Allarme giovani e operai per il Pd: cosa dice il voto nei comuni

Amministrative
Un momento delle votazioni per le elezioni comunali a Roma nel seggio del Liceo classico Visconti in piazza del Collegio Romano, 5 giugno 2016.
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

I flussi di voto elaborati da Swg sulle principali città. Raggi a Roma conquista gli ex elettori di Marino, a Milano Sala soffre l’astensione dem

Superata l’ubriacatura dei primi numeri, iniziano ad arrivare le prime analisi degli esperti sui flussi di voto nelle principali città chiamate domenica scorsa alle urne per il primo turno delle amministrative. Ecco suddivise per punto le prime riflessioni che emergono.

L’antipolitica non frena l’astensione
L’istituto Cattaneo ha lanciato innanzitutto l’allarme su un’astensione che continua a crescere, soprattutto nei grandi centri e soprattutto al Centro-Nord. La campagna anti-sistema alimentata soprattutto da Movimento Cinquestelle e Lega – osservano gli analisti dell’istituto bolognese – anziché ‘pescare’ tra i possibili astensionisti, sembra piuttosto far crescere un clima di insoddisfazione che sfocia solo in parte nella scelta di questi due partiti, mentre in parte fa crescere ulteriormente l’area del non-voto.

Torna il bipolarismo?

comunali2016

Sempre il Cattaneo (aggregando il voto di Torino, Novara, Milano, Varese, Trieste, Savona, Bologna, Ravenna, Rimini, Grosseto, Roma, Cagliari, Carbonia, Napoli, Caserta, Brindisi, Salerno e Cosenza) mette a confronto i dati dell’ultima tornata con quelli che nelle stesse città si erano registrati alle comunali del 2011 e alle politiche del 2013. Quelle che emerge è che centrosinistra e centrodestra arretrano nel confronto con le amministrative precedenti, ma tornano a guadagnare rispetto alle elezioni politiche. Nel confronto 2013-2016, invece, è il M5S a far segnare un piccolo passo indietro (il vantaggio rispetto a cinque anni fa, invece, è facilmente giustificato dal progressivo rafforzamento di un Movimento che allora era ancora agli albori).

Giovani grillini
Secondo Swg, tutti i principali candidati del M5S confermano la leadership del Movimento sull’elettorato giovanile: Raggi a Roma, Corrado a Milano, Appendino a Torino e Bugani a Bologna mostrano nella fascia d’età 18-34 anni risultati superiori alla loro media. Parallelamente è il Pd a soffrire proprio l’incapacità di parlare a questo elettorato, con Giachetti, Valente, Fassino e Merola a segnare il passo, mentre Sala tra i giovani regge meglio il confronto con Parisi.

Funziona il ‘richiamo’ renziano al ceto medio
Che non esista più la ‘presa’ della sinistra sugli operai è un tema ormai ultradecennale. Tra i candidati dem nei comuni, solo Giachetti a Roma ottiene secondo Swg risultati superiori alla propria media, mentre soffrono sia Sala che Fassino. Sia nella Capitale che a Milano, Raggi e Parisi prevalgono sui diretti contendenti del centrosinistra tra gli imprenditori. Il ‘recupero’ dei candidati sostenuti dal Pd avviene invece tra il ceto medio. Se si fa eccezione per Roma (dove Raggi ottiene un risultato particolarmente positivo, mentre Giachetti rimane in media), a Milano, Torino e Bologna sembra funzionare l’appeal dei candidati e – probabilmente – anche l’impegno del governo Renzi in favore di questa fascia socio-economica.

Roma: Raggi conquista gli ex elettori di Marino
Nello studio pubblicato da Swg, emerge come ben un terzo degli elettori che nel 2011 avevano scelto Ignazio Marino si siano orientati stavolta verso la candidata del M5S, che conquista anche il 15% degli ex elettori di Alemanno e il 9% di chi alle Europee 2014 aveva votato Pd. Giachetti è riuscito a confermare invece il 70% degli elettori dem di due anni fa. Più complicata l’analisi per quanto riguarda il centrodestra. Il 60% dei voti di quest’area si sono orientati verso Giorgia Meloni e solo il 20% verso Alfio Marchini, che è riuscito a intercettare appena un quinto anche di coloro che hanno votato FI alle Europee. I voti persi dall’imprenditore rispetto al 2013 si sono orientati in gran parte (25% circa) verso il M5S.

Milano: astensione alta tra gli ex elettori Pd
Giuseppe Sala ha confermato i due terzi dei voti di Pisapia nel 2011, riuscendo anche a pescare in minima parte tra gli ex sostenitori di Letizia Moratti (5%). La spinta che sembra essere mancata al candidato del centrosinistra è invece quella di chi aveva scelto Pd alle Europee: ben un quarto di questi non è andato a votare. Si tratta di un bacino che, se il candidato riuscirà in queste due settimane a mobilitarlo, potrebbe diventare decisivo per il ballottaggio.

Napoli: un flop politico e personale per Valente
De Magistris ha fatto il pieno: per lui hanno votato il 30% di chi l’anno scorso alla regionali aveva scelto il dem Vincenzo De Luca, ma anche il 40% degli elettori M5S alle Europee e il 10% di quelli di centrodestra. La delusione del Pd si rivolge invece sia alla candidatura di Valeria Valente (4% di voti personali in meno rispetto alla coalizione) sia alla prestazione dello stesso partito, che ha perso voti sia in direzione del sindaco uscente sia verso l’astensione.

Torino: perché Appendino può mettere in difficoltà Fassino
Piero Fassino ha ottenuto una buona affermazione personale al primo turno, mantenendo il 70% degli elettori dem alle europee e recuperando un 10% dagli astensionisti ‘di area’. La cinquestelle Chiara Appendino, però, è premiata da una maggiore trasversalità di consensi: si sono orientati verso di lei il 10% di elettori del Pd alle Europee e altrettanti del centrodestra.

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