Alemanno, ecco tutte le donazioni

Mafia Capitale
Gianni Alemanno parla al telefono cellulare mentre entra ai gruppi di Montecitorio, Roma, 16 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

235 mila euro alla Fondazione Nuova Italia dell’ex sindaco della capitale tra il 15 novembre 2012 e il 10 settembre 2014. Il sistema di gara fasulli.

«Questa città è una mangiatoia. Tu la mucca la devi mungere però le devi dà da mangià». Leggendo le nuove carte depositate dalla procura al processo Mafia Capitale viene continuamente in mente una delle intercettazioni celebri dell’inchiesta, copyright Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative che con Massimo Carminati controllava buona parte dell’amministrazione capitolina. «Le erogazioni liberali» alle fondazioni politiche e «il sistema dei bandi di gara a fine anno» sono il paradigma della grande mangiatoia, assolutamente trasversale, ai tempi di Mafia Capitale. Gianni Alemanno, ad esempio.

Almeno 235 mila euro sono stati donati all’ex sindaco e alla Fondazione Nuova Italia tra il 15 novembre 2012 e il 10 settembre 2014. Gli ordinanti dei bonifici hanno nomi diversi e tra questi Formula Sociale, Eriches 29, Edera sono certamente i più generosi. Ma la cassaforte da cui provengono i soldi è quasi sempre la stessa: la galassia delle cooperative di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Si tratta di una somma per difetto tratta dall’ultimo deposito di atti, una trentina di faldoni, in pratica tre anni di indagine, che la procura ha messo a disposizione delle difese il 5 novembre, data di inizio del processo.

L’ex sindaco Alemanno non è in questo primo procedimento. La sua posizione, così come molte altre (una trentina), è stata stralciata dal gruppo dei 46 a giudizio con rito immediato. Indagato in un primo tempo per associazione a delinquere di stampo mafioso, adesso il procuratore Pignatone, l’aggiunto Prestipino e i sostituti Cascini, Ielo e Tescaroli ne hanno chiesto il giudizio per corruzione in concorso con Salvatore Buzzi, Massimo Carminati e il suo ex braccio destro Franco Panzironi. La procura è convinta che Alemanno abbia messo a disposizione, anzi «venduto la propria funzione di primo cittadino» per compiere atti contrari ai doveri di ufficio. Delibere e provvedimenti di giunta ma soprattutto soprattutto l’aver affidato uffici chiave e intere strutture dell’amministrazione a persone amiche, ex camerati, a loro volta garanti del sistema, in cambio di soldi e finanziamenti.

Un’accusa tutta da dimostrare al processo (il gip deciderà l’11 dicembre prossimo) ma certo anche solo un’occhiata veloce alla trama dei bonifici disegna una ragnatela impressionante: il 29 novembre 2012, ad esempio, Formula Sociale ed Eriches 29 versano cinque mila euro a testa alla Fondazione Nuova Italia come «contributo a sostegno delle attività istituzionali». Una volta, ci può anche stare. Ma il 14 dicembre, due settimane dopo, alla Fondazione arrivano altri 20 mila euro e a febbraio 2013 altri 60 mila questa volta però dalla cooperativa Edera di Franco Cancelli, una di quella che spartiva appalti con Buzzi dopo averne accettato le condizioni. Avanti di questo passo fino al 10 settembre 2014, pochi mesi prima che scattassero gli arresti, quando alla Nuova Italia arrivano altri 15 mila euro dalla Eriches e da Formula sociale. Un flusso continuo a dimostrazione di come le cose cambiassero poco con il mutare delle maggioranze politiche. «Il sindaco si finanziava a prescindere dal colore» è un altro copyright di Buzzi. E consiglieri e assessori, anche loro, «devono collaborà, tutti, a prescindere». La scomparsa dell’archivio di polizia Tra gli atti depositati si trova la delibera di giunta del 2 luglio 2008 quando Alemanno nomina suo consigliere Franco Panzironi in virtù «dei requisiti personali e professionali» e dei rapporti «eminentemente fiduciari». Dovrà, si legge, «curare le relazioni esterne e riferire in via riservata all’onorevole sindaco».

