Alla Camera oggi non si vota. Perché da noi non c’è l’unità nazionale

Terrorismo
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L’appello di Renzi non sembra essere raccolto da Lega, Fratelli d’Italia e Berlusconi

Si accettano scommesse: nel giorno in cui il parlamento francese si riunisce per ascoltare il presidente Hollande nel luogo simbolicissimo di Versailles, nell’aula di Montecitorio, dove oggi si discuterà degli attacchi terroristici di Parigi, non ci saranno che pochissimi deputati. Speriamo di no. Ma sentiamo già le giustificazioni per l’aula deserta: è lunedì (scusa meschinuccia); e poi non è previsto alcun voto (scusa deboluccia). In realtà le due cose sono collegate, il dibattito si fa di lunedì proprio perché non è prevista alcuna votazione. Va detto davvero senza voler fare del qualunquismo antiparlamentare: così non va.

Se si è scelta la strada della cosiddetta “informativa” (parleranno il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il titolare degli Esteri Paolo Gentiloni, dunque il governo arriva in aula con una rappresentanza importante) è perché evidentemente non ci sono le condizioni per un voto su un testo condiviso, su una mozione o risoluzione che fissasse su carta la volontà unitaria del parlamento. Questo è un brutto segnale. Tanto più che con la riunione di sabato dei capigruppo di tutti i partiti a palazzo Chigi gli auspici erano diversi. Renzi ci era riuscito, a metterli intorno a un tavolo. Ma quanti distinguo, quanti comizietti abbiamo sentito all’uscita di quella riunione.

A guardar bene la situazione è un po’ paradossale: tutti, giustamente, chiedono ai Grandi del pianeta di unirsi nella lotta ai tagliagole, di mettere da parte vecchi e nuovi interessi di potenza, di formare innanzi tutto una coalizione politica, e poi da noi nemmeno si riesce a votare un documento parlamentare!

E in effetti ieri al vertice del G20 si sono fatti importanti passi avanti. Obama ha parlato con Putin. Tutti hanno parlato con tutti. E in Italia non si riesce a far firmare una mozione parlamentare a Brunetta (FI), Sorial, (M5S), Fedriga (Lega) e Rosato (Pd)? Naturalmente l’auspicio è che sulla politica estera, nel frangente più drammatico della storia europea dal 1945, si realizzi presto una convergenza vera fra tutti i partiti, convergenza che, sulla base dei fatti, oggi non c’è. E l’impressione è che non c’è perché non si vuole che ci sia. Perché prevale la “pancia” («Dàgli agli islamici!») o la propaganda («Qui entrano troppi stranieri»): o tutt’e due le cose insieme. Non ci giriamo intorno. Fra qualche mese si vota nelle più grandi città italiane e il tema dell’immigrazione, intrecciato più o meno a sproposito con quello della minaccia terroristica, ne sarà certamente uno dei temi centrali, anche se col governo delle città non c’entra ma insomma.

E volete che i lepenisti nostrani non approfitteranno della ghiotta occasione per soffiare sul fuoco delle paure degli italiani con gli argomenti “belpietreschi”, quelli ben evocati dal vergognoso titolo di Libero «Bastardi islamici»? Pensate che Giorgia Meloni non vorrà agitare lo spettro dello «straniero», più o meno come fece il suo amico Alemanno quando strumentalizzò l’omicidio di Giovanna Reggiani per mano di un rumeno, a Roma, qualche giorno prima del voto del 2007? Credete che Silvione Berlusconi non troverà il modo per distinguersi e cercare di recuperare un pochino almeno di rilevanza politica?

Non per essere passatisti ma queste prime battute fanno proprio pensare che la Prima repubblica sarà stata quello che sarà stata ma almeno di politica internazionale i leader di allora parlavano con cognizione di causa e con spirito nazionale. Ora persino la minaccia di questi boia dell’Isis è occasione per prendere dieci voti in più. E questo è molto triste.

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