Amministrative, tutti i dubbi M5S nelle città al voto

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Le amministrative del 2016 rappresentano un banco di prova per il M5S, impantanato tra il mito della purezza e la voglia di vincere

Voglia-Di-VincereChi non ricorda l’impacciato studentello Marty in “Voglia di vincere” che, alle prese con i problemi tipici della sua età, riesce a conquistare fama e successo quando scopre di essere un lupo mannaro? Quel film dal sapore sottilmente morale appare essere, nelle condizioni odierne, la metafora perfetta del movimento Cinquestelle alle prese con la prova di maturità delle amministrative 2016.
Un forza politica che è nata e cresciuti a suon di “vaffa”, che è entrata in Parlamento al grido di “o-ne-stà”, che ha brandito, via social, l’apriscatole che serviva a scardinare le “cattive” istituzione, si ritrova ora a dover gestire contemporaneamente il contraccolpo mediatico delle amministrazioni pentastellate (in cui la realtà dei fatti ha messo a dura prova i valori grillini) e la corsa per città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna.
Nel film Marty riusciva a conquistare quella visibilità tanto sognata grazie al suo aspetto e alle sue forze da licantropo. Nello stesso modo il M5S è riuscita ad ottenere tantissimo (forse più di quanto sperato) grazie a quell’onda di antipolitica che è riuscita a cavalcare trasformando la protesta in voti.
Ma, si sa, quella della purezza e del populismo è una strada  difficile da percorrere quando si deve governare. Tant’è che dopo il caso Quarto e l’allontanamento del padre fondatore Beppe Grillo, i Cinquestelle stanno cercando un altra via. Una ferita aperta in cui affonda il dito il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti che in un’intervista a Repubblica affronta il nodo della leadership e dei rapporti decisionali, vero punto debole del M5S: “E’ già più di un anno che tra stanchezza, riavvicinamenti, nomine del direttorio, la presenza di Grillo ha cominciato a essere laterale – dice Pizzarotti – Spero che questo porti a rivedere delle posizioni e a organizzare quel collegamento con i territori che, in vista delle prossime amministrative, è quanto mai necessario”. E aggiunge: “Non so ancora se mi ricandiderò e se lo farò con il Movimento: serve rinsaldare il rapporto, io vorrei farlo, ma bisogna essere in due”.
Intanto i grillini cercano di organizzarsi, ma i nomi o i metodi di selezione che finora sono stati messi in campo nelle grandi città non convincono.
Roma si discute sulla scelta del candidato. C’è Virginia Raggi, c’è Marcello De Vito ma su di loro pesa la resa dei conti all’interno del Direttorio e il concreto timore che nessuno dei due abbia il profilo giusto per competere.
A Milano Patrizia Bedori, 53enne consigliera di zona, scelta a novembre con 74 voti, potrebbe fare un passo indietro. Secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere della Sera, i vertici del M5S, a partire da Alessandro Di Battista, non vedrebbero di buon occhio la Bedori su cui erano arrivate stroncature pesanti, come quella di Dario Fo. La debolezza della candidata appare sempre più evidente anche ai membri del Direttorio che vorrebbero correre ai ripari ma una scelta di questo tipo significherebbe contestare il potere decisionale degli attivisti.
A Torino la candidata Chiara Appendino risulta essere finora il profilo più credibile. Diventata mamma da alcuni giorni ha sicuramente l’appoggio del Direttorio ma è stata già additata dagli stessi attivisti per la gestione della campagna elettorale considerata rigida e chiusa che sta impostando.
A Bologna, la candidatura d’apparato decisa da Grillo e Casaleggio senza né primarie né consultazioni online vede Massimo Bugani già impegnato nella scelta sulla possibile giunta da schierare in caso di vittoria alle urne.
Su Napoli invece ancora non è dato da sapere chi sarà il candidato, anche se di certo a condurre l’operazione ci sarà Luigi Di Maio.
 Nel film alla fine Marty vuole vincere con la sua vera personalità, quella “umana”. Chissà se il Movimento Cinquestelle riuscirà non tanto a vincere quanto a partecipare alla prova delle amministrative come una forze politica democratica e aperta scendendo finalmente dal piedistallo della purezza, dietro il quale spesso si nascondono dinamiche vecchie e stantìe da Prima Repubblica.

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