Altri 100mila posti per i migranti in Grecia e nei Balcani. Ok all’accordo operativo

Immigrazione
epa04913066 Migrants walk on the railway tracks between Bicske and Szar, some 40 kms west of Budapest, Hungary, 04 September 2015, after some 200 to 300 migrants broke out of the Bicske train station. At Bicske in Hungary, police and interpreters on 03 September urged refugees and migrants to leave a train bound for the western town of Sopron and board 20 waiting buses to a nearby camp, but many were promptly brought back to the station platform. Earlier, hundreds of migrants rushed the platforms in Budapest after Hungarian police opened the city's Keleti station, which had been blocked to migrants since 01 September. Hungary's railway service said there were no trains headed to Western Europe for the time being. Thousands of refugees - many of whom have traveled from Africa and the Middle East in the hopes of reaching countries like Germany and Sweden - have been stranded at the station.  EPA/BALAZS MOHAI HUNGARY OUT

I punti operativi del piano prevedono innanzitutto l’assistenza per i migranti: riparo, acqua, cibo, assistenza sanitaria.

E’ accordo sul piano operativo per frenare il flusso di profughi lungo la rotta dei Balcani verso la Germania. Dopo un avvio complicato della discussione con Croazia, Slovenia, Ungheria e Bulgaria, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker è riuscito a strappare in extremis un accordo in 17 punti operativo da subito.  Al centro del piano, per cercare di migliorare la cooperazione fra gli Stati nella gestione delle frontiere e di aumentare il sostegno umanitario ai richiedenti asilo lungo la via dei Balcani occidentali, la creazione di 100mila nuovi posti di accoglienza per i profughi, di cui 30mila in Grecia entro la fine dell’anno più altri 20mila dell’Unhcr nel Paese e altri 50mila lungo la rotta per offrire un riparo ai migranti all’avvicinarsi dell’inverno. All’incontro, terminato dopo la mezzanotte, hanno partecipato Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Germania, Grecia, Ungheria, Romania, Serbia e Slovenia, oltre ai presidenti di Commissione, Consiglio e Parlamento Ue, rappresentanti di Consiglio dell’Ue, Unhcr, Frontex ed Easo.

Al centro del piano operativo ci sono lo scambio permanente delle informazioni e una cooperazione effettiva fra i Paesi, l’impegno a limitare i movimenti dei migranti fra Stato e Stato e il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, con un maggiore ruolo di Frontex. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha detto che i Paesi dell’area “devono collaborare”, ma le persone in arrivo “devono essere registrate. Senza registrazione, non ci sono diritti”. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, che aveva chiesto la riunione, ha sottolineato che sono stati fatti dei passi avanti “nell’accoglienza ai migranti e nella creazione degli hotspot in Grecia. Dobbiamo però fare altri passi avanti per arrivare a un’equa ripartizione degli oneri”.

Ora bisogna mettere in pratica questi impegni”, perché “in Europa i problemi degli uni sono i problemi degli altri”, ha ammonito Juncker, sollevato che alla fine “lo spirito europeo” sia prevalso. Perché, ha tuonato, è “inaccettabile che nel 2015 le gente sia lasciata dormire nei campi e attraversare fiumi con l’acqua sino al petto in temperature glaciali”. I punti operativi del piano prevedono innanzitutto l’assistenza per i migranti: riparo, acqua, cibo, assistenza sanitaria. Gli Stati avranno il sostegno dell’Unhcr e se necessario del meccanismo europeo di protezione civile. Poi la gestione dei flussi: per prima cosa, da domani i Paesi dovranno scambiarsi quotidianamente le informazioni su chi entra ed esce, mentre saranno creati 100mila nuovi posti di accoglienza sempre con il sostegno Ue e Onu, mentre interverranno poi anche Bei e Berd. “Il ricollocamento dei rifugiati in tutti gli stati membri è un dovere, ma perché’ questo sia possibile infrastrutture di accoglienza devono essere messe in piedi dove ci sono gli hotspot”, ha affermato l’Alto commissario Onu ai rifugiati Antonio Guterres. Poi il rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione internazionale. E infine un maggior controllo delle frontiere esterne: Frontex verrà rafforzato nella missione Poseidon nell’Egeo, al confine tra Turchia e Bulgaria, a quello tra Grecia, Albania e Macedonia per la registrazione dei migranti e cosi’ anche tra Croazia e Serbia, mentre la Slovenia entro una settimana dispiegherà, tramite cooperazione bilaterale, 400 agenti di polizia. Ogni settimana la Commissione monitorerà l’applicazione delle misure. “Oggi abbiamo fatto la posa della prima pietra dell’edificio, ora dobbiamo fare ulteriori passi in avanti”, ha detto soddisfatta la cancelliera Angela Merkel al termine del summit sui Balcani, convocato da Juncker su sua spinta.

 

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