Addio Scott Weiland, ultimo martire grunge

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Trovato morto in Minnesota l’ex leader degli Stone Temple Pilots. Aveva 48 anni.

Ieri notte il corpo esanime di Scott Weiland è stato trovato dentro il tour bus della sua band, i Wildabouts, nei pressi di Hamel in Minnesota.
Ultimo di una serie di morti illustri appartenenti alla scena grunge degli anni ’90, Weiland è stato il leader e cantante degli Stone Temple Pilots, band che si afferma sull’onda lunga del sound di Seattle, con un album del 1992 intitolato Core.
All’epoca le figure carismatiche di Kurt Cobain dei Nirvana, Eddie Vedder dei Peral Jam, Layne Stanley degli Alice in Chains e Chris Cornell dei Soundgarden costituiscono il pantheon del rock, e Weiland fa fatica a trovare spazio tra questi mostri sacri; anche perché sembra una specie di sintesi di tutte le personalità citate. Riuscirà a colpi di canzoni a scalare le vette dell’Olimpo del grunge, piazzando al numero uno con la sua band dei singoli micidiali come Plush, Vaseline e questa Interstate Love Song.

Una delle ultime correnti del rock ad aver monopolizzato il mercato discografico, caratterizzata da una sorta di tendenza al revival dei suoni più ruvidi anni settanta, mescolati ora al punk, ora al metal e all’hardcore, il grunge dura meno di una decade. Con le sue star continuamente in lotta contro la dipendenza dalle droghe, la sua mitologia dell’eroe refrattario al successo e una buona dose di energia autodistruttiva, il tipico sound di Seattle nasce sulle ceneri di una morte illustre: quella di Andrew Wood, leader dei Mother Love Bone, band seminale per tutta la scena.
Dal 1990 in poi, ogni decade verrà contrassegnata da una scomparsa importante: Cobain nel 94, Layne Stanley nel 2002 ed ora Weiland; di sicuro il paradigma di vita nichilista al quale aderiscono i suoi esponenti non può essere tacciato di scarsa autenticità, come spesso è stato ventilato dalla critica nei confronti della musica grunge.

Weiland scioglie gli Stone Temple Pilots nel 2002, problemi di alcol e droga lo allontanano dalle scene fino al 2004, quando torna insieme al mitico chitarrista Slash dei Guns’n’Roses per dar vita ai Velvet Revolver, con i quali darà alle stampe 2 album vendendo 2 milioni di dischi. Chiusa nel 2007 anche questa seconda esperienza, Weiland continua a dibattersi tra le sue dipendenze, la voglia di fare musica (anche da solista) ed un ritorno di fiamma verso la sua prima band; i Pilots si riformano per un tour nel 2008, fanno un ulteriore disco due anni dopo e alla fine litigano in modo irreparabile: Weiland e i componenti della band sono stati in causa negli ultimi anni per dirimere controversie economiche mai risolte.

Con 45 milioni di dischi venduti in carriera e due Grammy Awards all’attivo (nel ’94 per la migliore performance hard rock per il brano Plush degli Stone Temple Pilots, e nel 2005 nella stessa categoria con i Velvet Retiver per la canzone Slither), Scott Weiland rimarrà uno degli ultimi interpreti del paradigma, tanto classico da essere oramai quasi vitange, della rockstar onnipotente e sregolata, intrappolata in una condizione di superomistica decadenza, che ha i suoi antesignani in Janis Joplin, Jim Morrison fino ad arrivare al suo collega Kurt Cobain.

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