunale – due avanzi del regime partitocratico – ma deciderà «con il supporto di uno staff coordinato dai garanti del Movimento».

Il dream team scelto dalla Casaleggio Associati srl è composto da Roberta Lombardi, «portavoce alla Camera», teorica del «complotto» e accanita sostenitrice di Marcello De Vito, l’antagonista della Raggi fatto fuori da Casaleggio; da Paola Taverna, «portavoce al Senato»; dal suo ex portaborse Fabio Massimo Castaldo, «portavoce al Parlamento europeo»; e da Gianluca Perilli, «portavoce al Consiglio Regionale del Lazio». «Roma ha bisogno di tutti i livelli istituzionali per essere governata al meglio», spiega la Raggi: e così, dal Consiglio regionale su su fino all’Europarlamento, nello staff non manca nessuno.

Mancano però i romani, cioè gli assessori e la squadra che, in caso di vittoria, dovrebbero accompagnare la Raggi nella sua avventura capitolina. Qui la nebbia è fitta, a conferma che il baricentro del potere è e resta altrove: a Milano, negli uffici di Casaleggio II, dove un altro staff – quello, rigorosamente anonimo, che ha dato a Pizzarotti il preavviso di espulsione – segue e orienta quotidianamente la campagna elettorale, radiocomandando a piacere una candidata scelta, per loro stessa ammissione, esclusivamente per motivi di telegenìa.

Del resto, la Raggi ieri non ha fatto altro che ottemperare al documento imposto dalla Casaleggio Associati srl a tutti i candidati sindaci delle principali città, che prevede appunto una supervisione esterna “sulle questioni giuridicamente complesse” – come a dire che i candidati, poveretti, non capiscono nulla – e che stabilisce tra l’altro una multa di 150mila euro in caso di dichiarazioni pubbliche non concordate preventivamente, o comunque sgradite all’azienda.

Il contratto, che in buona sostanza delega le scelte di un’amministrazione pubblica ad una società di marketing privata, è già oggetto di un esposto al Tribunale civile di Roma da parte dell’avvocato Venerando Monello, secondo il quale la Raggi sarebbe ineleggibile perché quel documento è di fatto contrario alla Costituzione e al regolamento del Consiglio comunale di Roma. Che abbia o no un risvolto giudiziario, la trovata del contratto dimostra l’estrema fragilità del Movimento 5 stelle e la debolezza del suo personale politico, tuttora incapace, a tre anni dall’exploit elettorale, di camminare con le proprie gambe.

Così come colpisce, in un partito che si atteggia ad antipartito, la scelta di quattro professionisti della politica come garanti di un eventuale sindaco: non la tanto acclamata società civile, né le professioni o le competenze sono state chiamate a «coadiuvare» la candidata, ma quattro politici di mestiere la cui unica qualità è la fedeltà indiscussa all’azienda milanese.

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