Alcoa: gli americani annunciano lo stop, ma Regione e governo sono al lavoro

Lavoro
Un momento della protesta degli operari dell'Alcoa di Portovesme (Carbonia-Iglesias) all'aeroporto di Cagliari-Elmas, 18 gennaio 2016. ANSA/ Roberto Murgia

Il ministro Carlo Calenda ha convocato già nelle scorse settimane un incontro con i vertici dell’azienda

Dopo quattro anni di difficoltà, lotte e confronti, Alcoa annuncia la chiusura dell’impianto sardo di Portovesme. Un annuncio giudicato “inatteso e inopportuno” dal ministero dello Sviluppo economico, che aveva convocato un incontro con la multinazionale Usa per la prima settimana di settembre “per fare il punto della situazione”.

“La fase di bonifica del suolo che ha avuto inizio a marzo 2016 sara’ affiancata da un processo di dismissione graduale che avra’ inizio entro la fine del 2016″, fa sapere il vice president Transformation di Alcoa, Rob Bear. Il motivo? In quattro anni non è stato trovato “un acquirente idoneo per lo stabilimento”.

La decisione di chiudere risale al 2011 quando Alcoa viene multata per 300 milioni di euro dalla Commissione europea che dichiara illegittime le tariffe preferenziali riconosciute alla multinazionale quali aiuti di Stato. Dal 2013, quindi, gli operai vengono messi in cassa integrazione e nel 2015 in mobilità. In tutti questi anni governo e Regione sono andati avanti con le trattative con società interessate ad acquisire lo smelter, tra cui quella avviata la svizzera Glencore che aveva anche steso un memorandum al quale in seguito si sono aggiunte ulteriori richieste. Troppe, secondo Alcoa che ora ha decretato lo stop dello stabilimento.

Ma i sindacati non hanno intenzione di lasciar cadere così la questione. In questi anni i lavoratori, insieme a Fim, Fiom e Uilm, hanno messo in atto diverse dimostrazioni, anche estreme come il blocco delle navi e dell’aeroporto o la protesta i tre segretari dei sindacati del Sulcis Iglesiente in cima al silo dello stabilimento, a 60 metri di altezza. Ora il segretario di Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha già invitato il governo a chiedere ad Alcoa “una rettifica della posizione”.

Il ministro Carlo Calenda “ha convocato già nelle scorse settimane un incontro con i vertici di Alcoa. L’incontro, che servirà a fare il punto della situazione, è previsto nella prima settimana di settembre. Risulta pertanto inatteso ed è considerato quantomeno inopportuno l’annuncio diramato dall’azienda relativo ad un piano di attività per il sito di Portovesme, la cui realizzazione sarà dunque oggetto dell’incontro in questione”.

 

L’esecutivo e la Regione Sardegna sono ora impegnati “per garantire le condizioni migliori per il riavvio dello smelter di Portovesme”, dal momento che le motivazioni avanzate dall’azienda non appaiono sufficienti a giustificare la chiusura dello stabilimento che produce alluminio nel Sulcis Iglesiente.

Le condizioni infatti vengono giudicate dalle autorità “più competitive di quanto sia mai avvenuto in passato”, si legge ancora in un comunicato diffuso dalla Regione secondo la quale l’annuncio di Alcoa è “inopportuno e rischia di creare confusione e turbamento. La Presidenza lo coglie come un invito a chiudere in fretta e positivamente la vertenza. Per questo si è lavorato e si continua a lavorare anche in queste ore”.

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