Per l’accusa, anche Panzironi riceveva soldi da Buzzi per poi girarli ad Alemanno. Ma a proposito di nomine curiose in Campidiglio, dall’interrogatorio di Luca Odevaine (l’uomo che da vent’anni lavora nell’amministrazione della Capitale prima e poi al Tavolo per l’emergenza immigrati) emergono due nuovi nominativi. Il primo è quello di Mirko Giannotta. Odevaine, già segretario di Veltroni e confermato da Alemanno fino a fine luglio 2008, racconta come «pochi gionri dopo la vittoria di Alemanno accadessero una serie di cose molto molto sgradevoli». Ad esempio quando una mattina arriva nel suo ufficio un tale che si presenta come «il nuovo direttore del decoro urbano». Nessuno ne sapeva nulla. Ma soprattutto il nuovo dirigente si chiama Mirko Giannotta, «uno che conosce Alemanno dai tempi in cui era segretario della sezione del Msi di Acca Laurentia» e, fa notare Odevaine che ben conosce la storia della Roma contemporanea, di recente protagonista con il padre e il fratello di una tentata rapina alla gioielleria Bulgari in via Condotti. «La spaccata a Bulgari fallisce perchè furono sorpesi prima ma, insomma, Giannotta non può certo dirsi un galantuomo».

Piaccia o meno, «il galantuomo» diventa dirigente in Campidoglio, «caccia via da tre, quattro stanze i dipendenti della mia segreteria e s’installa nell’ufficio dove io avevo gli archivi del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, i verbali e tutta la documentazione». In due parole, i segreti di Roma. Il punto è che quegli archivi spariscono. «Quella roba fu distrutta – racconta Odevaine a verbale – buttata via. Io scrissi subito al prefetto (Mosca, ndr) che si arrabbiò molto con il sindaco…». Odevaine dedica molte pagine del suo interrogatorio ad un altro personaggio della destra sociale, Giammario Nardi, che Alemanno nomina suo vicecapo di gabinetto. «Mi meraviglio di non aver visto il suo nome nell’inchiesta» sottolinea Odevaine. Da quel momento, e per sette pagine il pm Ielo omissa tutte le rivelazioni. L’indagine Mafia Capitale non è finita. E sono già sette/otto i nomi dei nuovi indagati che emergono dal deposito dei nuovi atti. A cominciare dalla Relazione di accesso del prefetto Marilisa Magno. I finti badi di gara per ringraziare gli amici Tra le parti omissate dell’interrogatorio di Odevaine anche il racconto che l’ex capo di gabinetto di Veltroni fa circa il sistema degli emendamenti, operazioni fuori bilancio inaugurate ai tempi della giunta Alemanno con l’accordo di tutte le parti politiche presenti in consiglio comunale per cui «c’era una garanzia di 400 mila euro per ogni consigliere che li poteva poi affidare ad associazioni e cooperative».

Un sistema che garantiva tutti, destra e sinistra, e che spiegherebbe, secondo le ricostruzioni, la pax sociale ai tempi della giunta Alemanno. Odevaine però fa un passo avanti. E spiega come, a suo avviso, «il sistema ha cambiato formula ma non si è interrotto con la giunta Marino» quando invece di agire sugli emendamenti «a fine anno venivano fatti uno, due o tre bandi di gara e il valore di quei bandi veniva poi destinato ai consiglieri dai capigruppo di opposizione e di maggioranza». Odevaine stesso, pur non avendo più incarichi in Campidoglio, avrebbe beneficiato di questo sistema tramite la sua Fondazione che, grazie ad una campagna, aveva raccolto oltre 50 mila libri usati da destinare a biblioteche di quartiere, per i centri anziani o per il carcere. «Andai dalla Cutini – racconta Odevaine – nei primi tempi della giunta Marino assessore ai servizi sociali, e le proposi di distribuire questi 50 mila volumi a titolo gratuito. A lei piacque molto la nostra iniziativa tanto che la volle pubblicizzare in una conferenza stamapa». Poi, dopo un po’, la stessa Cutini, invitò Odevaine a partecipare ad una gara. «Guarda, mi disse, c’è un bando per le fragilità per le persone fragili, per fare dei piccoli progetti. Non sono molti soldi ma perchè non partecipi con la Fondazione?.

In questo modo vi ricompenso un po’ per quello che ci state dando». Un altro bando «utile», sempre secondo Odevaine, riguardava un dossier sui rifugiati politici a Roma. Se ne occupò direttamente Silvio Di Francia, delegato del sindaco Marino per i diritti. Che disse a Odevaine: «Mi piacerebbe che se ne occupasse la tua Fondazione perchè sai in quel bando il capogruppo del Pd (D’Ausilio, ndr) sta più o meno gestando un milione di euro. Se voi fate questo dossier ve ne possiamo dare 15-20 mila».

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