Almaviva vuole chiudere a Roma e Napoli. E la politica prova a riaprire la trattativa

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A rischio 2511 posti di lavoro. La viceministro Bellanova: “Si lascino da parte inutili e dannosi atti ricattatori”

Il nuovo piano di riorganizzazione di Almaviva Contact annunciato ieri porterà al licenziamento di 2.511 persone. Una doccia fredda per migliaia di lavoratori, che i sindacati descrivono come una “bomba sociale”, soprattutto perché avviene dopo soli quattro mesi dall’accordo sottoscritto al ministero dello Sviluppo economico tra azienda, Governo e parti sociali. In quel contesto, a maggio, si era arrivati all’utilizzo degli ammortizzatori sociali (sei mesi di contratti di solidarietà, con tagli degli stipendi fino al 70%) proprio per evitare i licenziamenti di cui si parla oggi.

Nel frattempo però, fa sapere l’azienda, i conti economici si sono aggravati – le perdite sono pari a due milioni al mese – e di risultati operativi non se ne vedono. Per questo, ora, il gruppo italiano che si occupa di innovazione tecnologica prevede la chiusura dei call center di Roma e Napoli, di cui il grosso degli esuberi è previsto nella Capitale, dove a rischio sono 1.666 operatori. Una scelta “non più rinviabile”, sottolineano i vertici di Almaviva.

Un appello alla responsabilità è arrivato dal viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova – protagonista di alcune importanti vertenze per il governo, tra cui la stessa Almaviva – che ha parlato di “una provocazione” e all’azienda chiede “di non andare avanti su una strada senza sbocco”. “Si lascino da parte inutili e dannosi atti ricattatori – ha messo in chiaro – e si ritorni al buon senso e alla responsabilità con cui invece tutte le parti devono lavorare per una soluzione condivisa e non traumatica”.

Una crisi che spiazza anche i sindacati. Per la Slc Cgil “le motivazioni addotte dall’azienda sono palesemente pretestuose e strumentali, nei confronti delle organizzazioni sindacali e del Governo”. Per la Fistel Cisl, invece, “i trasferimenti annunciati a Palermo a Rende sono licenziamenti camuffati”.

La prossima settimana è previsto un incontro al Mise per affrontare il nodo dei trasferimenti in Calabria dalla Sicilia e proprio quell’occasione potrebbe essere il luogo adatto per provare a tornare al tavolo delle trattative. Oltre al Governo e alle parti sociali, lo chiede la politica nel suo insieme, a partire dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che ha considerato gravissimo quello che sta accadendo ai lavoratori di Almaviva.

“Insieme al Governo – ha sottolineato Zingaretti – abbiamo manifestato la nostra disponibilità a trovare strade alternative che potessero salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda e abbiamo messo in campo misure che sono ancora oggetto di discussione ad un tavolo ministeriale. Domani pomeriggio – fa sapere – ho convocato le organizzazioni sindacali per discutere dei prossimi passi e confrontarci sul futuro degli oltre 1.600 lavoratori che stanno per essere licenziati

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