Addio Movimento, Grillo vara il partito xenofobo e di destra

Dal giornale
Beppe Grillo arriva nell'albergo che lo ospita a Roma al termine dell'incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, Roma, 26 febbraio 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Il comico scippa alla Lega il tema stranieri e scomunica Buccarella che firmò l’emendamento che aboliva il reato di immigrazione clandestina

In un batti e ribatti di zitto-tu-che-nonsai-di-cosa-parli Grillo sconfessa la sua base. La base Cinquestelle prende tempo ma non si fa sconfessare dal fondatore. La Lega insiste nelle sue invettive contro tutti e tutto e Calderoli arriva ad attaccare il Vaticano dopo che il governatore Zaia provoca la Cei e quindi la curia veneta e dice: aprite agli immigrati i vostri seminari che restano chiusi. Forza Italia si smarca dalla linea del Carroccio, definisce «sterili le polemiche con il Papa» e ricorda a Salvini che il loro «comune nemico dovrebbe essere il governo e non certo la Chiesa». I continui sbarchi fanno diventare di burro alleanze politiche che l’emergenza immigrazione taglia con la lama facendo fettine di patti e strategie vere e presunte. A destra. Perchè a sinistra, nel Pd e oltre, almeno su questo, c’è e resta una comune visione del problema: l’immigrazione è un problema che però va affrontato e gestito nella consapevolezza della sua ineluttabilità e possibilmente con il massimo coinvolgimento dell’Europa.

Il leader 5 Stelle ha annusato, non da oggi, che il nodo immigrazione è buono per cercare facili consensi. Gli stessi che ha tirato su la Lega con l’abilissimo Salvini a forza di ruspe e fantomatici muri alzati in mare. E in vista della campagna elettorale 2016 – quando in primavera andranno al voto le più grande città Torino, Milano, Bologna, Napoli, Cagliari sempre che non si aggiunga anche Roma – prova a mettere le mani sul dossier che più di tutti è in grado di spostare facilmente consensi. E dire che nel 2013, nella campagna elettorale, tenne lontano la questione dal programma sapendo quanto avrebbe potuto dividere anche nel giovane movimento. «Se ci schieriamo sull’immigrazione prendiamo voti con percentuali da prefisso telefonico» disse Grillo. Tre anni dopo la questione è ineludibile perchè il dossier è in prima fila sui tavoli dei sindaci e su quelli del governo. Lasciarlo tutto alla Lega sarebbe imperdonabile. Ma il Movimento si spappola. La sequenza degli ultimi giorni è chiarissima: il monito di Papa Francesco («non accogliere i profughi è un atto di guerra»); il post del giorno dopo di Bertola, consigliere comunale M5S di Torino, con proposte di giro di vite su permessi e sorveglianza più stretta dei profughi; Salvini nell’inatteso ruolo dell’inseguitore («Grillo ci copia»); l’affondo della Cei e di monsignor Galantino («Basta con questi quattro piazzisti che non sanno cosa dicono»).

Dopo tre giorni di affondi, il senatore Cinque stelle Maurizio Buccarella, membro della Commissione Giustizia e, soprattutto, autore dell’emendamento che il 18 dicembre 2014 abolì il reato di immigrazione clandestina (reato che ancora vive perchè il governo non ha mai scritto la delega per l’abolizione) replica al collega di movimento Bertola e lo consiglia di tacere. Perchè «non conosce a fondo la materia». Per riparare alla mancanza, gli suggerisce il documento che sintetizza la politica del movimento in materia di immigrazione e politiche di accoglimento: accoglienza diffusa gestita dai sindaci e farla finita con Cara e Cie altri centri; permessi di soggiorno temporanei per consentire alla persone di circolare nello spazio Schengen; accorciare al massimo i tempi delle procedure per il rilascio dei permessi. Insomma, inclusione e non certo giri di vite nè muraglie di navi in mare. Un presunto protagonismo che Grillo ha immediatamente gelato e sconfessato ricordando a Buccarella di stare praticamente al suo posto. «Va ricordato al cittadino Buccarella – scrive il leader M5S – che nel Movimento non esistono gerarchie, tipiche invece dei partiti. Non c’è differenza fra un portavoce consigliere comunale e un portavoce senatore». Poi l’ex comico rivendica il fatto che la loro posizione è frutto di «un approccio pragmatico, lontano da sciacalli (così li aveva definiti Orfini, ndr) , commenti da bar, salvinate e boldrinate». Buccarella, «per il bene del Movimento e di tutti i compagni di viaggio» preferisce non replicare e non fare dichiarazioni. Fino a sera, quando si affida anche lui al blog. Come fa il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, uno che da tempo prende le misure a Grillo. «Non ho certezze -scrive il sindaco – so però che quando ci sono di mezzo esseri umani bisogna essere seri e non usare slogan». La base pentastellata discute e si divide. Scorrendo i circa novanta commenti sembra prevalere la linea dell’accoglienza. E Grillo sembra finire sotto accusa. Aldo chiede che si torni a votare. Era già successo nel 2014 ai tempi dell’abolizione del reato di clandestinità e vinse il partito dell’abrogazione. «Se sarà necessario anche questa volta torneremo alla consultazione della base» dice Buccarella.

Ma Grillo, che pure annuncia il ritiro politico e il ritorno in tv, ha ottenuto quello che voleva: intestarsi il dibattito sull’immigrazione che non è più un’esclusiva Lega. Lo ha messo sul tavolo e in agenda per il dibattito estivo visto che quello sulle riforme rischia di essere troppo tecnico e con scarso appeal. Gli sbarchi, invece, saranno il pane quotidiano delle prossime settimane. Se il Movimento sbanda, il leader pentastellato sta però abilmente negli ultimi giorni occupando la scena politica come mosse impreviste. Ha accettato di votare con Sel Carlo Freccero nel cda Rai. Ha rilasciato ben due interviste, una al Corriere della Sera e ieri sera a La7 quando ha attaccato il Capo dello Stato. «Mattarella? Non so neppure chi sia» ha detto ai microfoni di In Onda. «Ho sperato tanto che battesse un pugno sul tavolo con tutti questi decreti che con una parola capovolgono il senso originario. Invece nulla». E su questo è arrivato prima Grillo del Carroccio.

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