Allen: “Davvero ho 80 anni? Mi sento giovane e romantico”

Cinema
epa05299892 (L-R) US actor Corey Stoll, US actress Blake Lively, US director Woody Allen, US actress Kristen Stewart, US actor Jesse Eisenberg and Cannes Festival President Pierre arrive for the screening of 'Cafe Society' and the Opening Ceremony of the 69th annual Cannes Film Festival in Cannes, France, 11 May 2016. Presented out of competition, the movie opens the festival which runs from 11 to 22 May.  EPA/JULIEN WARNAND

Il cineasta apre Cannes, fuori concorso, e scherza sull’età e sulla vita: è «una commedia scritta da un sadico» come dice il film. “Io la prendo sul ridere altrimenti dovrei ammazzarmi”

«Bisogna vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. E prima o poi lo sarà!». È una battuta di Café Society, il film di Woody Allen che ieri ha aperto fuori concorso il festival di Cannes. Ma è anche il pensiero che ti coglie di fronte a questo grande artista che scherza sui suoi 80 anni, che fatica a capire le domande perché le cuffie della traduzione simultanea interferiscono con l’apparecchio acustico, che è visibilmente stanco e invecchiato… ma che continua a sfornare film con l’energia di un diciottenne anche se gran parte della vita è ormai alle spalle, ed è venuto il momento di voltarsi indietro e di riflettere su tutto quel che è successo.

In una recente intervista a Hollywood Reporter – leggibile in rete, in inglese: fatelo – Woody ha parlato di tutto, del suo rapporto con la moglie Soon-Yi («quando l’abbiamo adottata era una bambina terrorizzata in un orfanotrofio, averle dato delle opportunità è la più grande soddisfazione della mia vita»), dei film che più ha amato (Rashomon, Ladri di biciclette, Quarto potere, Il settimo sigillo, La grande illusione), dei suoi film che salverebbe («Li cancellerei quasi tutti. Terrei La rosa purpurea del Cairo, Zelig, Match Point, Mariti e mogli, forse Midnight in Paris. Gli altri ve li lascio. Manhattan e Io e Annie? Me li ricordo poco, li ho fatti tanti anni fa e non li ho mai rivisti»).

Ieri a Cannes, in un’occasione banale e ritrita come una conferenza stampa, è riuscito persino a dire cose belle sulla vita, sulla vecchiaia, sull’amore, sull’arte. Stiamolo a sentire. «Davvero ho ottant’anni? Io mi sento molto giovane. Mio padre ha superato i 100 anni, mia madre è arrivata a 94: se la genetica esiste, ho vinto alla lotteria. Faccio una vita sana, mi alzo presto, mangio con attenzione, mi tengo in esercizio: finché altra gente sarà così stupida da investire denaro nel mio lavoro, vado avanti. Poi, certo, un bel giorno scenderò dal letto e mi verrà un colpo. Mi metteranno su una sedia a rotelle e la gente vedendomi dirà: ehi, guarda quello, era Woody Allen, hai visto come s’è ridotto?».

A proposito di produttività. Oltre al film, Allen ha appena girato una serie tv per Amazon, ancora senza titolo: sei episodi in cui è anche attore accanto a Elaine May e, udite udite, Miley Cyrus, la ragazzina di Hannah Montana. Anche il nuovo film è prodotto da Amazon ed è il primo di Woody girato in digitale: «Per me non è cambiato nulla. Non so nulla di computer, non ho mai spedito una e-mail a nessuno, scrivo ancora a macchina, ho un cellulare e con molta fatica ho scoperto che può essere utile per fare e ricevere telefonate». Café Society è una commedia romantica: «Io sono romantico, lo sono sempre stato. Diverse donne della mia vita non sarebbero d’accordo. O meglio, credo che mi vedano non come un eroe romantico alla Clark Gable, ma come uno scemotto romantico che ha nostalgia della New York di una volta, dei film della vecchia Hollywood, del passato, delle vecchie storie d’amore… va bene, sono un romantico: sono cresciuto con i film hollywoodiani, mi hanno dato quel tipo di mentalità.

A trent’anni mi sono follemente innamorato di una donna di cinquant’anni: in Café Society racconto l’opposto, l’amore fra una ragazza e un uomo sposato, ma in amore tutto è possibile. Quella signora era bellissima e non mi avrebbe toccato nemmeno con un palo lungo dieci metri, ma rimane un grande ricordo anche se lei non lo sa». A Cannes, per la dodicesima volta, è fuori concorso: «Amo lo sport, preferisco vedere una partita di basket dei Knicks o qualche inning di baseball degli Yankees piuttosto che guardare un film. E nello sport la competizione è tutto, è l’essenza del gioco. Ma l’arte non è sport. In arte non si possono mettere gli artisti in gara uno contro l’altro. Rembrandt è più forte di El Greco? Matisse corre più veloce di Picasso? È tutto soggettivo, puoi dire quale ti piace di più ed è legittimo, ma mettersi a giudicare i film e assegnare dei premi mi sembra contro natura».

La vita, come dice la sua voce fuori campo nel film, è una commedia scritta da un sadico? «Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire, di fronte a qualche disgrazia: la prendo sul ridere, altrimenti dovrei ammazzarmi?». Ecco, i film di Woody ci aiutano a non ammazzarci: vi pare poco?

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