Altro che “restitution day”, è il grande flop fiorentino

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Indifferenza generale per la manifestazione grillina. E venerdì a piazza della Signoria c’è Renzi

Nel disinteresse più assoluto, nonostante i tentativi, andati a vuoto, di coinvolgere i fiorentini in quella che i grillini definiscono la giornata della restituzione dei soldi pubblici percepiti dai loro parlamentari.

Prima una passeggiata per il centro storico di Firenze con tanto di maxi assegno da ottanta milioni di euro portato in giro come un simulacro, simbolo secondo il leader pentastellato, Beppe Grillo, della voglia di far vedere che loro gli euro non li spendono, ma li restituiscono ai cittadini, poi il tentativo del comico di catturare l’attenzione di chi si trova nei paraggi di piazza San Firenze e della Signoria, ma probabilmente non avendo lo stesso appeal di un tempo, solo qualche cinese lo guarda con curiosità, anche perché il canovaccio è sempre il solito: invettive contro il premier Matteo Renzi e visto che si trova a Firenze prende di mira anche il sindaco Dario Nardella, definito da Grillo: il duplicato del Capo del Governo.

La stoccata però riscalda solo la pancia della piccola sparuta di seguaci al suo seguito, tra cui i parlamentari Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Paola Taverna, Vito Crimi, ma ad applaudirlo è solo qualche militante, tra l’indifferenza generale.

“A prescindere dal fatto che vinca il Sì o il No, questo Movimento è una realtà che non si può cancellare” urla Grillo, facendo finta di scansare una buca, per dire che tutto il mondo è paese e che le buche non ci sono solo nella Roma della sindaca grillina, Raggi.

“Sono stati fatti dei sacrifici e degli errori, questo Movimento è nato dall’impossibile: la storia politica di questo paese è cambiata” aggiunge Grillo. Nessun riferimento agli scandali della firme false, che vede i 5 Stelle nel mirino delle procure di Palermo e Bologna, così come il silenzio è assoluto sulle spese alte, che hanno visto protagonisti due pezzi da novanta del Movimento grillino, come Luigi De Maio e Alessandro Di Battista, con tanto di rivolta della base sulla rete.

L’impegno era chiaro: i parlamentari eletti avrebbero dovuto percepire al massimo tremila euro di stipendio, il resto sarebbe dovuto essere versato al Tesoro, rinunciare a tutti i benefit a partire dal vitalizio. Peccato però, che da una verifica fatta sul sito tirendiconto.it i due esponenti di spicco hanno percepito una media superiore ai diecimila euro al mese, toccando anche i dodicimila o tredicimila mensili. Addirittura per Di Maio non sono mancate le stoccate di una parte del gruppo parlamentare grillino per i quasi centodiecimila euro extraindennità spesi “per eventi sul territorio”.

Beppe Grillo arriva arriva in San Firenze dove si sarebbe dovuta svolgere tutta la cerimonia della “restitution day”, poi cambia idea perché la piazza era vuota e gioca la carta camaleontica, si sposta nella più affollata piazza della Signoria, dove c’è molta più gente, ma che non ha niente a che fare con l’iniziativa grillina, una ventina di militanti lo scorta gridando “onesta”.

Ad attenderlo un auto, prima di salire si sofferma con un piede all’interno dell’abitacolo, ride, mima Berlusconi e a voce alta dice “facciamo un predellino”.

Chissà cosa resterà di questa sua puntata a Firenze, probabilmente si aspettava più interesse da parte dei fiorentini, ma la delusione tenta di nasconderla con battute a raffica sul governo tecnico in caso di vittoria del No o sulla legge elettorale.

“Se si vuole ridurre davvero il costo della politica votiamo Sì per eliminare 315 senatori, mettere il tetto agli stipendi dei consiglieri regionali, eliminare province e il Cnel, che ci è costato un miliardo di euro. Basta votare Sì senza fare tante chiacchiere” afferma Dario Nardella. Sempre il sindaco di Firenze “non è semplice portare tanta gente in piazza della Signoria. Beppe” – twitta – “a te è andata così” aggiunge “noi proveremo a far meglio venerdì” conclude con tanto di #bastaunsi.

Venerdì, infatti Renzi chiuderà la campagna referendaria proprio nel capoluogo toscano, in piazza della Signoria. La stessa, postata vuota, dal primo cittadino. La foto è l’emblema del flop pentastellato.

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