Affittopoli a Roma, aperte due inchieste

Roma
La sede del PD a via dei Giubbonari, 4 febbraio 2016 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Mentre il commissario Tronca esamina il patrimonio, cresce la polemica. Il prefetto Gabrielli: “Non passiamo da tollerare tutto a tolleranza zero”

Si allarga a macchia d’olio lo scandalo della case di proprietà del Comune di Roma affittate a prezzi stracciati nelle migliori zone della città. Ad essere coinvolti c’è di tutto un po’: associazioni, sedi di partito, ristoranti, bar, hotel di lusso, oltre naturalmente a migliaia (circa 9 mila) inquilini che abitano un immobile senza contratto, ma che ogni mese versano al Comune una forma di indennizzo per evitare lo sfratto. E così mentre ogni giorno che passa si moltiplicano le informazioni sugli immobili dati in uso a cifre ridotte e sui soggetti che ne hanno beneficiato, tra precisazioni, ricostruzioni e storie personali, la politica si aggroviglia sulle responsabilità e sulle accuse di inefficienza ed inefficacia. Quello che va in scena è un parapiglia dove tutti punzecchiano tutti. Insomma stiamo parlando del primo vero terreno di scontro per la campagna elettorale romana già entrata nel vivo nonostante non ci siano ancora tutti gli aspiranti sindaci.

L’inizio delle danze lo aveva dato Beppe Grillo che aveva suonato la carica: «Sfrattiamo il Pd da Roma. Roma va disinfestata, se l’ingiunzione di Tronca non basta ci penseranno i romani a cacciarli con il voto». Un segnale che ha scatenato i grillini con il deputato 5 stelle, Alessandro Di Battista che ieri cinguettava «#OrfiniScroccone. Presidente Orfini è uno scherzo? Sono entrati nel suo FB vero? Fuori i soldi, sono dei romani!». Anche Stefano Fassina, candidato sindaco di Sinistra italiana aveva detto la sua: «Rutelli e Veltroni hanno governato per 15 anni. Perché non si è fatto un censimento degli immobili? Dove erano Giachetti e Morassut?». Il candidato Pd alle primarie del Centrosinistra Roberto Giachetti non si tira indietro e risponde: «Non so perché vengo tirato dentro, io non ho fatto il sindaco di Roma, ho fatto il capo di Gabinetto. Ovviamente ho fatto parte dell’amministrazione ma il problema delle case a Roma ha chiaramente responsabilità anche nel centrosinistra, perché ha governato la Capitale».

Agli affondi non poteva di certo mancare quello dell’ex sindaco Ignazio Marino: «L’operazione trasparenza che ho fatto io nel 2013 potevano farla anche Rutelli e Veltroni». E l’iniziativa di Tronca? «È astuto, ma i dati li ho messi io online a marzo scorso». Si dice tranquilla anche Alessandra Cattoi, ex assessore al Patrimonio della giunta Marino: «Tutto è pubblico, non si capisce di cosa dovrei preoccuparmi, anche perché non ho dato neanche un appartamento in affitto e neanche uno il sindaco Marino durante tutto il suo mandato…più tranquilla di così!». Su dati diffusi da Marino, invece interviene Marco Causi, deputato Pd ed ex assessore della capitale: «Le informazioni che Ignazio Marino ha diffuso sulla gestione del patrimonio immobiliare disponibile del Campidoglio sono distorte e incomplete». Alemanno, invece, affida ad una nota la sua difesa e il suo attacco contro Marino rivendicando una sua delibera per la dismissione del patrimonio residenziale e non residenziale di Roma Capitale. Peccato che avvenisse proprio a fine mandato. Mentre il Prefetto Tronca e le due task force messe in campo proseguono il proprio lavoro, interviene anche il prefetto di Roma Franco Gabrielli che suggerisce di non «passare, come nel tipico pendolo italico, da una tolleranza assoluta a una tolleranza zero». Intanto Tronca sta rafforzando le task force al lavoro, anche sul fronte delle operazioni di verifica e sgombero.

In particolare all’Avvocatura capitolina è stato chiesto «un resoconto di tutto il contenzioso in essere ed ha, altresì, previsto un sensibile rafforzamento dell’attività operativa della polizia locale, con un incremento significativo delle unità incaricate delle operazioni di verifica e sgombero in corso, anche in queste ore, in appartamenti occupati abusivamente». Sul fonte delle inchieste, attualmente sono due i procedimenti, tutt’ora aperti, avviati dai magistrati capitolini: uno che riguarda i criteri e le  modalità di assegnazione degli alloggi a privati e affidato al pm Corrado Fasanelli. Un secondo fascicolo è invece al vaglio del sostituto Alberto Galanti e riguarda un migliaio di appartamenti per i quali non sarebbe stato pagato alcun tipo di affitto.

E a questo punto non è escluso che l’incartamento che a breve il Campidoglio invierà ai magistrati possa confluire in uno dei due fascicoli già aperti. Una volta in possesso dei risultati della maxiverifica sul patrimonio immobiliare disposta da Tronca, i pm valuteranno per quali profili penali procedere. Ed è anche in quest’ottica che sta accelerando l’attività delle due taskforce nominate da Tronca che puntano, in tempi rapidissimi, a definire le cifre del fenomeno individuando anche le responsabilità di alcuni dirigenti capitolini che hanno portato a questa situazione. L’attività dei pm si concentrerà, come avvenuto già in passato, in assenza di ipotesi di reato più gravi, su gli appartamenti ceduti «a partire dal 2007’». Non si procederà, invece, per le operazioni avvenute in precedenza. Anche perché sarebbero prescritte. Per le responsabilità politiche, invece, non ci sono termini di prescrizione che tengano.

Vedi anche

Altri articoli