Altro che 2042, il futuro del M5S lo vediamo oggi a Bagheria

M5S
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A Bagheria il M5S diventa casta e dimentica democrazia partecipata, trasparenza e risparmio.

Caro Grillo, non serve aspettare tanto, non occorre attendere degli anni (figuriamoci il 2042) per vedere i risultati del governo pentastellato. Per sapere come si traduce in realtà il sogno a 5 stelle e viene messo in pratica il “grillismo reale” ci basta dare un occhiata ai territori. In particolare risulta utilissimo il caso di Bagheria, comune in provincia di Palermo, considerato un vero e proprio avamposto per il movimento in Sicilia, dove da mesi si sono accumulati scandali, denunce ed “inciuci”.

Partiamo dall’ultimo episodio in ordine temporale che mette in crisi i pilastri sia della trasparenza politica che del conflitto di interesse. Parliamo del consiglio comunale concesso, ma solo a porte chiuse, sulla presunta incompatibilità dell’assessore all’urbanistica Luca Tripoli che durante l’esercizio del proprio mandato (ancora in corso) avrebbe esercitato la libera professione. La vicenda coinvolge un cittadino bagherese che, interessato all’assegnazione di un bene demaniale per attività commerciali, ha saputo di un analoga richiesta fatta appunto dall’architetto e assessore Tripoli. Un atto che, se confermato, avrebbe violato il Testo Unico Enti Locali ( articolo 78 comma 3) che vieta per gli assessori all’urbanistica e ai lavori pubblici di esercitare nel territorio in cui svolgono il mandato la loro attività.

A questo si è aggiunta la decisione di secretare il consiglio comunale chiamato a discutere proprio dell’incompatibilità e la scelta dei consiglieri pentastellati che hanno votato contro gli estremi di necessità ed urgenza determinando la chiusura del consiglio. Insomma addio democrazia partecipata.

Il M5S di Bagheria ha difficoltà anche con il tanto sventolato principio di abbassamento dei costi della politica. Ha fatto scalpore, infatti, l’approvazione di un aumento di spesa di 60 mila euro per adeguare i compensi e così alzare lo stipendio sia del sindaco e sia degli assessori. Alla faccia della decantata guerra alla casta. E se è vero che tale aumento è frutto di una sentenza della Corte costituzionale del 2013, dall’altra bisogna mettere ricordarsi del rifiuto dei grillini di rinunciare al gettone di presenza. Nonostante un clima reso rovente dalla carenza delle casse comunali per cui a settembre del 2014 circa 80 famiglie di bambini disabili, si sono visti negare dal comune l’assistenza ai figli per il servizio igienico sanitario. La giunta a Cinque stelle ha interrotto (con la motivazione del risparmio) il servizio dichiarato indispensabile dal Tar di assistenza igienico sanitaria ai bimbi diversamente abili delle scuole elementari e medie. L’amministrazione, in seguito ai ricorsi delle famiglie, è stata condannata dal Tar al ripristino del servizio, al risarcimento e alle spese processuali.

Ma le vicende bagheresi non finiscono qui. L’amministrazione grillina torna nell’occhio del ciclone, dopo le accuse di incarichi esterni che ammonterebbero a 40 mila euro denunciati dal movimento “Noi con Salvini”. L’accusa riguarda il coinvolgimento a vario titolo e tramite consulenze concesse ad attivisti e parenti di consiglieri e assessori. Al centro della polemica, tre incarichi affidati dal primo cittadino alla parente di un assessore, al padre di un consigliere e a un attivista del movimento. Incarichi esterni, costati oltre quarantamila euro.

Daniele Vella, ex candidato sindaco per il Pd, non ha peli sulla lingua nell’attaccare l’amministrazione grillina: “Nessun confronto con chi la pensa diversamente, nessuna partecipazione democratica dei cittadini, incompetenza, tante zone d’ombra in settori delicatissimi” e spiega che “l’amministrazione del M5S sta dimostrando quanta differenza passi tra l’urlare slogan e parole preconfezionate da qualche società di comunicazione e l’amministrare e il governare città e territori. I principi di democrazia partecipata, di trasparenza, di risparmio vengono di colpo dimenticati e cadono di fronte all’impreparazione amministrativa e all’arroganza del movimento. Bagheria – conclude – deve essere un esempio nazionale di quello che potrebbe essere un governo a 5 stelle: con buona pace di Di Maio e colleghi qui la democrazia si fatica a respirare e ad accompagnare questo atteggiamento di chiusura vi è l’approssimazione nelle scelte amministrative.”

Stesso tenore nel giudizio per il segretario provinciale democratico Carmelo Miceli: “La Città di Bagheria sta vivendo un periodo buio per la democrazia. L’amministrazione, al netto della propaganda, crea disservizi e amministra senza un reale confronto democratico. Ciò che succede in questo territorio è sotto gli occhi di tutti in termini di disagi e provocherà per l’ente conseguenze ben più gravi con il trascorrere del tempo. Occorre mettere sotto lente di ingrandimento Bagheria e accendere i riflettori su quel territorio ed è questa l’intenzione della mia segreteria”.

 

 

 

 

 

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