Altro che libertà di coscienza, chi sgarra paga 150mila euro. Firmato: Casaleggio

M5S
Gianroberto Casaleggio questa sera presso l'auditorio Gaber, all'interno della sede del consiglio della regione Lombardia, in occasione di un incontro pubblico fra il Movimento 5 Stelle e il sindacato di polizia, Milano, 12 dicembre 2014. ANSA / MATTEO BAZZI

La Stampa rivela un documento destinato ai candidati al Campidoglio. Di Maio: “Stesso metodo per gli europarlamentari”

Ti vuoi presentare alle amministrative romane con la lista di Beppe Grillo? Allora devi sottoscrivere un patto, un accordo con il Movimento. E se sgarri devi pagare una multa di 150 mila euro. Lo scoop è della Stampa che è venuta in possesso di un documento di tre pagine in dieci punti che riguarda proprio le prossime elezioni nella capitale. I candidati pentastellati al Campidoglio lo avrebbero firmato su richiesta di Roberta Lombardi per poter partecipare alle elezioni comunali.

“Il candidato accetta – si legge nel documento – la quantificazione del danno d’immagine che subirà il M5S nel caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento dell’importo di 150mila euro, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto”.

La decisione sarebbe di Gianroberto Casaleggio per evitare in questo modo che qualcuno danneggi l’immagine del Movimento. La conferma della veridicità del documento arriva dal deputato grillino Alessandro Di Battista secondo il quale i problemi sono altri: “In un Paese dove arrestano un esponente del partito di governo al giorno il problema è sempre tutto quel che fa il M5s. Hanno distrutto ogni cosa, ma il dramma è un codice di comportamento a Roma che serve a far rispettare regole e programma”.

Insomma, non c’è nessuno scandalo, secondo i rappresentanti del Movimento. Anzi, non c’è nemmeno la notizia, secondo Luigi Di Maio che oltre a confermare l’esistenza del documento, aggiunge che lo stesso metodo è stato usato per gli eurodeputati:  “Per i nostri europarlamentari, alle elezioni del 2014, abbiamo già applicato questa regola internamente, istituendo il recall: un referendum online per far dimettere un eletto qualora tradisse i nostri valori o le nostre regole, possono indirlo 500 cittadini. In caso di mancato rispetto dell’esito della consultazioni, sono previste sanzioni pecuniarie”.

“Se tutti avessero fatto come noi, in Italia non avremmo avuto governi fondati sul tradimento del mandato elettorale – aggiunge Di Maio -. Abbiamo sempre sostenuto che in Italia debba esistere il vincolo di mandato”.

“Per sindaco di Roma meglio un uomo che come tale può sbagliare che un burattino etero-diretto – scrive su Facebook la senatrice ex M5s Serenella Fucksia, espulsa dal Movimento e ora nel gruppo Misto – Dai grandi ideali per una democrazia più estesa e partecipata a una deriva più che autoritaria direi folle ma anche un po’ paracula. A chi andrebbero infatti gli introiti delle multe?”.

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