Addio a Peres: “Un grande nel mondo”. L’omaggio dei leader a Gerusalemme

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epa05562252 Knesset guards stand next to the flag draped coffin of Shimon Peres, as people pay their respects to Israel's elder statesman, on the plaza of the Knesset (Parliament) in Jerusalem, Israel, 29 September 2016. Peres, former Israeli president and prime minister died at the age of 93 on September 28. A state funeral will be held on 30 September which is expected to be attended by many world leaders.  EPA/ABIR SULTAN

Alle esequie sono presenti tra gli altri Abu Mazen, Obama e Renzi

Sono in corso a Gerusalemme i funerali di Stato di Shimon Peres, l’ex presidente israeliano morto a 93 anni. Sarà sepolto accanto a Rabin nel settore dei Grandi della Nazione del cimitero sul monte Herzl, dove il feretro questa mattina è stato trasportato dalla Knesset.

Alle esequie sono presenti numerosi statisti da tutto il mondo, tra cui il presidente Usa Barack Obama, il presidente francese Francois Hollande, il presidente tedesco Joachim Gauck, il premier Matteo Renzi e il presidente palestinese Abu Mazen.

Nel suo discorso funebre, il primo ministro Benjamin Netanyahu hadetto: “La forza è solo un mezzo, ma il fine è la pace. Nel Medio Oriente in tumulto in cui solo i forti resistono, non si raggiungerà la pace se non garantendo la nostra potenza. Ma gli obiettivi sono la prosperità e la pace, per noi e per i nostri vicini”.

Tra i momenti salienti sicuramente la stretta di mano tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu ed il presidente palestinese Mahmoud Abbas, al suo arrivo sul Monte Herzl. Abbas ha dato la mano a Netanyahu e alla moglie Sara. L’ultima stretta di mano tra Abbas e Netanyahu risale a un anno fa, quando i due leader hanno partecipato a un vertice mondiale a Parigi, ma è da cinque anni a questa parte che i due non si riuniscono per un negoziato.

Sotto una tenda innalzata per accogliere i leader venuti da tutto il mondo per assistere alle esequie sotto alta sorveglianza, Abu Mazen e Netanyahu hanno anche scambiato qualche parola. “Sono felice di vedervi, è passato un po’ di tempo”, ha detto Abu Mazen in inglese al capo del governo israeliano, prima di salutare la moglie Sara Netanyahu, secondo un video diffuso dal portavoce del Primo ministro. Inoltre la presenza a Gerusalemme di Abu Mazen è un evento raro che non avveniva dal 2010 almeno; il presidente palestinese deve chiedere un accordo speciale per arrivare nella Città santa.

Tra le parole spese per ricordare Shimon Peres spiccano quelle di Barack Obama: “Mi ha ricordato alcuni giganti del 20esimo secolo, come Nelson Mandela o sua maestà la Regina Elisabetta, che hanno visto tanto nella loro vita ma che hanno dovuto prendere decisioni che a quei tempi non erano popolari, ma che hanno saputo parlare con sapienza”. “Simon sapeva bene che se guardi la storia gli esseri umani non devono vivere con la paura ma con la speranza – ha aggiunto – Ecco perché amava tanto la tecnologia e voleva parlare tanto con i giovani”. Per Obama, il premio Nobel per la pace “credeva che le idee sarebbero state protette quando i palestinesi avrebbero avuto uno stato tutto loro. La regione sta attraversando un momento caotico, minacce da ogni parte, ma lui non ha mai smesso di sognare e di lavorare”. “Quando ho lavorato con Simon – ha ricordato Obama – era il tramonto della sua vita, anche se non lo ammetteva. Sono stato il decimo presidente americano a parlare con Simon. Mi parlava del passato ma anche con entusiasmo del presente, parlava dei piani per il futuro, pensava ai propri nipoti”.

 

Ieri Peres ha ricevuto l’abbraccio del popolo di Israele. Migliaia di persone, in una Gerusalemme blindata e presidiata in forze dalla polizia (circa8 mila agenti), hanno reso omaggio al feretro posto davanti l’accesso al palazzo della Knesset e coperto dalla bandiera nazionale. Circa 70 paesi sono rappresentati alle esequie, un segno del rispetto che Peres, 93 anni, acquisì nel tempo, diventando icona internazionale e sostenitore della pace. Tra coloro che hanno porto il loro omaggio l’ex presidente Usa Bill Clinton: nel 1993 fu il promotore degli accordi di pace di Oslo tra israeliani e palestinesi che valsero il Nobel a Peres, al premiar Yitzakh Rabin e al capo dell’Olp Yasser Arafat.

 

 

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