La reazione di Renzi passa per la mano dura sul partito

Amministrative

Il segretario del Pd interpreta lo “zapping” degli elettori come una somma di segnali locali più o meno buoni, dal “mezzo miracolo di Giachetti” al flop di Napoli, dove preannuncia il commissariamento del partito

Matteo Renzi non accetta la visione di un Pd uscito sconfitto dalle elezioni amministrative. Riconosce che i problemi ci sono, e non potrebbe fare altrimenti, promette un intervento deciso sui territori dopo i ballottaggi (a cominciare da Napoli, dove preannuncia un commissariamento), ma insiste sulla tendenza allo “zapping” degli elettori di comune in comune: “C’è una libertà di voto che rende impossibile un giudizio nazionale uniforme”. Coerentemente con quanto detto già in campagna elettorale, quindi, il leader dem legge i dati usciti dalle urne legandoli strettamente ai rispettivi territori, senza proiettarli sul proprio governo.

Per spezzare la narrazione che già dalla scorsa notte avevo preso piede di un Pd sconfitto, un M5S vittorioso e una destra tracollata, Renzi convoca i giornalisti al Nazareno e confuta tutte e tre le valutazioni. Perché i dem vanno al ballottaggio quasi ovunque e da qualche parte vincono anche al primo turno, mentre tra il simbolo ufficiale e le liste civiche collegate sono “intorno al 35% complessivo in tutta Italia, in molti comuni sopra il 40%”. Il Movimento Cinquestelle “ottiene un risultato molto buono a Roma, buono a Torino, va al ballottaggio a Carbonia, ma poi fallisce clamorosamente la prova a Milano, Bologna, Trieste, Napoli e in molte altre città“. Per quanto riguarda il centrodestra, infine, il segretario del Pd spiega di non considerare affatto conclusa l’esperienza di Berlusconi, anche perché lui “i voti ce li ha, Brunetta, Fedriga e Quagliariello non lo so”. Ma è soprattutto alla presunta nuova leadership dell’accoppiata Salvini-Meloni che Renzi guarda con scetticismo: “La destra per come l’avevamo conosciuta (quindi nella versione berlusconiana, ndr) è profondamente in fibrillazione, ma comunque esiste”. E il caso di Milano starebbe lì a dimostrarlo.

Ma è soprattutto il Pd, naturalmente, l’oggetto dell’analisi renziana. “Noi non siamo contenti, non indossiamo il sorriso d’ordinanza e diciamo di aver vinto”, dice subito. Ed è soprattutto su Napoli che si concentra quella che più che una delusione appare essere la rabbia per come sono andate le cose. Perché a Roma, invece, l’arrivo al ballottaggio di Giachetti è già considerato “un mezzo miracolo”, visto “quello che è avvenuto negli ultimi anni in questa città”. E adesso “si riparte da zero. Se Giachetti fa Giachetti sarà un ballottaggio divertente”. Anche rispetto a Milano le aspettative sembravano essere migliori di quanto avvenuto in realtà, ma Sala – ricorda il premier – “sta al 41,9%, è uno dei risultati migliori” e il ballottaggio è apertissimo. Riguardo poi a Torino e Bologna, dove qualcuno sperava nel successo già al primo turno di Fassino e Merola, Renzi ricorda che lo scenario politico è molto cambiato, con una divisione in tre poli e una moltiplicazione delle candidature che rende molto complicata un’affermazione immediata.

Il leader dem prova anche ad arginare le prevedibili polemiche interne al suo partito, che già iniziano a montare (anche se non con troppa vis). Esclude un voto di protesta diffuso (“è a macchia di leopardo”), fa autocritica sull’apertura ad Ala in alcune realtà, a partire da Napoli, anticipa – come detto – una Direzione post-ballottaggi nella quale dare “un segnale al partito” che ha già “molto chiaro in testa” e, infine, chiude la porta a eventuali richieste di future apertura a Sel: “Tutte le grandi discussioni interne alla sinistra portano a un risultato – sottolinea Renzi – se uno non vuole votare il Pd e sta a sinistra, vota Cinquestelle più dei movimenti alla sinistra del Pd. Mi pare che sia una lettura difficilmente contestabile, visti i risultati di Airaudo e Fassina”. E d’altra parte, “Noi siamo quelli che sostengono il voto alla lista, non alla coalizione. Noi siamo perché il Pd faccia il partito a vocazione maggioritaria”. Insomma, chi spera di trarre da queste amministrative un motivo ulteriore per chiedere una modifica dell’Italicum, troverà ad attenderlo un netto “no”.

Infine, il referendum. Renzi ostenta tranquillità in vista di ottobre. Anzi, spera di intercettare il voto di protesta che è emerso ieri in funzione positiva per far passare la riforma costituzionale: “Non mi stupirei se quelli che ieri hanno votato Grillo o Lega al referendum voteranno Sì”. 

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