Addio Michael Cimino, regista che non ha mai conosciuto il compromesso

Cinema
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Aveva 77 anni, il suo nome è legato al film “Il Cacciatore”, vincitore di 5 premi Oscar

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Michael Cimino nel 1979

Micheal Cimino è morto all’età di 77 anni, senza mai essere venuto meno a un principio che riteneva fondamentale nel suo mestiere: mantenere la propria integrità artistica, senza cedere ai compromessi, senza badare agli incassi ma sono all’autorialità del proprio cinema.
E sono questi i principi che informano tutta l’attività del regista americano, il cui nome tradisce origini italiane: i nonni erano di Soriano del Cimino, in provincia di Viterbo.
Il suo primo film, degli otto che girerà nella sua carriera da regista, è Una Calibro 20 per lo Specialista, interpretato da Clint Eastwood e da un ventiquattrenne Jeff Bridges.
Vede luce nel 1978 invece il suo travagliato capolavoro, Il cacciatore, che viene in parte realizzato in Thailandia, tra piogge torrenziali e nel bel mezzo di un colpo di stato. Il film riesce, tramite la narrazione dell’inferno del Vietnam, a interrogare nel profondo il senso della società americana, mettendone in luce le istanze fondanti, la contraddittorietà del mito che la alimenta, il cieco vitalismo che ne caratterizza il profilo di nazione dominante (ma, in questo caso, costretta a fare i conti con la sconfitta).
La pellicola otterrà nove candidature all’Oscar e ben cinque statuette, tra cui quella come miglior film. Da lì in poi, come un boomerang, il successo ottenuto si rivelerà il più grande intralcio alla libertà di espressione del regista. Nel 1980 girerà con un budget esorbitante (40 milioni di dollari) un western di sei ore, I Cancelli del Cielo, che verrà tagliato fino ad arrivare a alla lunghezza di due ore e mezza: i magri riscontri al box office sanciranno il fallimento della casa di produzione United Artists e segneranno un’esiziale battuta d’arresto nella sua carriera.
Nel decennio a seguire dirigerà tre pellicole: L’Anno del Dragone, del 1985, Il siciliano (1987) e Ore disperate. Il suo cinema continuerà ad essere tutt’altro che accomodante, quasi sfrontato nei confronti della società americana, di cui Cimino fornisce un ritratto crudo e per nulla edulcorato: senza fare sconti nel rappresentare il marcio che ne corrode i vertici di potere.
I suoi ultimi due lavori, Verso il sole del 1996 e Dreaming Place (1999), presentato in concorso al quarantanovesimo festival di Cannes, non contribuiscono ad un riavvicinamento con l’intellighenzia hollywoodiana: e dopo quasi 15 anni di relativo silenzio, con l’unica eccezione dell’uscita di un episodio, No Translation Needed, girato per il film Chacun son cinéma (opera concepita in occasione dei 60 anni del festival di Cannes) Cimino ottiene il Pardo d’onore al Festival di Locarno 2015.
La notizia della sua morte è stata diffusa tramite un tweet da Theirry Fremaux, direttore del festival di Cannes, che recita: “è morto in pace, circondato dalla sua famiglia e dalle due donne che amava”. E, aggiungiamo noi, lasciando un esempio luminoso di coerenza artistica.

Questa che vi proponiamo è la celebre scena della roulette russa tratta dal film Il Cacciatore.

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