Addio Renè Girard, l’antropologo che ha fatto luce sul desiderio dell’uomo

Cultura
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E’ scomparso ieri a Stanford il pensatore francese che ha dato nuova linfa agli studi antropologici grazie all’introduzione di concetti come il desiderio mimetico

Si è spento ieri a Stanford René Girard, antropologo francese 92enne di fama mondiale, da anni trapiantato negli Stati Uniti. Già nel suo primo lavoro Menzogna romantica e verità romanzesca del 1961 si può cogliere la portata del suo sguardo sulle strutture fondamentali dell’essere umano: un approccio che dialoga intensamente con la filosofia e gli consente di andare oltre gli studi di genere per offrire una lettura che colga principi universali della realtà. Tramite una potente interpretazione del concetto di mimesi, che Girard costruisce come il punto focale della sua speculazione, il pensatore francese può gettare nuova luce su istanze quali il desiderio, il sacrificio, la fede.

Particolare eco ha avuto la sua teoria secondo cui il meccanismo che porta l’uomo a desiderare non è limitato ad un rapporto soggetto (desiderante) oggetto (desiderato), ma mediato da un modello: un termine altro che l’essere umano tende ad imitare per una serie di fattori, legati soprattutto a dei vincoli e delle attitudini che si sostanziano all’interno di una collettività. Desiderare, in questo senso, più che un meccanismo di attrazione verso una cosa desiderata, è la tendenza dell’uomo a manifestarsi e costruire la propria identità tramite l’imitazione di modelli.

Se già nel tema cardine del desiderio mimetico possiamo scorgere influenze dello strutturalismo, queste si presentano ancora più marcate nella concezione del sacrificio di René Girard. Rituale dotato di sacralità per la capacità di disinnescare la violenza mimetica degli esseri umani, deviandola da un’ipotetica deriva autodistruttiva e canalizzandola verso un obiettivo sostitutivo, il sacrificio offre la possibilità di esorcizzare e di proteggersi dalla violenza stessa.

Fortemente cattolico, Girard troverà nella fede, un po’ come aveva fatto il filosofo Kierkegaard due secoli prima, non un porto sicuro ma il potere destabilizzante di una rivelazione scomoda. Smascherando infatti il meccanismo del desiderio mimetico, la fede mostra agli uomini la menzogna sulla quale si regge il proprio sistema: l’illusione che alla base dei propri desideri ci sia una scelta individuale. Allo stesso modo, mettendo in scena la figura della vittima, il Cristo come individuo innocente, mostra all’uomo la falsità delle pretesa di esercitare una violenza giusta, svelando il sacrificio nella sua natura puramente funzionale.

Da ciò deriva che l’uomo di fede, caricandosi sulle spalle il peso di tale consapevolezza, possa assumersi finalmente la responsabilità di indirizzare il proprio percorso, e negli ultimi anni Girard era diventato addirittura ottimista rispetto alla capacità umana di determinarsi in base a tale autoconsapevolezza.

Speriamo che anche questa sua ultima visione si riveli lungimirante come le altre…

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