Addio M5S anticlericale, dopo il no a Cirinnà ecco il ponte Di Maio-Vaticano

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I rapporti tra il M5S e il Vaticano si stanno trasformano. Ecco come sono cambiati

Lo aveva già confessato nel 2013 proprio ad Avvenire, il giornale dei vescovi. E ora Luigi di Maio, leader in pectore pentastellato lo ribadisce: “La chiesa è casa mia. Sono cattolico”. Risponde così a chi gli chiede cosa ci faccia un esponente grillino in un confronto con padre Antonio Spataro, gesuita considerato vicinissimo alla Segreteria di Stato vaticana e direttore di “Civiltà Cattolica”.

Occasione dell’incontro è stato ieri il convegno “Che cosa ti è successo Europa?”, organizzato dalla rivista Limes nel Complesso di Santa Maria in piazza della Minerva, a due passi dalla Camera dei deputati. Si tratta del primo contatto ufficiale  tra Vaticano e il movimento di Beppe Grillo.

Il tema dello scambio è l’Europa, ma l’attenzione dei presenti è tutta sui rapporti tra Oltretevere e i Cinquestelle. Il vicepresidente della Camera però si attiene al titolo dell’incontro e spiega che il M5S non è contro l’Ue ma che “questa Europa ha tradito i suoi valori fondativi”. Inoltre ribadisce che i pentastellati non hanno “mai voluto uscire dall’Unione Europea” tentando di mandare in soffitta la tradizionale posizione antieuropeista che il partito di Grillo aveva all’inizio nei confronti di Bruxelles. “Abbiamo criticato l’Ue per le sue politiche sull’austerity e per alcune criticità – spiega Di Maio – e per questo ci hanno tacciato di anti-europeismo e populismo. Ma posso garantire che tutti, ma tutti, nel M5S si sentono cittadini dell’Unione Europea”

Da parte sua Spataro ha sgombrato il tavolo da fraintendimenti e lascia capire che non c’è alcun endorsement ufficiale nei confronti del M5S ma solo un rapporto da curare. Del resto questa volta Di Maio non si lascia andare a nessuno scivolone, come quello sulla lobby dei malati di cancro. Nessun riferimento nemmeno alle dichiarazioni del sindaco Raggi che vuole recuperare 400 milioni di euro per il bilancio di Roma facendo pagare l’Imu alle strutture religiose. E che aveva ricevuto a stretto giro la piccata risposta  del cardinale vicario di Roma Agostino Vallini: “I principi della responsabilità del pagamento dei tributi competono a tutti e dunque anche alla Chiesa. Io posso dire che il Vicariato di Roma così come il Vaticano e la Santa Sede, perché il termine Chiesa è molto generico, pagano i tributi di ciò che viene svolto in strutture che non sono direttamente attinenti. Sono convinto che il nuovo sindaco, nel rispetto delle norme dei patti internazionali, si renderà conto che tutto ciò che è riconosciuto alla Chiesa debba essere riconosciuto”. ”

Un altro tema di cui non si è discusso è la proposta, firmata anche da Di Maio, di rendere più trasparente la destinazione dell’8 per mille promuovendo l’informazione che può essere indirizzata non solo alla Chiesa cattolica, ma anche allo Stato a scopo sociale. Elemento poco pubblicizzato. Una proposta di legge presentata nel 2013 e rimasta ferma lì.

C’è da dire che i passati tentativi di contatto tra il mondo ecclesiastico e il M5S non finirono bene. Circa tre anni fa, ad ottobre 2013, una delegazione M5S composta dal senatore Nicola Morra e dai deputati Alessandro Di Battista e Massimo Artini incontrò  monsignor Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato. Quella volta l’incontro promosso dall’avvocato Paolo Palleschi non finì bene: “Questo primo contatto fu letto come un inchinarsi alla Santa Sede, almeno da parte dell’anima più anticlericale del movimento – ci spiega Palleschi, poi espulso dal movimento e promotore del ricorso in tribunale per la riammissione – ora quella parte però si è allontanata, dopo le vicende legata alla legge Cirinnà”.

Insomma l’anima maggiormente legata ai diritti civili, quella che era più in prima linea per i diritti Lgbt si è sentita tradita. Nel febbraio scorso sono stati i grillini a evitare l’inclusione delle adozioni civili nella legge Cirinnà: un argomento cui il Vaticano era molto sensibile. Insomma quella fetta di mondo non protesta più visto che semplicemente non si sente rappresentata dal partito di Di Maio. E il Vaticano ha guardato da quel momento in poi al M5S con occhi diversi.

Di Maio, dal canto suo, è già da tempo impegnato in una serie di viaggi per accreditarsi anche sul piano internazionale come candidato premier. Ne sono una testimonianza gli incontri che negli ultimi mesi lo hanno visto protagonista: Israele, Gran Bretagna sono solo alcuni esempi, peraltro costellati da incertezze e vere e proprie gaffe, mentre non è sfuggito “l’inseguimento” dimaiano che lo ha portato ad un evento promosso dai lobbisti. Tutto fa brodo, e infatti tutti questi mondi che prima erano indicati come un male dai parlamentari del Movimento ora invece vengono visti con crescente interesse. E allora perché non strizzare l’occhiolino anche al Vaticano?

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