Al summit sul clima l’Italia giocherà un ruolo da protagonista

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A Parigi il vertice Onu sul clima: In campo c’è la volontà di trovare una strategia a 360 gradi e non solo peraltro per il global warming

Sperare in un risultato positivo dei negoziati sulla COP21 è un imperativo categorico per quanti tengono alla sopravvivenza della specie umana. Non voglio rischiare l’allarmismo ma i recenti modelli del Climate Central, organizzazione indipendente di scienziati e giornalisti che studia gli impatti mondiali del surriscaldamento globale, sono molto interessanti e al tempo stesso preoccupanti.

“Se le nostre emissioni dannose dovessero rimanere esattamente al livello odierno, le temperature terrestri potrebbero crescere di 4 °C da qui al 2100 e questo corrisponderebbe a un innalzamento del livello dei mari di 4,3-9,9 metri, rispetto allo scenario limite ed accettabile dei 2 C°. Questo comporterebbe che città come New York, Londra ma anche Venezia, Pisa e Napoli sarebbero letteralmente sommerse.

I danni sarebbero inoltre provocati anche da eventi meteo di portata sempre maggiore e sempre più imprevedibili, sulla scia di quelli che già adesso stiamo osservando. Di più dai 470 ai 760 milioni di persone correrebbero un grave rischio, mentre se le temperature si fermassero a +2 °C tale numero si abbasserebbe a 130 milioni di nuovi “eco-profughi”.

Anche secondo quanto emerso dal convegno promosso, giovedì 12 novembre alla Camera  dei deputati sulla sfida posta dai negoziati della Cop21 assieme a molti colleghi parlamentari, ma anche aziende ed esperti che si occupano di clima e  ambiente si ha chiara percezione di un Pianeta che ci chiede il conto e di farci carico di una stagione di sviluppo che ha pesato troppo in termini di impatto ambientale. Siamo in effetti in una fase in cui il non decidere può portare a situazioni impossibili da sostenere: catastrofi naturali, inquinamento, deforestazione, emissioni di anidride carbonica, accesso all’acqua, cibo e la lotta contro il suo spreco sono questi i punti all’ordine del giorno.

Ecco perché l’appuntamento di Parigi è importante: l’obiettivo è non superare i 2 gradi di innalzamento della temperatura globale e monitorare con cadenza precisa i risultati raggiunti. In campo c’è la volontà di trovare una strategia a 360 gradi e non solo peraltro per il global warming: dagli effetti sul clima ci sono stati impatti forti in termini di geopolitica, di guerre e conflitti. Da qui l’interesse di Cina e Stati Uniti ad essere protagonisti in Francia.

Il monito dell’Onu sugli effetti in termini di migrazioni epocali deve condurci a ragionare anche sugli sforzi economici che verranno chiesti agli Stati per mantenere questa soglia dei 2 gradi, un costo necessario per evitare danni ancora maggiori.  L’Italia è già stata protagonista e con essa il PD, insieme all’Europa, nel definire obiettivi ambiziosi al 2030, con una riduzione di emissioni del 40%, con interventi per l’efficientamento energetico e verso le fonti di energia rinnovabili. Per questo ha già un ruolo di leadership in vista della COP21, potendo esercitare anche quella chiamata ad agire verso paesi industrializzati o no che tenga conto delle aspettative maturate in questi anni. Noi a Parigi ci saremo.

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