Al gran circo di palazzo Madama: venghino signori venghino

Politica
epaselect epa04561964 Artist Mehdi performs with an elephant during the evening's show at the circus Arlette Gruss venue in Bordeaux, France, 15 January 2015. The French circus Gruss, one of Europe's most prestigious and established in 1985, celebrates its 30th anniversary with a new show entitled 'Write the Story' that runs from 15 January to 11 February.  EPA/CAROLINE BLUMBERG

Lo spettacolo della riforma del Senato con equilibristi, illusionisti, elefanti, cavallerizze, trapezisti. E Mangiafuoco

“A favore di Mister Kite/ Stasera si terrà un’esibizione sul tappeto elastico/ Gli Henderson saranno tutti lì/ In arrivo dalla Fiera di Pablo Fanques, che scena/ Sopra uomini e cavalli, cerchi e giarrettiere/ Infine attraverso una botte di fuoco reale/ In questo modo Mister K. lancerà una sfida al mondo… / La banda comincia alle sei meno dieci/ Quando Mister K. presenta i suoi numeri nel completo silenzio/ E Mister H. si esibirà/ In dieci salti mortali che affronterà sulla nuda terra/Essendoci voluti alcuni giorni di preparazione/ È garantito per tutti un gran divertimento/ E stasera Mister Kite è in testa al cartellone”. 

(John Lennon, Being for the benefit of Mr. Kite, 1967)

Si apre dunque il maestoso portone di palazzo Madama, entrino signore e signori, giornalisti in carriera e giovani senza contratto, senatori pingui e senatrici poco più che ragazze, commessi, lobbisti, giuristi, camerieri, fotografi, fanatici, editorialisti, presentatori, pensatori, perplessi, pessimisti; e dissidenti, faziosi, mediatori, oratori, avvocaticchi, celebrità, colti, amanti, ignoranti, ex direttori, nominati, leader, ministri e sottosegretari… What a scene, che scena nel palazzo seicentesco che tante ne vide e (forse) qualcun’altra ancora ne vedrà, a palazzo Madama che si chiama così in onore di “Madama” che nel ‘500 era Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, e poi a un certo punto il grande edificio divenne sede della polizia (e a Roma diciamo ancora c’è madama per dire c’è la polizia) dello Stato Pontificio: per dire, che storie.

Ma facciamola breve, signore e signori, perché l’appuntamento è cominciato un po’ in sordina ma voi venite numerosi, c’è il Senato che uccide se stesso, per sua decisione, senza pugnalatori occulti con un Bruto a guidarne la mano, sì, è un dramma, certamente non è una tragedia, come suggeriscono i giornali della città: non ci saranno spargimenti di sangue.

Vi stanno convincendo che non succederà nulla di eclatante, ma non credetegli, lo spettacolo si farà. Collaudata è la commedia, ma non è una pochade con le porte girevoli e il marito cornuto che scopre la moglie a letto con l’amante – “non è come credi caro” – piuttosto una sitcom all’inglese, gli equivoci, le circostanze, la sagacia dei personaggi e l’happy end. Con una punta di pirandellismo, certo: ma questo Senato muore veramente o no? Per te sì, per lui no: e così è se vi pare.

Chi è insomma il Mr. Kite in questione? Matteo Renzi, direte voi. Certamente lui è il nome in cima al cartellone, e qui cercheremo di indovinare quale potrebbe essere la sua esibizione, ma probabilmente verrà qui solo l’ultimo giorno a brindare – se tutto fila liscio. Ma attenzione, le grosse luci si accenderanno soprattutto su Pietro Grasso, lui sì che si dovrà “esibire in 10 salti mortali” (Lennon), assiso lassù fra fari e trapezi per tentare di agganciare il trampolo decisivo e di volteggiare fra commi, codicilli, leggine e precedenti, sbattere la campanella e sgolarsi  – signori, un po’ di ritegno! – mentre là sotto da un momento all’altro si spalancherà la gabbia dei leoni a Cinquestelle pronti a ruggire imbizzarriti – nessuno li doma.

