Addio Tina Anselmi, la partigiana che divenne la prima ministra della Repubblica

Politica
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Fondamentale la sua azione contro la P2

È morta Tina Anselmi, la prima ministra della storia repubblicana. Aveva 89 anni.

Esponente della Democrazia Cristiana, la Anselmi era stata giovane “staffetta” partigiana e molto legata alle attività sociali e religiose del suo Veneto.

L’antifascismo era nel dna della giovane Tina, che col nome di “Gabriella”, partecipò attivamente alla attività del Corpo dei volontari per la libertà. È un esempio di come la fede cattolica animi la lotta per la dignità della persona e dunque per la libertà di un popolo. Naturale quindi che la Anselmi, recuperata la democrazia, militi nella Dc e lavori nella Cisl per anni e anni.

Diventando infine parlamentare e diventando, insieme a Nilde Iotti, il primo esempio di donne centrali nella battaglia politica.

Nel 1976, il primo governo di unità nazionale guidato da Giulio Andreotti, divenne ministro del Lavoro. Successivamente ricoprì la carica di ministra della Sanità, un’esperienza fondamentale legata alla prima seria riforma sanitaria.

Poi fu chiamata a presiedere la commissione parlamentare sulla P2, un’attività che la vide protagonista nella denuncia dei tentativi eversivi della Loggia di Gelli.

Una bellissima figura di antifascista, di fervente religiosa e di dirigente democratica, quella di Tina Anselmi, una donna di primissimo ordine della tormentata vicenda italiana.

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