Addio André Glucksmann, il “nouveau philosophe” che ha lottato per i diritti umani e per Sarkozy

Cultura
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Si è spento a Parigi il filosofo dal percorso eterogeneo: da Marx fino alla destra, dalla difesa delle minoranze all’interventismo militare, in un cammino controverso ma libero.

Pensatore dalla storia controversa, la cui parabola è così ampia da abbracciare maoismo e interventismo militare, idee di sinistra e destra sarkozyana, André Glucksmann si è spento a Parigi, lasciandoci un testamento intellettuale che riflette un percorso di vita complesso e sfaccettato. Figlio di ebrei che abbandonano la Palestina per insediarsi in Francia, padre morto al fronte e madre paladina della resistenza antinazista, gli ideali del giovane Andrè si contaminano subito con il credo liberista del suo maestro Raymond Aron, controcorrente rispetto all’humus intellettuale degli anni sessanta. L’ibridazione tra istanze opposte produce questo cortocircuito che è il pensiero apparentemente oscillante, che si dispiega attraverso tappe contraddittorie, di Glucksmann.

Insieme a Bernard-Henry Lévy inaugura la corrente filosofica della novelle philosophie, e comincia una sistematica opera di demitizzazione dell’ideologia marxista; con La Cuisinière et le mangeur d’hommes, réflexions sur l’État, le marxisme et les camps de concentration, del 1975 ed il successivo Les Maîtres penseurs, edito nel 1977 e grosso successo editoriale, il filosofo inizia a delineare una lettura che vede tutti i totalitarismi come il prodotto di una matrice unica, di fatto collocando su di uno stesso piano di illegittimità nazismo e comunismo.

Uno dei primi esempi di filosofo televisivo, Glucksmann è abile nell’usare i mezzi di comunicazione finendo forse per occultare il proprio messaggio nella foga di gestire il medium: riconoscibile e caratteristico nell’aspetto e spesso agli onori delle cronache per il suo partecipare attivamente al dibattito geopolitico contemporaneo, il filosofo ha fatto parlare di se per la sua propensione alla salvaguardia dei diritti umani mista ad un fervente interventismo. Da una parte una storia di battaglie cominciata con l’appoggio ai rifugiati anticomunisti esuli dal Vietnam, passando per il sostegno alla causa cecena e l’avversione nei confronti di Vladimir Putin; dall’altra l’appoggio ai bombardamenti NATO in Serbia nel 1999 e la propaganda a supporto della bufala delle presunte armi chimiche a disposizione di Saddam per legittimare la guerra in Iraq.

Scettico nei confronti di una coesione europea che giudicava forzosa, convinto che l’essenza del vecchio continente albergasse nella profonda alterità delle sue anime costitutive, Glucksmann approda ad una deriva sarkozyana che lo vede appoggiare il futuro presidente nel Gennaio 2007: pronto a prendersi le responsabilità delle proprie azioni, la presunta ambiguità non ha scalfito la libertà del suo spirito e la spinta all’autodeterminazione. Ultimamente ha dichiarato “Sin dai tempi dei greci – da Socrate a Platone e Aristotele – la filosofia occidentale ha ereditato due principi fondamentali: l’uomo non è la misura di tutte le cose, e non è immune al fallimento e al male. Tuttavia è responsabile di se stesso e di tutto ciò che fa o evita di fare”.

 

 

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