Ecco l’Agenda Calenda. Il nuovo ministro dello Sviluppo economico ha giurato

Governo
Foto Piero Cruciatti / LaPresse
06-11-2015 Milano, Italia
Incontro Unicredit Filiere Moda Italia con Ghizzoni
Nella foto: Carlo Calenda
Photo Piero Cruciatti / LaPresse
06-11-2015 Milan, Italy
Meeting at Unicredit about Fashion in Italy with Ghizzoni
In the Photo: Carlo Calenda

Dal ddl concorrenza all’Ilva fino agli oltre 150 tavoli di crisi ancora aperti. Ecco le sfide che attendono il nuovo titolare di via Veneto

Con il giuramento al Quirinale di Carlo Calenda, avuto luogo oggi, viene ufficialmente riempita la casella dei ministri lasciata vuota con le dimissioni di Federica Guidi. Trasferitosi a via Veneto dall’incarico di rappresentante italiano presso l’Unione europea, il neo ministro è chiamato a gestire non pochi dossier, alcuni dei quali di forte impatto economico e occupazionale.

Da una parte dovrà indicare le condizioni per fare impresa, dotando le aziende di strumenti per farle competere e attrarre investimenti (oggi l’Italia è al 45° posto nella graduatoria mondiale Doing Business), dall’altra dovrà individuare invece le politiche industriali dirette, come la riorganizzazione degli incentivi alle imprese, tagliando quelli inutili e concentrando le risorse su quelli che invece producono vantaggi più rilevanti.

Uno dei principali fascicoli che dovrà gestire (tra i tanti accatastati sulla scrivania di via Veneto) è il ddl concorrenza, parcheggiato in commissione Industria del Senato da qualche settimana. Il neo ministro, con una forte proiezione europea, potrebbe dare la spinta necessaria al processo delle liberalizzazioni, una delle poche riforme messe in campo dal governo che ancora fatica a prendere forma. Si tratterebbe di aprire maggiormente il mercato in alcuni settori, dai taxi alle banche passando per le assicurazioni sulle auto, fino ai servizi professionali.

Un’altra questione da risolvere nell’immediato è la vicenda Ilva, le cui scadenze si fanno sempre più ravvicinate: è in corso la procedura di vendita e il 30 maggio scatterà il termine per la presentazione del piano industriale e delle offerte vincolanti.

Ci sono poi una serie di progetti a medio termine come Manifattura Italia, il provvedimento rimasto nei cassetti di via Veneto per sostenere la riconversione al digitale della manifattura italiana, quella che oggi viene denominata Industria 4.0. Il nuovo ministro dovrà anche approvare la legge annuale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, un provvedimento che potrebbe semplificare le procedure burocratiche di tante aziende italiane.

Molto urgente, come dimostrato dall’insistenza con la quale ne parla il premier, sarà anche l’implementazione della Strategia per la banda ultralarga. Il tema è affidato al sottosegretario Antonello Giacomelli, ma il responsabile principale resta il ministro di via Veneto: il prossimo passaggio, peraltro, riguarda proprio Bruxelles, dove Calenda ha lavorato finora, e sta nel via libera atteso alle gare Infratel nelle aree a fallimento di mercato.

Quanto agli strumenti con cui far competere le imprese, sul tavolo del neo ministro c’è un altro dossier rilevante, il decreto “Investment compact 2”. Si tratta di una serie di misure in grado di favorire gli investimenti e l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese.

Ci saranno infine da gestire gli oltre 150 tavoli di crisi aperti al Mise, lunga coda della recessione. Tavoli che riguardano circa 10mila posti di lavoro distribuiti sull’intero territorio nazionale. Tra i nomi più noti Almaviva, Meridiana, Alcoa, Termini Imerese, Italcementi. In questo caso, uno degli obiettivi potrebbe essere quello di ridurre i tempi delle vertenze che a volte si trascinano per molti mesi.

Insomma, le scelte di politica industriale affidate al nuovo ministro non sono affatto poche. Scelte che quasi sempre riguardano le imprese. Ecco perché, fra qualche giorno, il prossimo 26 maggio all’Assemblea pubblica di Confindustria, Calenda potrebbe già esporre il suo programma: significherebbe presentare quelle scelte direttamente al mondo degli imprenditori, in quello che ormai viene considerato un appuntamento di rito per un ministro dello Sviluppo economico, qualunque governo rappresenti.

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