Leoni e leonesse guidate dal vecchio Vito Crimi, dalla schiumante Paola Taverna, da questo arrembante Gianluca Castaldi, che già si è esibito in un numero eccezionale, “Fate schifo”. Garantiti effetti a sorpresa, chissà, in passato si sono visti banconote e Costituzioni strappate, cappi e mortadelle –  vai a sapere come va a finire.

Ci saranno i giocolieri targati Gal, Ala, Fare, i vari amici di D’Anna, e gli amici di Tosi, pronti a entrare in pista con birilli magici e bocce fosforescenti che fra le loro mani si moltiplicheranno, una, due, tre volte e daranno la sensazione di centomila lapilli incandescenti che appaiono e scompaiono. E insieme il gran numero di prestigio con le con le carte del Mago Verdini – da dove è sbucato quell’asso di cuori, dov’è sparita la donna di picche, si chiedono i bambini mentre fanno oohhh: un classico eterno del gioco parlamentare, almeno dai tempi del trasformismo di Depretis. Chi? Depretis, Depretis… Agostino! Non la Loredana De Petris, quasi omonima del trasformista di Stradella, battagliera domatrice con la frusta in mano e il sangue agli occhi, dal banco di Sel urlerà alla strage di regole costituzionali: altra sicura protagonista del grande spettacolo, e i bambini faranno un oohhh impaurito.

Ci saranno le belle cavallerizze – lo sapete, Senato e Governo ne abbondano: non siamo più nel 1946 – che sproneranno i destrieri a girare in tondo attorno alla pista con la musica che salirà fortissima quando Maria Elena Boschi, chioma fluente giacca rossa calzoni chiari, darà il via alle danze; e poi ci saranno i trapezisti del Pd che non dovranno distrarsi una frazione di secondo, qui si rischia una caduta rovinosa e dolorosissima, staranno rigidi al loro posto: non tutti si dovranno lanciare nel vuoto, e comunque si affideranno a Luigi Zanda e Giorgio Tonini, senza dire di Anna Finocchiaro, se non vogliono inciampare.

E poi ancora, gli equilibristi della sinistra pd, con al seguito gli illusionisti (nel senso buono, per carità), loro che sfregano una lampada di Aladino da cui il Genio però si ostina a non uscire, e comunque Gotor, Chiti, MigliavaccaMineo cercano, cercano, cercano, e pare che sia più importante cercare che trovare: e qui sta l’illusione. A loro il numero di sicuro effetto: cammineranno sul filo fra accordo e disaccordo, ci vuole un gran mestiere. Fanno parte del gran gioco anche loro, anzi, ne sono protagonisti sui manifesti colorati che sono attaccati su tutti i muri della città: e i bambini indicano l‘affiche col dito e sorridono.

Ed entrino gli elefanti – occhioni tristi, poveri vecchi pachidermi che girovagano lentamente senza meta, senza capire il da farsi. Vengono dalle praterie leghiste e forziste, erano grandi presenze, ora sembrano sembianze preistoriche privi di un capo. O meglio, dei loro due capi uno, Salvini, se ne sta sempre in tv a barrire, e quello più vecchio non si sa più bene dove sia e cosa pensi. Chissà se Gasparri delizierà tutti con i suoi, di barriti romaneschi, o magari il clown Calderoli col gioco del “logaritmo ostruzionistico”: e i bambini farebbero oohhh ridendo.

Infine c’è Mr. Kite, che aleggerà in tutti i discorsi, sulle tribune, in pista, sugli scranni, nel retropalco, che sarà dietro le quinte a far di conto e dare pacche sulle spalle, ecco Matteo Renzi il Mangiafuoco, stavolta rischia molto. O forse no. Dicono tutti di no, adesso, fino all’altro giorno si preparavano monetine, magari ci saranno coriandoli e stelle filanti. MR. metterà nell’ampolla magica un nuovo comma 5, numero mai visto, e i bambini faranno oohhh, prima che a palazzo Madama si spengano le luci e il Gran Circo tolga le tende.

(McCartney canta il brano di Lennon)

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