Stop di Alfano sulle unioni civili, ma il Pd non si ferma

Diritti
Il ministro dell'Interno Angelino Alfano durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 27 agosto 2015.    ANSA/ETTORE FERRARI

Al termine del vertice con Renzi a palazzo Chigi, Pd e Ncd restano lontani. Ora i dem proveranno a stanare Sel e M5S

Al termine del vertice a palazzo Chigi, le distanze tra Pd e Ncd sono rimaste intatte. Il disegno di legge sulle unioni civili rischia così di spaccare plasticamente la maggioranza, ma anche di mettere alla prova le parole pronunciate fin qui da Sel e M5S: davvero sono pronti a convergere con i Democratici per portare in aula la discussione e, quindi, per approvare la proposta Cirinnà?

La prima prova arriverà già domani sera, quando si riunirà la conferenza dei capigruppo. In quella sede, infatti, il presidente dei senatori dem Luigi Zanda intende chiedere la calendarizzazione delle unioni civili già per mercoledì, incastrandola tra l’approvazione della riforma costituzionale (domani pomeriggio) e l’arrivo della legge di stabilità. Ma senza l’apporto del gruppo di Area popolare, sarà necessario ottenere altri voti. Quelli, appunto, di Sel e Cinquestelle.

La rottura tra Pd e Ncd è stata sancita dalle parole pronunciate da Angelino Alfano al termine dell’incontro con il premier Renzi. “I bambini devono avere due genitori, u papà e una mamma”, ha spiegato il ministro dell’Interno per ribadire il proprio no alle adozioni da parte delle coppie gay, compresa la stepchild adoption. Tra i due alleati, restano le differenze anche sui tempi. Il Ncd, infatti, invoca invece una maggiore cautela, come aveva spiegato a Unità.tv anche Dorina Bianchi: “Per noi non è una emergenza nazionale – ha ribadito Alfano – loro hanno più fretta”.

Il gruppo di Area popolare, è la posizione espressa dal ministro dell’Interno, “farà una battaglia leale e coerente sui nostri principi: sì al riconoscimento di diritti individuali patrimoniali, no all’adozione dei bambini”. Un altro punto in cui si è misurata la distanza tra i due alleati di governo è quello del cosiddetto ‘utero in affitto’, una pratica che per i centristi dovrebbe prevedere una sanzione penale, mentre i dem sono più morbidi.

Domani, comunque, si riuniranno sia l’ufficio di presidenza del gruppo del Pd al Senato, che dovrebbe dare il via libera a Zanda per chiedere la calendarizzazione immediata, sia il gruppo di Ap-Ncd per decidere come comportarsi. È probabile che in questa fase non ci siano ripercussioni politiche alla decisione dei Democratici di andare avanti comunque. Anche perché incardinare il ddl Cirinnà non significa automaticamente portarlo a una rapida approvazione. L’avvio della sessione di bilancio, infatti, impegnerà l’aula di palazzo Madama già dall’inizio della prossima settimana. Per iniziare un esame compiuto della legge sulle unioni civili bisognerà attendere dicembre, o addirittura gennaio. Difficile prevedere adesso come si evolveranno i rapporti tra i due alleati di governo, ma anche il quadro politico più generale.

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