“Americani” che si disputano l’osso: ma non è New York, è Roma

Teatro
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Ottimo allestimento di Mamet da parte di Sergio Rubini

Ho visto all’Eliseo “Americani” (il titolo originario era “Glengarry Glen Rose”) di David Mamet, autore americano molto amato da Luca Barbareschi, oggi direttore artistico dell’Eliseo, che portò questo stesso lavoro in Italia trent’anni fa, quando Mamet era del tutto inedito da noi.

E io lo vidi anche allora, “Glengarry Glen Rose”, con Barbareschi e Massimo Dapporto, all’epoca molto giovani e molto bravi. Per Barbareschi era, se non sbaglio, la prima grande prova da “capocomico”, e fu eccezionale.

Ne fu tratto anche un film con mostri come Al Pacino (che già aveva portato il testo a Broadway, pensa che roba doveva essere), Jack Lemmon e un giovane Kevin Spacey.

Nel ruolo principale (anche come regista) c’è stavolta un magnifico Sergio Rubini, con lui altri attori uno più bravo dell’altro: Gianmarco Tognazzi (sobrio, secco), Francesco Montanari (non conoscevo, ottimo) , Roberto Ciufoli (volto noto tv, qui davvero efficace) , Gianluca Gobbi (fantastico, l’avevo visto in Cechov), Giuseppe Manfridi (altra vecchia gloria del teatro italiano, specie come autore e regista) e Federico Pirrotta.

E’ un testo molto forte, bello, nipote diretto del milleriano “Morte di un commesso viaggiatore”, dunque molto americano – nel senso che come tutte le cose americane è anticipatore.

Il tutto si svolge in una agenzia immobiliare nella quale i poveri commessi si disputano l’osso come dei cani: devono vendere, vendere, vendere. Sennò sei out. Lottano come bestie, fino a commettere un ingenuo reato, pur di aggiudicarsi i “contatti” buoni per vendere case e terreni.

E’ l’America, avremmo detto un tempo: ma ahimé, sembra l’Italia di oggi. Tanto è vero che in questo adattamento i personaggi sono italiani e i lotti da vendere sono a Pomezia, a Colfiorito, insomma a Roma.

L’America, New York, regno delle sue disumanità: che però sono diventate le nostre. Lo sanno soprattutto i giovani che devono lottare per aggiudicarsi l’osso, uno contro tutti gli altri.

Uno spettacolo bello.

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